Ricerca / Più tecnologia e una prospettiva internazionale. I genitori italiani vogliono una scuola sempre più “smart”

La ricerca è stata effettuata con approfonditi sondaggi di opinione condotti da Ipsos per valutare speranze, timori e prospettive di oltre 27mila genitori in 29 Paesi.

Più tecnologia e una “prospettiva internazionale”. Sono le aspettative dei genitori italiani sulla scuola, come emergono da una ricerca della Varkey Foundation, ente benefico per l’istruzione globale. La ricerca è stata effettuata con approfonditi sondaggi di opinione condotti da Ipsos per valutare speranze, timori e prospettive di oltre 27mila genitori in 29 Paesi – con l’Italia, Argentina, Australia, Brasile, Canada, Cina, Colombia, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, India, Indonesia, Giappone, Kenya, Malesia, Messico, Perù, Polonia, Russia, Singapore, Sudafrica, Corea del Sud, Spagna, Turchia, Uganda, Regno Unito, Stati Uniti e Vietnam – e si tratta dell’indagine più completa mai condotta sugli atteggiamenti dei genitori di tutto il mondo in relazione all’istruzione dei propri figli ed al loro futuro.

Alcuni dati riferiti ai genitori italiani possono sorprendere. Ad esempio, contrariamente ai luoghi comuni, emerge che il 78% di loro considera buona la qualità dell’insegnamento nelle scuole frequentate dai figli. La percentuale cresce per le scuole private (95%) – ed è forse immaginabile, visto che le scuole private vengono “scelte” – rispetto alle scuole pubbliche (76%). Però, solo il 34% ritiene “buona” la qualità delle scuole pubbliche in Italia (in linea con la “classifica” PISA, con l’Italia al 34° posto su 70 nazioni) e il 31% le valuta invece di qualità scarsa o molto scarsa.
Sempre a proposito di qualità, solo un genitore italiano su cinque (21%) ritiene che gli standard educativi siano migliorati negli ultimi 10 anni, mentre oltre la metà (56%) ritiene che nello stesso periodo, siano peggiorati (la media dei risultati dell’indagine è pari al 37%). Insomma, la qualità della scuola lascerebbe a desiderare.

Dato che si integra con le attese verso il futuro, per cui solo il 52% degli italiani crede che la scuola dei propri figli li prepari adeguatamente al mondo del 2030 e oltre (la media globale è al 64%): risultato migliore rispetto alla Francia (47%), ma inferiore alle altre grandi economie europee (Regno Unito, 67%, come la Spagna, mentre la Germania si ferma al 57%)
Ben il 43% dei genitori teme una preparazione inadeguata dei figli al futuro. E di questo 43% il 72% suggerisce, per migliorare, la necessità di una prospettiva internazionale di più ampio respiro. Il 65% auspica più attenzione all’utilizzo di tecnologie nuove ed emergenti, il 53% una maggiore enfasi su nuovi tipi di carriere, impieghi e competenze per il futuro, il 46% maggiore preparazione su competenze non convenzionali o “soft” che saranno indispensabili in futuro, e il 42% desidera un piano di studi più interessante ed aggiornato, al passo con i cambiamenti.

La ricerca è una miniera di dati interessanti (un altro, ad esempio, riguarda l’iperprotettività dei genitori italiani, con il 25% di loro che passa almeno 7 ore o più alla settimana per aiutare i figli in ambito educativo), ma su tutti – lo rileva la stessa Varkey Foundation – spicca forse inaspettata la fiducia negli insegnanti e nella scuola. Ci sono ombre, certo. E necessità di investimenti (computer e tecnologia in primis), ma, sostiene l’ad di Varkey, Vikas Pota, “sebbene i titoli di prima pagina parlino di carenza di fondi e di insuccessi scolastici in tutto il mondo, è straordinario vedere quanta fiducia i genitori ripongano nella qualità dell’insegnamento nelle scuole dei propri figli”. Una bella iniezione di fiducia.

Alberto Campoleoni