Omelia funebre / Don Sebastiano Raciti: “Orazio Esterini praticava l’arte dell’incontro”

Nei giorni scorsi ci ha lasciato l’avv. Orazio Esterini. Lo ricordiamo pubblicando l’Omelia che ha pronunciato don Sebastiano Raciti in occasione delle esequie celebrate nella Cattedrale di Acireale dal card. Paolo Romeo.

Il nostro caro avv. Orazio Esterini ha concluso la sua giornata terrena. Il Salmo responsoriale di questa liturgia ci ha ricordato che la nostra vita è come il fiore del campo, un soffio. Una costatazione dura che però subito dopo si apre ad un orizzonte di speranza: Ma l’amore del Signore è da sempre e per sempre!

Dio, il Padre pieno di tenerezza non si rassegna alla morte dei suoi figli e, nel Figlio Gesù che scende nell’abisso della nostra morte, ci ridona la vita.

Siamo convenuti numerosi a pregare con i familiari e presentare al Signore il fratello Orazio. La nostra presenza testimonia un debito di gratitudine e di affetto verso di Lui.

Orazio fu anzitutto un credente. Radicato in Dio nella consapevolezza di essere amato e sostenuto dal Padre nel cammino quotidiano. Una certezza che traspariva dal suo sguardo e dalla sua vita, anche quando questa è stata attraversata dal dolore che negli ultimi anni lo aveva colpito negli affetti più cari.

Sposo e Padre animato di amore forte e tenero. Insieme alla moglie ha saputo orientare, senza paternalismo o permissivismo, il cammino dei figli valorizzandone le qualità e guardando fiducioso la loro realizzazione.

Esempio di amore alla vita. Non era un ingenuo ma di fronte alle sconfitte o delusioni non arretrava e invitava a non fermarsi. Fin da giovane insieme allo studio aveva lavorato e quando ne parlava dal suo volto traspariva emozione e gioia.

La mia frequentazione con l’avv. Orazio comincia al Meic (Movimento ecclesiale di impegno culturale), che Lui ha continuato a seguire finché la salute glielo ha permesso, e si approfondisce quando il Vescovo Gristina lo chiama a fondare – insieme ad altri amici – il Serra Club. Si mise all’opera con entusiasmo perché mi diceva con la gioia negli occhi: “E’ importante stare accanto ai nostri giovani che si preparano al sacerdozio, pregare per loro e sostenerli con l’amicizia e l’aiuto concreto”.

Orazio mancherà anche a questa città per il suo impegno a favore della promozione umana e civile: negli anni giovanili partecipò con convinzione all’esperienza formativa degli Scout. Con i Laureati Cattolici (oggi Meic) portò avanti l’iniziativa del prestito senza interesse, promossa da Elena Cortellese ma sviluppatasi grazie al suo lavoro; fu tra i fondatori del Centro Assistenza Famiglia, su invito del Vescovo Ausiliare del tempo mons. Costanzo; in tempi più recenti (1999) anche l’istituzione dell’AsARA (Associazione antiracket acese), con l’obiettivo di un’azione più incisiva nell’ambiente acese per sviluppare la cultura della legalità.

Un ultimo tratto vorrei ricordare e che mi ha sempre colpito nell’incontro con Orazio: prendersi cura. La sua vita quotidiana era come plasmata dal desiderio che quanti lo circondavano – a cominciare dai suoi cari – avvertissero dai piccoli ai grandi gesti che erano amati. Nella cura Orazio esprimeva con semplicità e gioia l’amore, che ancor prima delle parole si rendeva presente nei gesti che rendevano visibile il dono di sé.  Così avveniva anche nell’incontro con gli amici o nel suo lavoro: l’interlocutore era accolto dal sorriso e dalla stretta di mano e attentamente ascoltato. Non era frettoloso nei rapporti con gli altri e, se qualcosa non aveva potuto esprimere subito, ti chiamava al telefono e con garbo e pacatezza recuperava. In un’epoca ormai segnata dal messaggio breve e a distanza… Orazio continuava a praticare l’arte dell’incontro che restituisce la bellezza dello sguardo e il calore della presenza.

Sono andato a trovarlo quando ormai la malattia ne aveva bloccato il corpo, ma non il cuore e la mente. Mi rinnovò il ricordo della sua vita e la gratitudine al Signore per i doni ricevuti e i traguardi raggiunti con il suo impegno e dedizione.

Quando lo vidi composto nella bara con il volto sereno pensai al vecchio Simeone che, al Tempio, prendendo in braccio il piccolo Gesù dice: “Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace”. Il Signore della vita accolga ora tra le Sue braccia Orazio e lo conduca alla dimora della pace.