Libri / “La Bella Angelina” di Rossella Jannello presentato al “Costarelli”, una tragica storia d’amore e di violenze familiari

 La ricostruzione di Catania degli inizi del Novecento, con usi e costumi di quel periodo, con il suo duplice sfondo sociale: il benessere di alcune famiglie, in particolare, opposto alla povertà di molte, i sentimenti e drammi, creati dalla stesso modo di pensare ed agire, la disperazione di una giovane, che ha visto venir meno il suo amore a causa delle scelte altrui. Di tutto questo si è discusso sabato 15 luglio, nel corso della serata svoltasi al Salone Costarelli di piazza Duomo ad Acireale, in occasione della presentazione del libro “La Bella Angelina” della giornalista Rossella Jannello, edito da Carthago.

Un romanzo o, meglio, un “docu-romanzo”, come la stessa autrice preferisce definirlo, che intreccia le vicende personali di una giovane catanese, Angelina, appunto, e della sua famiglia, i Mioccio, con il contesto dal quale scaturiscono. Si può utilizzare il termine “scaturire”, dal momento che è proprio la mentalità dell’epoca a “dettar legge” e a determinare lo scorrere degli eventi. L’usanza delle famiglie benestanti prevedeva, infatti, la scelta di mariti facoltosi per le giovani figlie. Tutto ciò a discapito della libertà di poter scegliere liberamente chi amare, ossia chi il proprio cuore indicava. Questo è accaduto alla “Bella Angelina”, che a diciannove anni si è vista imporre come marito un avvocato catanese. La ragazza non ha accettato la scelta fatta dagli altri, nel suo caso dal padre, compiendo un gesto estremo ed eclatante per sfuggire ad una vita già programmata, ovvero preferendo la morte. Il lancio dal torrione del Castello di Leucatia, nel quartiere Canalicchio di Catania, ha visto la fine della sua vita. La volontà prevaricatrice del padre continua, nonostante la risposta drammatica datagli dalla figlia, facendo imbalsamare il suo corpo, in “una posizione non di quiete, ma con gli occhi che cercano ancora qualcosa”, come la stessa autrice ha definito, “in chi la osserva”. Una storia che lascia sgomenti, che ha del macabro, ma che testimonia, fra gli altri dati, l’abitudine vigente in quegli anni nel catanese e non solo di imbalsamare il corpo dei propri cari, per continuare a perpetuare la loro figura in eterno.

Da sx: Giuseppe Vecchio, Mario Di Prima,Gaspare Edgardo Liggeri, Dario Piombino Mascali, Rossella Jannello

“La  scrittrice ha saputo del mistero di questa giovane e ha scavato per saperne di più”, ha spiegato il giornalista Giuseppe Vecchio, direttore de “La Voce dell’Jonio”, nel suo intervento, in cui ha sottolineato la valenza del “vero” giornalismo: “ascoltare, osservare, indagare e poi trasmettere autenticamente quanto ricavato”. La stessa scrittrice ha confermato ciò, descrivendo l’inizio della stesura del romanzo: “Sette anni fa sono venuta a conoscenza di questa storia d’amore e di morte allo stesso tempo e me ne sono interessata con il mio lavoro”. Un lavoro di indagine ad ampio respiro che ha ricostruito la vita della Catania colta, che andava di pari passo con Palermo, ai primi del novecento, nel suo splendore e nella sua vivacità intellettuale.

Dopo i saluti del presidente dell’associazione culturale “Costarelli”, Mario Di Prima, a dare l’immagine concreta del capoluogo etneo le foto del collezionista Franz Cannizzo, il quale ne ha illustrato l’excursus urbano, ma anche sociale: “Ho seguito la  passione di mio nonno, dal quale ho ricevuto circa mille foto d’epoca. Il passato mi accompagna ogni giorno e lavoro tra esso, tra il presente ed il futuro” ha spiegato Cannizzo. Anche la citazione di famosi autori del panorama letterario, che si sono espressi nei confronti della città, ha contribuito a renderne il quadro più completo. Edmondo De Amicis, ad esempio, nel 1908, di ritorno da un viaggio in Sicilia, sottolinea l’animo “contento” dei catanesi, “le donne belle e i bei fanciulli più che in altre città della Sicilia”. Dell’aspetto, per certi versi “opposto” a detta solarità, ovvero l’ambito funerario e luttuoso, ha chiarito maggiormente il paleoantropologo Dario Piombino Mascali.

Da sx: Mario Di Prima, Gaspare Edgardo Liggeri, Dario Piombino Mascali, la scrittrice Rossella Jannello, Franz Cannizzo

Quest’ultimo ha messo in evidenza come nella nostra isola ci fosse uno stretto rapporto tra i viventi ed i morti, senza che ciò provocasse particolare timore, fino a giungere all’usanza di imbalsamare i cadaveri, soprattutto nelle famiglie nobili, nonché il rito della foto “post mortem”, che ritraeva il defunto vestito ed agghindato in una posa naturale, per mezzo di espedienti, in modo da farlo sembrare ancora vivente. Usanze che cominciarono a venir meno tra le due guerre mondiali. Ne sono un  esempio “Angelina” a Catania e “Rosalia” a Palermo. La lettura di alcuni passi del libro, da parte dell’attrice Ketty Nicolosi” ha contribuito a ricreare l’atmosfera del tempo, dando voce alla stessa protagonista.

Una serata in cui, oltre al “piacere” che la bellezza delle parole contenute nei libri produce già da sé, si è affiancata la conoscenza, per i presenti e per chi ne vorrà leggere le pagine dello scritto, della realtà storico-culturale della nostra terra, di Catania in particolare, così come affermato dall’editore Gaspare Edgardo Liggeri: “E’ un romanzo in cui, oltre ad aspettare con trasporto la fine della vicenda, entriamo in un’epoca particolare che, rispetto ad oggi, appare lontana dal modo di concepire la vita e ci permette di conoscerne molti aspetti. “L’amore per la lettura e l’approfondimento di alcune particolari tradizioni siciliane, come quelle relative al culto della mummificazione dei defunti, che divenivano quasi “protettori delle famiglie”, dunque, sono i fili conduttori del romanzo “La Bella Angelina”. Questo offre la possibilità di compiere un viaggio nel tempo tra gli ambienti ed i luoghi a noi familiari ma di cui, a volte, non se ne conosce bene la storia.

Rita Messina

 

Tweet 20