La Tv che cambia / Specchio della politica, il talk show è febbricitante

 

Il talk show è morto, viva il talk show. La stagione televisiva che va a concludersi, ha emesso il suo verdetto: il talk show ha l’affanno, spesso ha delle crisi convulsive, da genere di sinistra televisiva è stato occupato militarmente dalla destra televisiva, da piazza di sinistra ha aperto a tutte le altre piazze (un tempo quella leghista ora quella pentastellata). Ma soprattutto non ha più gli ascolti di una volta, ormai divisi su tante reti e sbriciolati.

Molti critici del settore attribuiscono il declino a due ragioni principali. La prima è legata alla caduta dell’astrotalk showpolitico di Berlusconi che ha sottratto ai salotti televisivi il “nemico” ideale da abbattere. Pensate al disagio di un vip come Michele Santoro che sull’epopea berlusconiana e sulla resistenza al tiranno ha costruito le sue fortune. In fondo Berlusconi era il prototipo di un mondo che non c’è più. Un mondo ideologico fatto di muri. Un paladino dell’anticomunismo militante, incline però ai compromessi per i suoi interessi. Finito il comunismo cosa resta? Matteo Renzi non si presta alla bisogna. Lui è il prototipo politico della post-modernità. Troppo sfuggente e deideologizzato per essere un avversario ideale. Anche lui un tiranno? Difficile da sostenere e da dimostrare. E qui il talk show ha dovuto battere in ritirata.

La seconda ragione del declino va forse cercata nel mondo nuovo, a partire dal linguaggio. La lingua dominante del talk show è il politichese. Una riproposizione spesso stucchevole, in un salotto tv, delle contrapposizioni già viste e digerite dal grande pubblico. Insomma, la reiterazione televisiva di un film già visto e rivisto. Non vi sembri azzardato quanto scriviamo: forse va cercata anche nei talk show una delle ragioni dell’astensionismo dilagante. La noia e l’abbandono che promanano dai talk show allontanano sempre più dalla politica. Roba vecchia per vecchi, che allontana ulteriormente i giovani, ormai rifugiati politici nella Rete. Per non parlare, infine, della disperazione sociale seminata a piene mani… Del razzismo esibito, dell’intolleranza a cui si cerca di dare giustificazione sociale, della violenza sottintesa…

In conclusione: tornare a parlare di politica in tv è importante. Cosa ci riserverà la prossima stagione? Lo sapremo solo vivendo.

 

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Posted by on 21 giugno 2015. Filed under Cronaca,Cultura,Editoriali,In evidenza,Politica,Società,Spettacoli. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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