Recensione / In “Caro Francesco” di Fausto Marinetti la fedeltà radicale del Papa al Vangelo

Caro Francesco  di  Fausto  Marinetti   –  Tau editrice, Marzo 2018, (pag. 231)  € 15,00

Fausto Marinetti, sacerdote, scrittore, conferenziere, fotoreporter … dopo aver conseguito la licenza in Teologia pastorale, rinuncia al dottorato per dedicare buona parte della sua vita, spendendosi in prima persona, al servizio degli ultimi e alla diffusione del Vangelo di Cristo. La convivenza con i “rifiuti umani”, dieci anni di collaborazione nella comunità di Nomadelfia (dal 1980 al 1990) e venti nel nordest brasiliano a contatto con i piccoli/crocifissi, forgiano l’uomo che da anni porta avanti il messaggio di Zeno Saltini, con lo stesso coraggio, la tenacia, la passione e la coerenza del “prete di frontiera”.

Ha scritto alcuni testi sulla missione del “sacerdote ribelle” e diversi libri-testimonianza, dove denuncia le cause dell’ingiustizia sociale.

Il suo nuovo lavoro “Caro Francesco” è un insieme di riflessioni, testimonianze, messaggi come si legge nel sottotitolo e si snoda, tra racconti e descrizioni, considerazioni e “denunce”. Il testo si presenta strutturalmente come un epistolario. suddiviso in 20 capitoli, se così si possono definire, ovverosia in altrettanti Messaggi, scanditi da date che vanno dal 2015 al 2017. Essi contengono, appunto, considerazioni, documentazioni, rievocazioni, proposte, squarci di vita e descrizioni dell’amara realtà vissuta da buona parte dell’umanità. In ognuno l’autore si rivolge direttamente a Papa Francesco con una sorta di filiale confidenza, rimarcando le tematiche che da sempre rappresentano il suo punto di forza: il Vangelo vissuto e l’accoglienza degli “ultimi”. Auspica, infatti, una “Chiesa povera per i poveri” che sa accogliere i suoi “figli”, come è stato fatto a Nomadelfia (letteralmente “Legge di fraternità” dal greco antico “nomos” e “adelphia”) , la comunità fondata da Don Zeno “l’inventore della famiglia di Dio”.

Egli ribadisce più volte e in varie forme il concetto che si può e si deve rinascere:  come singoli, come famiglie, come società, passando “dal selvatico all’umano e dall’umano al divino. E nell’affrontare la molteplicità delle controversie che caratterizzano il cammino della Chiesa ogni “lettera”  diventa una “documentazione” di quanto accade, sotto gli occhi di tutti, in un Mondo dominato dal consumismo e dalla globalizzazione, dove la “beneficenza miliardaria” si rivela uno strumento di “capitalismo creativo” che se con una mano aiuta i poveri, con l’altra favorisce il sistema per sfruttarli.

Nella pregnante descrizione, quasi sotto forma di diario, Marinetti rievoca il rifiuto dell’assistenza e della beneficenza a favore della giustizia e dei diritti dei poveri.

Col suo inconfondibile stile forte ed incisivo, tratta gli argomenti che gli stanno a cuore in un intreccio di continui rimandi e rievocazioni. La narrazione passa dalla vicenda del fondatore di Nomadelfia alle crude microstorie di una comunità per tossicodipendenti e di una Casa per minori abbandonati; dalle citazioni di un gesto o di una frase di papa Francesco alla cronaca del degrado socio/politico brasiliano. Un richiamo costante che a volte assume i toni dell’invettiva profetica, mentre stimola, provoca e mette in discussione. Infatti, partendo proprio dall’esperienza in Brasile, dove la presenza di otto milioni di “bambini crocifissi” viene “casualmente” ignorata, passa a questioni, talvolta scottanti, quali la “Casta Clericale” (Messaggio 4°) o “Chi partecipa comprende, chi non partecipa non comprende” (Messaggio 11°) allargandosi poi al concetto di famiglia “Non dal sangue, ma da Dio” (Messaggio 7°) e di “Chiesa: la Madre” (Messaggio 9°) auspicata e voluta ad immagine del Cristo, ma parla anche di “Campo di concentramento”, di “Figli perduti, popoli perduti, popoli bebè …”, fino all’interrogativo “Illusione essere Cristiani?”.

 E si conclude con il 20° Messaggio, che suona come una richiesta provocatoria (o una velata denuncia?) “E se Tu ce ne dessi l’esempio?”. Una domanda forse capziosa, ma ancor più una richiesta concreta di dimostrazione tangibile che Roma non è la Sede di Pietro, ma “Roma è là dove dei figli cercano un padre”. In questo richiamo specifico e nel binomio ricco-povero (accezione di miserabile, bistrattato, emarginato ecc …) sta proprio la chiave di lettura dell’opera, che porta l’autore a rivolgersi direttamente a Francesco, figlio delle periferie, fratello dei migranti, amico di gente poco raccomandabile: stracciai, catadores, recicladores, ambulanti, pescatori, contadini … sicuro della Sua comprensione e della condivisione delle problematiche che affliggono il Pianeta. E lo fa senza alcun timore di venire giudicato, poiché lo stesso Pontefice, come egli sottolinea, non si esime dal lavare “in piazza i panni sporchi della Curia”. Un Papa periferico per cultura e teologia.

In conclusione, ad attraversare il libro è l’esigenza lacerante di una fedeltà radicale al Vangelo nella costante rivolta contro un cristianesimo cloroformizzato e imborghesito. Pagine che lasciano il segno ed invitano a fare un’analisi introspettiva sulla gravità della condizione umana che accomuna, oggi, in un unico contesto popoli e nazioni, per risalire alla necessità di una fattiva collaborazione al fine di raggiungere un equilibrio nel divario estremo tra ricchezza e povertà, cultura ed ignoranza in un virtuale incontro di fraternità.

  Carmela Tuccari