Otium et negotium 24 / Due lampade per “chiarire” il sistema binario inventato da Leibniz

In questa riflessione si approfondisce ulteriormente il funzionamento del sistema binario, illustrato da Nino Ortolani nelle ultime due puntate della sua rubrica.

Carissimo lettore,

“Fumata nera: seduta del Conclave andata a vuoto; fumata bianca: habemus papam“. Questo dei segnali col fumo è un sistema di messaggi a distanza antico quanto l’uomo. La luce elettrica e i messaggi con onde elettromagnetiche sono solo di ieri. Ebbene, ti ho scritto che già dal gennaio 1697 Leibniz, con l’invenzione del sistema binario, ha aperto la strada all’era informatica.

Ogni cellulare o tablet, oggi nelle mani anche dei bambini, utilizza il linguaggio-macchina basato sul sistema binario: spento = zero; acceso = uno.

Spero oggi poterti spiegare le basi di questo linguaggio con l’uso di due lampade.

Possiamo rappresentare i numeri da zero a tre utilizzando le tre probabilità di accensione: le due lampade spente indicano zero; accesa solo la lampada a destra = uno; accesa solo quella a sinistra = due e si legge uno-zero e non dieci come nel sistema decimale; accese le due lampade = tre e si legge uno-uno, non undici.

A questo punto ci vorrebbe una terza lampada per indicare il numero quattro cioè due elevato al quadrato; una quinta accesa seguita dalle quattro spente per indicare il numero sedici e una lampada accesa seguita da sessantatré spente per indicare il numero di chicchi da porre nell’ultimo quadrato della scacchiera dopo averla riempita ponendo in ogni quadrato un numero di chicchi doppio rispetto al precedente.

Ricevi ancora una volta tanti cari saluti da

Nino Ortolani

 

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Posted by on 22 ottobre 2017. Filed under Cultura,homepage,In evidenza,Rubriche,Scienze & Tecnologie. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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