Ramacca / Fiaccolata per ricordare le sorelle Mogavero, barbaramente uccise. Eloquente commosso silenzio e appello del sindaco

Quando le parole servono a poco, allora subentra il silenzio. Quello stesso silenzio che i cittadini di Ramacca hanno mantenuto venerdì pomeriggio durante la fiaccolata di solidarietà per la famiglia Mogavero, per le sorelle Filippa e Lucia uccise in casa lo scorso mercoledì.

Il corteo ha prima preso parte a un momento di preghiera presso la chiesa matrice Parrocchia Natività di Maria SS, poi ha proceduto fino a piazza Regina Margherita (una delle due villette comunali), proprio di fronte all’abitazione delle sorelle Mogavero, dove si è concluso.

Nessuno a Ramacca avrebbe mai creduto di doversi confrontare con una simile tragedia, specie a pochissimi giorni dal Natale e a neppure un mese dalla giornata contro la violenza sulle donne dello scorso 19 novembre. È stato forte il messaggio lanciato quel giorno, un “no” deciso contro la violenza, e, nello specifico, contro quella di genere, espresso proprio nei luoghi delle due villette comunali. Tuttavia, pare che quel messaggio non abbia messo radici nelle coscienze di tutti, lasciandone una tra queste ancora spoglia e arida. Frequentava, infatti, proprio quelle villette il trentenne che ha commesso l’atroce delitto assassinando le sorelle Filippa e Lucia. Alla fiaccolata di ieri, uno degli striscioni che reggevano i bambini delle scuole medie ed elementari riportava questa frase: la violenza è il rifugio degli incapaci. Incapaci in cosa? Viene da chiedersi. Si deve realmente essere forti e capaci per non uccidere? Non dovrebbe essere semplice come respirare amarsi e vivere nel rispetto, nella fratellanza? In poche parole, essere umani. La risposta è sì, ma non sempre. A volte, amare richiede uno sforzo maggiore, un sacrificio, un coraggio che, di certo, idoli fondati sulla menzogna autodistruttiva, come la droga, non possono dare. Il terribile episodio ha fatto esplodere il non senso del male, compiuto con indifferenza nel disprezzo della vita, ma ha anche reso manifesto il senso di un problema sociale molto grave e l’immediata presa di coscienza che la comunità ramacchese deve operare. A tal proposito, il sindaco Giuseppe Limoli ha detto poco prima della fine della fiaccolata: “Siamo contro la violenza e vogliamo vivere in sicurezza, allontanando questo sentimento di inquietudine e di solitudine che ancora si annida nel nostro cuore. Perché non siamo soli. Lo stato c’è e ci sono le istituzioni.” E, continua, rivolto soprattutto ai giovani: “Sentiamoci più spesso, confrontiamoci di più. Non nascondete le vostre preoccupazioni; noi siamo qui perché vi vogliamo ascoltare per capire quali sono i vostri bisogni.

Al corteo hanno preso parte anche i sindaci delle quindici comunità del Calatino, come rappresentanti di una solidarietà che giunge alla famiglia Mogavero e all’intera comunità di Ramacca da tutto il territorio. Quando accade una vicenda orribile come questa in una piccola cittadina di provincia il rimbombo sociale è molto forte, perché si scontra con quella vecchia ma ancora attuale idea che la violenza sia un fenomeno appartenente alle grandi città, dove l’individualismo è esasperato e il disagio sociale si diffonde in larga scala. Le piccole comunità si sentono invece protette da un senso morale fondato su valori genuini d’altri tempi. Alla luce di questa considerazione, l’enorme tragicità di un fatto come quello accaduto sconvolge la comunità nel nucleo, ed è allora che crolla l’illusione di un piccolo mondo incantato, ora turbato nel profondo. Il parroco della chiesa matrice, Don Nunzio Valdini, ha espresso con forza l’esigenza immediata di reagire a un tale turbamento con una risposta sociale e umana plasmata dall’amore, che, forse, induce anche a trovare una risposta di pace interiore a quell’assillante domanda: perché questo? perché gli innocenti? “Entriamo, cari fratelli, dentro questo silenzio, affinché non rimanga un vuoto, affinché la morte di Lucia e di Filippa non sia una morte vana”.

Vincenzo Manuel Santagati

 

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