Quarantore / Stare in silenzio dinanzi all’Eucaristia

In tempo di Quaresima siamo invitati a convertirci, cioè a cambiare direzione di marcia, rispetto al nostro stile di vita.

Cercare di capire quale sia il nostro stile, oggi, è un’avventura impraticabile, perché non è facile accogliere i tanti stimoli, che ci arrivano con frequenze ininterrotte e riconoscerli; né sappiamo valutare quali selezionare per un successivo utilizzo e quali lasciar andare, perché insignificanti, inutili o dannosi.  

Ma davvero, fermarsi, riflettere, pensare, guardarsi dentro, oggi è così difficile?!

Come si fa a convertirsi se non si sa in quale direzione stiamo andando?

Ecco perché – in tempo di Quaresima – la Chiesa, madre e maestra di vita, ci propone il Quarantore, cioè un tempo prolungato in cui siamo invitati a STARE, proprio a stare, fermi, in silenzio, in ascolto orante, dinnanzi all’Eucaristia, a quel Pane divino, che Gesù consacrò la sera prima della sua passione, quando volle invitare a cena i suoi dodici amici, selezionati ad uno ad uno, perché imparassero a STARE CON LUI PER FARE COME LUI.

Lo “stare” è già un atto voluto, cercato, scelto, comprende il desiderio di mettersi accanto, cuore a cuore, con Qualcuno che sicuramente ci è caro, ci ama, ci riconosce come suoi amici, come suoi familiari e da cui noi stessi desideriamo essere riconosciuti e amati e, pertanto, gli possiamo rivelare il nostro amore, la nostra ammirazione, la nostra benevolenza, ma anche la nostra gratitudine e la nostra vera identità.

Questo scambio di sentimenti ci permette di entrare in profondità, dentro le pieghe della nostra vita, della nostra anima, nel più profondo di noi per tirar fuori le nostre fatiche, le nostre difficoltà, le nostre brutture, ma anche i nostri desideri più nascosti e quelli più ambiti. Non dobbiamo dire nulla, basta stare lì davanti nel silenzio e aprire la mente al desiderio del cuore, lasciarci guardare nel profondo di noi e tacere, senza fretta, senza alcuna paura di mostrarci completamente nudi al suo sguardo, alla sua vista, alle sue attenzioni.

Nel silenzio cominciamo a gustare un benessere che ci introduce ad una pace interiore dove non desideriamo più nulla di materiale, ma avvertiamo un nuovo senso di profonda libertà, una nuova luce di speranza, un nuovo desiderio di ricominciare, come se nuove energie ci venissero offerte per ripartire, per amare ciò che prima ci sembrava impossibile o difficile, per guardare con occhi di tenerezza ciò che prima ci sembrava scabroso, per vedere ciò che prima era offuscato, tenebroso, illuminarsi e avere un senso, un significato nuovo, interessante, inedito per la nostra vita.

L’anima si commuove davanti a questo miracolo che il silenzio ha prodotto; il cuore si addolcisce ed esprime sentimenti mai provati prima e mentre si chiedeva “perché a me questo buio, perché a me questo torto?”, ora si scioglie in lacrime  di gratitudine e di lode.

Il silenzio ci rivela tutta la verità che è in noi e quella bellezza a cui aspiriamo, ci libera dai sensi di colpa, ci purifica gli occhi e ci ridona la primitiva innocenza e aggiunge nuovi significati del vivere, sia nel gioire che nel soffrire. Si, anche del senso della sofferenza, perché quel Pane Eucaristico è quel Corpo di un Bambino, nato in una grotta in quel di Betlemme e morto su una Croce in quel Golgota; venuto tra gli uomini, per rivelarci che abbiamo un Padre che ci ama e che si prende cura di ciascuno di noi. Si, Egli si prende cura di ogni uomo, a qualsiasi razza appartenga, di qualunque colore sia la sua pelle, qualunque continente abiti, qualsiasi lingua parli, comunque siano i suoi pensieri e i suoi bisogni di vita. Egli, infatti, si è fatto uguale a noi in tutto, perciò comprende tutti e se ne prende cura; noi gli apparteniamo, siamo suoi, suo popolo, sua eredità, perché lo ha voluto e per questo è venuto e si è fatto uomo mortale.

Come non ringraziare, lodare, esultare per tanto dono e tanti benefici? L’anima si scioglie e può dire:

“Grazie, Signore! Grazie perché ci sei! Grazie perché sei buono, amabile, immenso! Grazie, perché mi vuoi come Te, mi insegni a fare come Te, mi indichi la strada per giungere a Te, mi tieni per mano, mi accompagni come un papà fa con  il suo bambino, mi ascolti quando t’invoco, mi rispondi quando ti parlo, mi vuoi dare la tua felicità e la tua gioia piena, la tua eredità!

Grazie, perché mi hai fatto come un prodigio, mi conosci fin dal seno di mia madre, ti prendi cura di me; tutto di me ti è tanto caro che Tu mi tieni nel palmo della tua mano, e, finché non giungerò davanti a Te e vedrò il tuo volto, io non avrò più paura, perché né la morte né il maligno avranno potere su di me, perché Tu sei sempre con me! Anch’io voglio stare sempre con Te!”.

Teresa Scaravilli