Pino Aprile, nel suo “Mai più terroni”, teorizza la fine della questione meridionale

Il giornalista e scrittore pugliese Pino Aprile, autore del best-seller Terroni, nel suo recente pamphlet Mai più terroni (Piemme, Milano 2012), con linguaggio agile e discorsivo affronta in una nuova ottica l’annosa questione meridionale, che ha accompagnato con i suoi risvolti amari sul piano sociale e personale la storia d’Italia dal 1860 in poi. Egli, sulla base del detto popolare che “il buon tempo e il cattivo tempo non durano mai tutto il tempo”, riesamina l’impostazione corrente a carattere geografico della distinzione tra Nord e Sud d’Italia con i connessi e ben noti giudizi meritocratici e pone in rilievo la novità recente dello spazio globale aperto dalla rete Internet, che ai giorni nostri consente di superare le distanze con un clic. La genialità e creatività meridionale, non più mortificate dalla perifericità e dai vincoli politici e burocratici, possono tramite la rete far pervenire le loro proposte in qualsiasi angolo del mondo.

Mai più terroni - Pino Aprile

Mai più terroni – Pino Aprile

Aprile sostiene che le nuove tecnologie stanno creando “un futuro comune che unisce invece di dividere”. I padri fanno fatica a rendersene conto, ma i figli ne sono consapevoli ed hanno imboccato decisamente questa strada di non ritorno. I giovani, infatti, hanno individuato proprio nella rete il rimedio per superare l’isolamento. Nel corso dell’opera vengono riportati tanti esempi di successo internazionale nei vari settori della progettazione di giovani diplomati, laureati e specializzati del Sud, che sono riusciti a spuntarla vedendo accolte le loro idee da aziende o istituzioni in Italia e all’estero. Il Sud,” perso il treno delle fabbriche, sale su quello delle idee”, nonostante la fatica del pensiero dominante a riconoscere il massacro e il saccheggio risorgimentale del Mezzogiorno, forse “perché il saccheggio è ancora in corso e il Sud è ancora utile come colonia”. Comunque, se l’industria agevolò gli spostamenti dell’uomo e rese più veloce il messaggero, l’informatica ha reso superflui i trasporti e privilegiato il messaggio. Ma i giovani meridionali, pronti a recarsi dovunque per cogliere i frutti della propria operosità e ingegnosità, rimangono però molto legati alla loro terra d’origine, al vissuto familiare e parentale che la caratterizza, e tendono a tornarci, ma chi torna non è la stessa persona che era partita: “Equilibrio è vivere local, lavorando global: dal tuo paese a tutto il mondo; e da tutto il mondo, volendo, al tuo paese”. Sono tanti gli esempi di giovani che sono riusciti, una volta tornati nella loro terra d’origine, ad avviare con successo iniziative innovative. Gli esempi sono tanti e alcuni riguardano anche il territorio catanese. “Il Sud è, da un momento all’altro, alla pari. E può prendere il largo, su quella pista, perché per la prima volta, dopo 150 anni, è nelle stesse condizioni dei concorrenti”. Si preannuncia davvero la fine della questione meridionale?

Giovanni Vecchio

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Posted by on 9 ottobre 2013. Filed under Cronaca,Cultura,In evidenza,Società,Storia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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