Cinema / “Handy”, storia di una mano: ampollosa e un po’ confusa l’opera prima del regista siciliano Cosentino

Se state cercando una recensione celebrativa, che racconti il film in maniera entusiastica, come avrete capito dal titolo, questa non è la recensione giusta. E non è adatta a voi nemmeno se siete teneri di cuore, al punto tale da immedesimarvi e dispiacervi, se un giovane artista al suo esordio viene criticato. Se partite dal presupposto che il fatto che si tratti di un regista siciliano, Vincenzo Cosentino, debba commuovermi o addolcirmi, solo perché mio conterraneo, devo deludervi. Il mio spirito meritocratico, non riesce a tenere conto di questo. Sarebbe ingiusto proprio nei confronti di tutti quei siciliani che si sono fatti valere nel mondo, come intellettuali, artisti o uomini di scienza. Questa è solo la mia recensione, il mio modesto punto di vista su un film. Mi si potrebbe obbiettare, e mi è stato obbiettato: “ma lo ha girato da solo, e ha impiegato 4 anni”. E allora?  Questo ne deve fare un capolavoro?  Mi è stato anche detto: “ma ci sono panorami bellissimi”. Innanzi tutto, non sono poi così tanti, e comunque tutti i documentari sui viaggi, degni di questo nome, sono pieni di immagini bellissime. Questo non li rende film degni di premi. Qualcuno mi ha detto “ è un film pieno di spunti, vanno saputi cogliere”, guardandomi con aria compassionevole, come se io non fossi all’altezza di arrivarci. Peccato che alla  mia successiva domanda: “qual è secondo te il messaggio del film?”, la risposta stenti ad arrivare.

Dopo questa lunga, ma doverosa, premessa, andiamo al film. Il trailer non mi aveva entusiasmato particolarmente, ma il biglietto era già stato prenotato, e l’accordo preso con gli amici. Non ci si può tirare indietro! Mi reco al cinema. Una volta arrivata, alla consegna del biglietto, vengo accolta con un poster in regalo. Ne è previsto uno per ciascuno spettatore. “Gentile omaggio!” si potrebbe pensare. Non basta però, perché all’ingresso della sala, una volta strappato il biglietto, mi danno pure una busta con un omaggio all’interno, “wow anche un regalo”! No, spesso le cose non sono come sembrano, all’interno della busta un codice per vedere il film in streaming comodamente da casa vostra… non si sa mai, voleste tediare i vostri amici o parenti… ehm volevo dire, aveste perso qualche battuta fondamentale! Siamo in sala e il film sta per iniziare e io mi domando, speranzosa, che riesca a sciogliere le mie riserve. Ma no, non ci siamo ancora, c’è una breve parte riservata ai ringraziamenti. Praticamente non viene risparmiato nessuno, dall’unico attore presente nel film, Franco Nero, ai parenti, al pubblico. I ringraziamenti sono l’unica cosa sulla quale mi sciolgo un po’ visto che un cenno particolare viene fatto alla nonna (questo è un tasto a cui sono particolarmente sensibile).

Eccolo che inizia! No, l’incipit non è dei migliori: una voce narrante che parla solo per rime baciate (e così per tutta la durata del film) inizia già a snervarmi. Non vedo il motivo per cui introdurre questa “liricizzazione forzata”. Ma il peggio deve ancora venire, e mi si presenta innanzi ben presto: il film è la storia di una mano. Sì, avete capito bene, una mano. Ma non una qualunque, la mano di uno scrittore che decide di staccarsi dal corpo di questo povero incapace, per dimostrarsi all’altezza di fare ciò di cui l’incapace non è capace. Ah, dimenticavo, la mano ha un nome. Certo, è la protagonista del film, non vuoi darle un nome? Si chiama HANDY. Nemmeno con tutti i vostri sforzi voi potete immaginare cosa abbiano significato per me 1 ora e 36 minuti di film. Da questo momento in poi è solo un susseguirsi di strampalate, quanto inutili, vicende legate alla mano, che scrive un libro, che cerca un lavoro, che viaggia, che si innamora. Non mi è concesso svelarvi altro, nel caso in cui voleste ancora vederlo. Vi dico solo che mai ho sentito un simile concentrato di luoghi comuni e di citazioni prese, rivisitate e fatte proprie. Per fare un esempio, mi è rimasto impresso qualche cosa riguardo il silenzio assordante, buttata lì alla fine. Di cosa parli, quale sia il messaggio, o l’eventuale insegnamento, io non lo so. A me il regista è sembrato piuttosto confuso, un po’ come se volesse realizzare un’opera omnia. Forse scremare prima i contenuti, sarebbe stato un vantaggio.

Il grande merito che riconosco a Vincenzo Cosentino, è la sua capacità di creare un evento su ciò che evento non era. La possibile realizzazione del film, solo grazie ai sostenitori, come se fosse la rivincita del cinema indipendente, crea aspettativa nel pubblico (pagante!). Il materiale promozionale distribuito all’ingresso è pura pubblicità, ma la pubblicità è l’anima del commercio, lo sappiamo.

Se è sufficiente, avere un’idea, una qualunque, e trasformarla in qualcosa di concreto, per essere considerati artisti, allora siamo tutti artisti, ciascuno a modo proprio!

Annamaria Distefano

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Posted by on 25 aprile 2017. Filed under Cinema,Cultura,Società,Spettacoli. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

One Response to Cinema / “Handy”, storia di una mano: ampollosa e un po’ confusa l’opera prima del regista siciliano Cosentino

  1. Anna

    25 aprile 2017 at 13:22

    Molto esaustiva. Avevo immaginato la noia, ma scritta l intera esperienza, fa comprendere la perdita di tempo….effettivamente la distribuzione dei gadget nn doveva essere il fattore primo…..grazie a questa recensione non penso che andrò a vederlo. Ma poi…che trama è? Una mano che si stacca da un incapace? Baaah

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