Mafia, sempre più connivenze. Anche al Nord.

Diverse persone nel Nord Italia e all’estero, nelle ultime settimane, sono finite in manette. Diversi i beni sequestrati per un valore di milioni di euro. È il risultato di alcune operazioni delle forze dell’Ordine per stroncare associazioni a delinquere di stampo mafioso dedite a reati come estorsione, minaccia, smaltimento illecito di rifiuti, spaccio di sostanze stupefacenti. Persone coinvolte e riconducibili a cosche della ‘ndrangheta calabrese attive nell’Italia Settentrionale e fuori dai confini nazionali. Dalle indagini è emerso che, attraverso ramificazioni dipendenti dai vertici decisionali del territorio calabrese, le cosche avevano replicato il loro modello organizzativo sia in Italia del nord, specialmente in Lombardia, sia all’estero, come in Australia, Canada, Svizzera e Germania. Del fenomeno abbiamo parlato con Pietro Fantozzi, docente di sociologia all’Università della Calabria. “Più i sistemi mafiosi si arricchiscono – ci spiega – e più tendono ad allargare il loro raggio d’azione. Questo è un elemento tipico”.

Quali avamposti crea al Nord la ‘ndrangheta per potersi consolidare?

“Gli avamposti hanno diverse direttive. La prima è quella delle zone dove sono radicati più meridionali e quindi zone dove questi vivono maggiormente. In quel tipo di realtà c’è certamente una ricerca di lavoro da parte di tante persone oneste che hanno lasciato i loro paesi d’origine per raggiungere città del Nord Italia per dare una svolta alla loro vita. Nelle stesse aree ci sono coloro che s’infilano per far partire iniziative illegali. Dall’altro verso è il sistema finanziario ed economico a farla da padrone. Penetrano con la faccia della legalità utilizzando spesso connivenze con professionisti sia del Sud sia dello stesso Nord. Queste cose possono avvenire quando esistono connivenze da parte di meccanismi dell’economia locale. Il problema vero della penetrazione non è soltanto quello dei gruppi che arrivano ma quello relativo a queste connivenze. Il dato dell’interesse di mercato da parte di chi riceve è qui. Il tema dell’espansione deriva dalla forza di questi sistemi. Vedi, per esempio, la mafia cinese, la mafia siciliana e altro… In molti paesi si contano patrimoni economici legati a queste organizzazioni. È una pratica molto diffusa e quello che noi vediamo è soltanto la parte più semplice. La parte più complicata e difficile da scoprire è quella dei sistemi finanziari. Questa parte noi non la vediamo, non riusciamo a scorgerla”.

Perché?

“Come si fa a scorgere attività illegali dentro i sistemi finanziari? I capitali che vengono sequestrati sono sì importanti ma sono più che altro capitali di singoli che servono per attrarre persone nelle loro attività. Non sono i veri capitali”.

Come mai la cultura del Nord non riesce a fermare queste infiltrazioni?

“Il problema non è la cultura del Nord o la cultura del Sud. Il problema è che quando il sistema di legalità s’indebolisce, quando il sistema di legalità è legato alla convenienza, per quanto ci possa essere un’attività investigativa, è difficilissimo, soprattutto in certi ambiti, andare e fare dei controlli mirati. Se vediamo bene in questi sistemi di illegalità non sempre ci sono solo dei meridionali. Ci sono ma insieme a loro ci sono coloro che permettono questa penetrazione. Nel Centro Nord esistono delle connivenze che vengono fuori dalla convenienza. A volte anche dalla paura probabilmente”.

Cosa si può fare?

“Si può fare molto sia al Nord sia al Sud. Il problema mafioso oggi non è soltanto calabrese, siciliano, pugliese, etc., ma è mondiale. Figuriamoci: la mafia è un sistema globale. È difficile collegarlo oggi ad in territorio specifico, ad una regione specifica. Ma, nello stesso tempo, al Sud potremmo indebolirlo alla radice attraverso politiche sociali adeguate. La Chiesa ha dato anche degli esempi pratici, come costruire cooperazione sociale fra i giovani, per coloro che escono dal carcere e devono reintegrarsi nella società, etc. I capitali legali e illegali si spostano dove ci sono altri capitali. Qui bisogna vigilare. Ogni sistema mafioso non si presenta con una faccia violenta ma con una faccia clientelare”.

a cura di Raffaele Iaria