Pillole di scienza – 6 / Ancora sul riscaldamento globale: all’inizio del XX secolo lo studioso svedese Arrhenius ci aveva già messo in guardia

Alla vigilia del “Global Strike For Future”, che vedrà il 15 marzo numerosi giovani (ma non solo) sfilare in 108 città italiane e in tante altre in 98 paesi di tutto il mondo, sull’esempio della giovanissima Greta Thunberg, il nostro prof. Angelo Pagano torna sull’argomento del riscaldamento globale della Terra. Com’è noto, il 4 dicembre 2018 la sedicenne attivista svedese ha denunciato anche in un vertice delle Nazioni Unite la gravità del problema, ma il prof. Pagano ci fa sapere che già agli inizi del secolo scorso uno studioso – anch’egli svedese – esponeva alla comunità internazionale le sue perplessità al riguardo.

Svante Arrhenius, premio Nobel per la chimica nel 1903

Già lo studioso svedese di chimica Svante Arrhenius (Nobel nel 1903) – pensate! – aveva messo in guardia dagli effetti negativi sul clima derivanti dall’uso indiscriminato delle risorse energetiche (allora, sostanzialmente date dal carbone). Ma a quei tempi il grande scienziato dovette essere considerato un visionario. Eppure, in tutte le scuole di ogni ordine  e grado si insegna che l’energia non si distrugge, ma semplicemente si trasforma. E per dirla in breve, l’energia (tutta) si trasforma alla fine in calore.

Ogni forma di energia consumata sulla superficie della Terra viene dispersa in calore assorbito dalla superficie (e dall’aria) terrestre. A causa di ciò la superficie si riscalda (il riscaldamento può essere ben misurato dai termometri posti in roccia o acqua oppure può essere scrutato misurando la quantità ghiaccio che progressivamente viene disciolto in acqua). Il processo di misura è tra i più complicati perché bisogna riconoscere l’andamento del valor medio (nel tempo) e distinguerlo dalle fluttuazioni sempre presenti. Tra queste ultime cito solo (ben visibile nei dati raccolti dal 1860 ad oggi) l’effetto della variazione nella intensità luminosa solare che raggiunge l’uno-due per cento del valore medio (in alto ed in basso) che avviene ogni 12 anni circa.

Comunque sia, misurando accuratamente la variazione della temperatura della superficie, rispetto ad un riferimento di anno fisso, è stato osservato che dal 1860 ad oggi la temperatura media in superficie (ed in parte in aria) è cresciuta di circa 0.8 gradi, sufficiente a stimolare i fenomeni di variazione climatica, come già Arrhenius aveva previsto. C’è chi nega questa tesi, come facevano gli aristotelici di fronte alle macchie lunari osservate da Galileo, infilando la testa nella sabbia come lo struzzo. Altri, più prudentemente, non negano il dato sperimentale ma lo attribuiscono a processi naturali di riscaldamento globale (l’origine del quale resta però misteriosa), negando gli effetti dovuti al consumo di energia (in qualunque forma essa venga consumata: Carbone, Petrolio, Solare, Eolico, ecc…).

Io sono tra quelli (umile pensatore) che, per dirla in breve, si è convinto da almeno trenta anni (ed anche pubblicato in conferenza internazionale) che la quantità di energia immessa in superficie negli ultimi 200 anni abbia già provocato un riscaldamento della crosta terrestre (incluso l’acqua dei mari, laghi e fiumi) di circa un metro di profondità e dell’atmosfera circostante ad essa.

La giovane attivista svedese Greta Thunberg

Comunque sia, aspetto ancora, nel caso non si accettasse il ragionamento di Arrhenius, di conoscere le presunte ragioni “naturali” del riscaldamento globale, della scomparsa dei ghiacciai, dell’aumento dell’anidride carbonica – ed altro – in atmosfera, dell’aumento della infertilità tra umani e animali, della riduzione dell’efficienza produttiva dei terreni agricoli, dell’avanzata costante dei deserti, dell’impoverimento delle falde acquifere, della scomparsa delle migliaia e migliaia di specie viventi, della riduzione al minimo storico delle grandi foreste amazzoniche. E qui mi fermo, perché non amo passare per terrorista.

Angelo Pagano

(dirigente di ricerca dell’Istituto di Fisica Nucleare di Catania)