Otium et negotium 26 / Le feste di novembre con cui si conclude l’anno liturgico celebrando Cristo Re  

Carissimo lettore,

“Cosa ti hanno lasciato… i morti?” A questa domanda insolita si rispondeva elencando i regali trovati allo svegliarsi il due novembre: festa dei “morti”; festa di gioia; festa tanto attesa dai bambini perché potevano scorrazzare in giro, per strada senza pericolo di macchine allora quasi inesistenti, coi nuovi giocattoli. Non si conosceva la figura di Babbo Natale: erano i parenti che erano “andati in cielo” a portare i doni ai bambini.

Cosa si intende per “cielo”? Nel dizionario di Devoto – Oli si legge: “La sede di Dio e dei beati, paradiso”. Non si parla di astronomia o meteorologia, ma di realtà che gli “occhi non vedono, il tatto e il gusto non percepiscono” (Adoro te devote). Realtà, dicevo, perché si tratta di “cose” esistenti, accessibili alla ragione, come l’esistenza di Dio creatore (Concilio Vaticano I) o alla fede, come l’unità e la trinità di Dio o l’unità delle due nature: umana e divina nell’unica persona di Dio Figlio (Simbolo Atanasiano).

In Cielo si trovano le anime benedette dei cari defunti. Alcune già contemplano Dio: quelle riunite “attorno a Gesù e a Maria, agli angeli e ai Santi” (C.C.C. N. 209); altre attendono in purgatorio: “hanno ancora bisogno di purificazione, per entrare nella beatitudine celeste” (C.C.C. N. 210). Per queste ultime la Chiesa ci invita “a offrire preghiere di suffragio, in particolare il Sacrificio eucaristico, ma anche elemosine, indulgenze e opere di penitenza” (C.C.C. N. 211).

Cominciato con la festa di tutti i Santi e proseguito con l’ottavario dei defunti, il mese di novembre ci regala la festa di S. Martino, ci ricorda S. Andrea apostolo, ma è all’ultima domenica del mese, festa di Cristo Re, che bisogna prestare molta attenzione: con essa, XXXIV e ultima del tempo ordinario, si conclude l’anno liturgico. Le letture di questi giorni ci fanno riflettere sulla distruzione del tempio di Gerusalemme: la terribile pagina di storia vissuta da Giuseppe Flavio; la fine dei tempi; “lo sconvolgimento cosmico di questo mondo; la venuta gloriosa di Cristo; l’ultimo giudizio…” (C.C.C. N. 134).

Novembre è il mese in cui “nelle serate tristi si vedono cadere le foglie morte. Così cadono ogni giorno le anime nell’eternità: un giorno la foglia caduta sarà uno di noi” (S. Josemarìa Escrivà, Cammino, N. 736).

Cari saluti da

Nino Ortolani

 

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Posted by on 24 novembre 2017. Filed under Chiesa,homepage,In evidenza,Rubriche,Spiritualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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