Legalità / Il vescovo Raspanti in vista dell’incontro di venerdì 15 ad Acireale: “Incompatibili mafia e fede cristiana”

Il 9 maggio 1993, san Giovanni Paolo II, allora Pontefice, in vista in Sicilia, nella Valle dei Templi, rivolgendosi a quanti appartenevano ad organizzazioni mafiose, rivolse loro un accorato appello alla conversione.

Venticinque anni dopo, durante  sessione di lavoro della Cesi (Conferenza episcopale siciliana) dello scorso maggio, i vescovi di Sicilia, hanno redatto una lettera che da quel discorso prende spunto e che è divenuto un testo dal titolo: “Convertitevi” (Il pozzo di Giacobbe ed.).

Questo testo, e molto più, sarà oggetto di riflessione e studio durante La “Conversazione sulla legalità” che si terrà il 15 febbraio, alle ore 17,30 nella sala conferenze del Credito Siciliano di via Sclafani, a cui parteciperanno Cafiero de Raho, procuratore nazionale antimafia, Carmelo Zuccaro, procuratore capo di Catania e monsignor Antonino Raspanti, vescovo della diocesi di Acireale e vice presidente della Cei (Conferenza episcopale italiana), che dell’iniziativa è anche il promotore: “In questo documento, noi vescovi di Sicilia,  non soltanto abbiamo  cercato di fare il punto su come la chiesa vede il fenomeno mafioso, ma ci siamo rivolti direttamente agli uomini di mafia, alle famiglie delle vittime  e  a  coloro che nella società civile combattono questo fenomeno. Nostro intento è far capire sempre più  ed annunciare che non c’è alcuna compatibilità, sotto alcun punto di vista, fra la fede cristiana vissuta e professata e pratiche delinquenziali. Poiché, vi è un Dio che accoglie, ma a patto che tutti gli uomini cambino, la condizione per essere riammessi nella comunione della Chiesa e, quindi, nella comunione con Dio è quella appunto di cambiare vita, mentalità, appartenenza. Se appartenere alla struttura di Cosa Nostra diventa cruciale e fondamentale per chi entra in queste organizzazioni, la conseguenza è quella di uscire dalla comunione della Chiesa cattolica. Per rientrare pienamente è necessario, anche apertamente, prendere le distanze e distaccarsi dall’adesione alla struttura mafiosa. Questo vogliamo riannunciarlo, come faremo anche durante la conversazione del 15 febbraio, allorché, tra l’altro, si cercherà di capire e studiare i  danni che subisce un intero corpo sociale da pratiche criminose”.

Modererà l’incontro il giornalista Salvo Fallica.