L’anoressia, prima causa di morte tra le ragazze

Lo psicologo Roberto Difalco

“In Italia circa 3 milioni di persone, pari al 5% della popolazione, soffre di disturbi del comportamento alimentare (DCA) di cui il 95% donne.  L’età di insorgenza di queste patologie si colloca  tra i 12 e i 25 anni e in questa fascia d’età i disturbi del comportamento alimentare rappresentano la prima causa di morte.” A parlare è il dottor Roberto Difalco, psicologo e psicoterapeuta. “Il manuale diagnostico per i disordini mentali distingue i DCA in tre categorie: anoressia, bulimia e DCA non altrimenti specificati. La persona anoressica persegue un ideale di magrezza irraggiungibile, rispetto al quale si sente sempre inadeguata. L’anoressia si manifesta con una riduzione drastica dell’alimentazione e del peso corporeo: la fame viene negata, viene effettuato un calcolo ossessivo delle calorie, un controllo spasmodico giornaliero del peso.

La persona bulimica ingerisce enormi quantità di cibo che espelle subito dopo attraverso il vomito autoindotto o l’utilizzo di lassativi e diuretici; si tratta di un rituale che nei casi più gravi può essere ripetuto più volte al giorno producendo gravi effetti sul corpo (compromissione di apparato digerente, esofago, denti e capelli). A differenza dell’anoressia, dove il corpo porta i segni evidenti del deperimento fisico, la bulimia non è così visibile: la persona è spesso normopeso.  Il disturbo dell’alimentazione incontrollata, a differenza dell’obesità cosiddetta semplice, conseguenza di disfunzioni metaboliche, è caratterizzato da ricorrenti ingestioni di grandi quantità di cibo scelto con cura, la ripetizione di tale comportamento determina lo sviluppo di una dipendenza e significativo aumento ponderale.  Si osserva poi l’emergere di nuove forme di sintomi alimentari, la vigoressia che è l’ossessione per la perfezione del corpo e riguarda prevalentemente i maschi che si percepiscono come troppo magri e poco muscolosi.

L’ortoressia si riferisce all’ossessione maniacale per i cibi sani e scatta quando si passa da un semplice interesse per l’argomento a non poter più toccare una pietanza sulla cui provenienza non si abbiano certezze. Un altro comportamento è quello della “dieta cronica” (dieting), caratterizzato da un controllo esasperato del peso e costante attenzione alla dieta e da sentimenti di angoscia ogni volta che questo varia. Le persone che controllano in questo modo il loro peso svolgono apparentemente una vita normale, tuttavia  polarizzata verso questo unico interesse e limitata dalle esigenze della dieta.”

“quali sono le cause dei disturbi del comportamento alimentare?”

“si inizia con una dieta, ma alla base ci sono altre cause, difficoltà di relazione in famiglia e con gli altri che si accompagnano all’insoddisfazione verso il proprio aspetto e le forme del corpo. Si inizia la dieta che rinforza il senso di autocontrollo e la sensazione del proprio valore, per i primi giorni digiunare è faticoso ma i risultati compensano la fatica, rinforzano l’autostima. L’organismo stressato produce una quantità di serotonina, neurotrasmettitore che seda la sofferenza, superiore alla norma e sentono una forza e capacità superiori alla norma, “luna di miele con l’anoressia“. A questo punto si instaura il meccanismo che rende difficile la cura della malattia: la sensazione di aver trovato la cura per i propri problemi. Con il protrarsi della dieta inizia la depressione, la fobia per il cibo, la percezione errata della propria immagine corporea, la scomparsa del ciclo mestruale. Le tipologie caratteriali a rischio di sviluppare il disturbo sono personalità con aspettative elevate nei confronti di sé stesse e della propria vita, per la scuola, il lavoro, le amicizie, le relazioni affettive, ciò che è meno che perfetto viene considerato un fallimento. Il non riuscire a raggiungere la perfezione, le porta a rinforzare la scarsa autostima e ad evitare le situazioni che non possono essere gestite in modo perfetto, a sviluppare la necessità di controllare ogni aspetto della vita: poiché non vi sono aree su cui poter avere un controllo completo, rivolgono l’attenzione verso sé stesse e verso il proprio corpo. Ecco che riuscire a seguire con successo una dieta, permette loro di sentirsi in “perfetto controllo”.

“Quali sono le influenze sociali sull’incidenza di questi disturbi”

L’esplosione di queste patologie è avvenuta dopo la seconda guerra mondiale e in prevalenza nei paesi industrializzati. Alla fine degli anni Sessanta le patologie alimentari hanno subito un impressionante aumento, dovuto al fatto che sono l’espressione estrema del cambiamento delle aspettative sociali nei confronti delle donne. Dove il ruolo femminile viene vissuto con confusione è più difficile sviluppare un’identità femminile chiaramente definita, al modello della donna di successo, competitiva e autonoma, vengono associati la magrezza, la forma fisica e l’autocontrollo. Il fatto che attualmente, nella cultura occidentale, gli stereotipi di bellezza enfatizzino un corpo magro e snello, incoraggia l’uso di pratiche dietetiche restrittive nelle ragazze insicure della propria identità e preoccupate del giudizio degli altri.”

Alessandra Distefano

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Posted by on 17 gennaio 2012. Filed under Interviste. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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