Mondo / Italia e Francia si riavvicinano?

Conte e Macron a Roma il 18 settembre

L’incontro tra Conte e Macron, avvenuto lo scorso 18 settembre a Roma, sembra l’inizio di una nuova fase di relazioni tra i due Paesi. Ma molti dei vecchi nodi restano.

L’aria pare davvero cambiata. Sembrano passati anni (e invece sono solo pochi mesi) da quando la Francia ha ritirato il suo ambasciatore da Roma, a causa principalmente del sostegno (condito pure da specifici incontri) dato dal vicepremier e ministro del Lavoro Di Maio al movimento dei gilet gialli.

Oggi, quel ministro siede addirittura alla Farnesina. Ma è tutto ciò che lo circonda ad essere cambiato, e a rendere quindi “innocua” la sua guida degli Esteri. Chiuso il governo con la Lega (il cui leader, secondo quanto detto dallo stesso Conte alla Merkel in un noto fuorionda, voleva andare contro tutti), i Cinque Stelle sembrano più disponibili a un dialogo internazionale. Complice anche la nuova intesa col Pd europeista. A mutare non è stata solo la politica interna italiana. Sull’altro fronte, quello francese, si è avvertita la necessità di trovare nuovi alleati per consolidare un certo progetto di leadership all’interno dell’Unione Europea.

Se sul fronte economico le regole continuano ad essere dettate dalla Germania e dalle sue politiche industriali e monetarie, su quello politico la Francia ha ritrovato spazi insperati per poter riaffermare la propria visione. A partire dalla composizione della nuova Commissione europea, la cui presidente von der Leyen sembra poter sposare meglio gli interessi di Parigi rispetto a quelli del suo paese d’appartenenza. L’attivismo francese si è manifestato anche su altri fronti, da quello ambientalista (che ha visto uno scontro quasi senza precedenti con il Brasile di Bolsonaro) a quello russo: l’apertura di Macron a Putin – quasi uno smacco per la Germania, amico-nemico privilegiato di Mosca in Europa – vuole superare lo stallo politico sofferto dal continente negli ultimi anni.

Come si inserisce l’Italia in questo quadro? Per contrapporsi efficacemente alla Germania come leader del continente, la Francia ha bisogno di alleati. A partire dal Mediterraneo, sfera d’influenza d’elezione dove può trovare sintonie su alcuni temi, come quello dell’allentamento della pressione sul debito. Da parte sua, Roma ha bisogno di rientrare nei giochi europei dopo un anno di sostanziale isolamento. Oltre alla citata questione del debito – fondamentale per indirizzare la spesa pubblica nella prossima manovra finanziaria – al nostro Paese serve una sponda per affrontare la questione migratoria in termini razionali. E soprattutto evitare appigli per i partiti populisti pronti a sfruttare il tema. In questa fase la Francia sembra bendisposta al dialogo, un’occasione a cui l’Italia non può rinunciare.

Tuttavia, molti dei nodi passati restano irrisolti. Ad animare lo scontro italo-francese dello scorso anno non c’era infatti solo la diatriba sui migranti: le frizioni riguardavano anche le politiche industriali transalpine (considerate in molti casi come predatorie nei nostri confronti) e le posizioni tenute in Africa. Ancora oggi, per la Libia – vessata da una guerra civile in cui Roma e Parigi appoggiano schieramenti opposti – non si è trovata una quadra, mentre resta alto il risentimento francese per le “intromissioni” italiane nel Sahel, Niger e Mali in testa.

Insomma, resta ancora tantissimo da fare e non saranno certo sporadici incontri a dipanare la matassa delle incomprensioni tra Italia e Francia. Ma il dialogo deve necessariamente ripartire dall’assunzione del rispetto reciproco (una cosa non più scontata, ai giorni nostri), e sembra che almeno su questo fronte si siano fatti dei passi in avanti.

Pietro Figuera

Acese, diplomato al Gulli e Pennisi e laureato in Relazioni Internazionali. Borsista di ricerca presso l’Istituto di Studi Politici S. Pio V di Roma. Fondatore di “Osservatorio Russia”, collabora con Limes, Rai Storia e il Groupe d'études géopolitiques. Autore del libro “La Russia nel Mediterraneo”, Roma 2016, Aracne editrice. 

Tags: