Manuela Granata,neolaureata all’ Accademia delle Belle Arti: “Mi piacerebbe insegnare ad amare l’Arte”

Con l’intervista di oggi apriamo una parentesi sul mondo artistico, ed in particolare sentiremo una neolaureata all’Accademia delle Belle Arti: Manuela Granata. Ha frequentato i primi tre anni e frequenta gli ultimi due a Reggio Calabria, ha 25 anni e il voto di laurea alla triennale è stato 110 e lode.

manuela granata – Dottoressa Granata, qual era il titolo della sua tesi? 
Durante il mio ultimo anno della triennale, frequentando i corsi di fotografia, ho scoperto una certa attitudine, mi sono avvicinata molto a questa disciplina, in maniera quasi del tutto naturale e istintiva. Sicuramente il merito di ciò è anche del mio professore che ha visto del talento in me. Così, spinta da questo entusiasmo, ho deciso di fare la tesi di fotografia. Il titolo dato alla tesi è : “Poetica della Luce”.
Nel corso di questi anni ha affiancato allo studio qualche genere di stage, tirocinio?L’accademia o i professori organizzano in genere dei work shop. Durante la triennale, se devo essere sincera, non ho mai fatto attività extra; ero convinta che bastasse frequentare le lezioni e poi tornare dritta a casa a dipingere, a studiare o preparare esami. Insomma, non partecipavo attivamente alla vita accademica. Questo sistema forse va bene per alcune facoltà. Ma andando avanti, e soprattutto subito dopo la laurea, mi sono resa conto di non avere accumulato esperienze significative nel mio ambito. Vede, nel mondo dell’arte è necessaria una costante crescita, che a mio parere si può ottenere attraverso il  continuo confronto e l’interazione con i colleghi. Ciò funge da stimolo: è interessante scoprire altri artisti che utilizzano ciascuno un linguaggio proprio, che offrono la propria singolare visione nella rappresentazione del medesimo soggetto. Alla triennale, appunto, non ho partecipato a work shop né a seminari di alcun genere, così, quando ho deciso di iscrivermi alla specialistica, mi sono ripromessa di vivere l’Accademia in toto. E così è stato.
– Con quali risultati?
“L’anno 2013 è stato un anno fiorente per quanto riguarda l’arte contemporanea in Calabria. Sono stati infatti stanziati dei finanziamenti alla Regione per promuovere il territorio. L’Accademia di Reggio Calabria ha organizzato dei cantieri creativi di arte contemporanea della durata di un mese, dando il titolo “Via Artis” all’intera iniziativa. Io ho deciso di partecipare al cantiere di Pentedattelo, un borgo abbandonato nella provincia di Reggio Calabria. Questa iniziativa si è rivelata importante perché ha permesso l’interazione, non solo tra ragazzi delle accademie, ma anche tra noi e gli allievi delle facoltà di Architettura e del Conservatorio, con lo scopo di far confluire tutte le arti nella realizzazione di un’unica opera. Nel nostro caso, un’installazione all’interno del borgo. Ho inoltre partecipato, nello stesso periodo, ad un altro work shop che prevedeva di incontrare un artista contemporaneo, Mario Airò. Durante questo evento  si è parlato di arte e si è progettato insieme, utopisticamente, un intervento di arte contemporanea. Ho partecipato inoltre a diversi work shop che prevedevano la creazione di diari grafici, sempre in territorio calabrese e successivamente tali diari sono stati esposti in diverse mostre itineranti, in Calabria e sul territorio nazionale”.
– Altre esperienze?
“La mia prima esposizione a Randazzo Arte risale all’edizione del 2009, sezione pittura. Era in assoluto la mia prima esperienza. L’anno successivo ricordo che mi trovavo fuori città, così decisi di non partecipare. Ci riprovai all’edizione di Randazzo Arte 2011, partecipando nella sezione fotografia e, con mia sorpresa, mi classificai al secondo posto. Nel 2012 ho partecipato nuovamente nella sezione pittura. Anche quest’anno, edizione 2013, ho partecipato nella sezione pittura, vincendo il primo premio”.
– Quali  prospettive si aprono ad un laureato nella sua facoltà?
“Tra la miriade di pregiudizi che la gente nutre su questo percorso di studi, penso anche che creda che chiunque esca dalle accademie sia un “artista” bello e fatto. In realtà, le accademie non sfornano né fabbricano artisti. Le accademie preparano dei “professionisti”, ossia coloro che svolgono professioni artistiche. In ogni caso, completato il ciclo di studi, le accademie offrono un ventaglio vasto di possibilità, ad esempio l’abilitazione all’insegnamento di discipline come: Arte della Fotografia, Grafica Pubblicitaria, Discipline geometriche e architettoniche, Arredamento e scenotecnica, Discipline pittoriche, Discipline Plastiche, Disegno e Storia dell’Arte, Educazione artistica”.
– Cosa desidera realizzare dopo la laurea?
“Quando ero bambina , a chiunque mi chiedesse cosa volessi fare da grande, io rispondevo: “La disegnatrice” . Il “fare”, il “disegnare”, l’esprimermi attraverso immagini, è qualcosa che c’è da sempre in me. Disegno forse dal momento in cui ho capito che, con le mie mani, io avrei potuto essere in grado di prendere una matita o una penna e lasciare dei segni su un pezzo di carta, segni che col passare del tempo, degli anni, hanno cambiato la loro forma.  Adoravo da bambina guardare libri illustrati, sfogliavo i quaderni della mia sorella maggiore, costringevo sempre mia madre a disegnare per me, perché ero curiosa, amavo vedere disegni, amavo vederli realizzare e volevo ad ogni costo imitarne i gesti e le figure. Col passare degli anni, non sempre ho potuto fare scelte scolastiche affini alla mia passione: non ho potuto, per vari motivi, frequentare un liceo artistico. Sono stati anni duri e la grinta che mi aiutava ad andare avanti era la sola speranza che finalmente, dopo, avrei potuto scegliere di frequentare l’Accademia di Belle Arti. Il mio desiderio? La verità è che quelle come me avrebbero voluto vedere l’evoluzione dell’arte con le avanguardie; essere lì, ad esempio, nell’ esatto momento in cui veniva firmato il primo manifesto futurista. La verità è che avrei voluto vivere di arte, respirare di essa in ogni istante, fare i lavori più umili qua e là, per vedere le città che oggi, ma anche nel passato, sono state focolaio di ideali artistici. Quelle come me si aspettano che la vera gioia sia vivere delle proprie passioni, anche se ad un certo punto devi dormire sotto un tetto di stelle o fare sacrifici abnormi. Ma sono sogni… Riaprendo gli occhi, oggi direi che a me piacerebbe molto insegnare a giovani ragazzi non semplicemente la storia dell’arte… Mi piacerebbe insegnare loro ad amare l’arte”.
                                                                                                                                                                                         Annamaria Distefano

 

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Posted by on 14 settembre 2013. Filed under Cronaca,Cultura,Scuola,Società. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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