Riciclaggio, gioco d’azzardo ed evasione fiscale

L’85%  degli scommettitori è povero: è uno dei risultati di una recente ricerca presentata nel corso di un convegno dal titolo: “riciclaggio, gioco d’azzardo ed evasione fiscale”. Non è un risultato sorprendente: chi se non un povero può dilapidare il poco che ha-a volte che non ha- per imagesaffidare alla sorte la realizzazione dei sogni che la realtà gli nega? Dalla stessa fonte emergono dati più sconcertanti. Intanto gli scommettitori in Italia sono oltre 33 milioni, ben oltre il 50% conteggiando anche vecchi e minori. A scommettere ogni settimana sono 8,5 milioni. La cifra più incredibile è quella del giro d’affari annuo: oltre 100 miliardi. Per avere un’idea di quanto enorme sia questa cifra basterà ricordare che la somma che il governo non riesce a reperire per risolvere il problema dell’IMU è di 4 miliardi; miseri in confronto ai 100. Un altro elemento allarmante è quello che collega il gioco alla delinquenza: usura, frodi fiscali, riciclaggio. Ma non ci si può certo stupire. Chi gioca d’azzardo si pone fuori dall’etica perché cerca di ricavare denaro dal denaro affidandosi alla sorte. E’ naturale che intrapresa questa strada si possa essere disponibili ad arrangiamenti” vari. Ed è arcinoto che la delinquenza organizzata sguazza nel mondo immorale e pieno di soldi delle scommesse: quanti film abbiamo visto su corse ippiche ed incontri di boxe truccati dalla malavita?  Le tecnologie di oggi non hanno inventato o creato il problema, lo hanno potenziato e reso più presentabile.  Fino a 25 anni fa tutto questo non era nemmeno ipotizzabile: tranne lotterie nazionali, lotto e schedine – tutte gestite dallo stato – tutto era vietato e non si sentiva nessuna mancanza. Poi lo Stato si è reso conto che autorizzando, potenziando e tassando il gioco avrebbe potuto rimpinguare le casse dell’Erario. Naturalmente lo Stato ha il nome di chi ha fatto quelle scelte ( e ne porta la responsabilità morale ), ma non è questa la sede per questo approfondimento. Era evidente che la società ci avrebbe rimesso. Intanto perché il gioco va avanti solo se il banco vince, quindi se i giocatori perdono e sappiamo quante vite e famiglie distrutte siano conseguenza delle perdite al gioco. Poi perché non può produrre miglioramenti sociali il fatto di indurre i cittadini a credere che i problemi esistenziali si possano risolvere affidandosi alla fortuna e non al lavoro e all’impegno sociale.  Si trattava di una strada sbagliata che è stata perseguita addirittura di corsa. Ora, ed è la conclusione amara del convegno, ci si accorge che non c’è soluzione, che non ci si può limitare a tornare indietro pena il rischio concreto di lasciare anche questo campo in mano alle mafie. Si può solo cercare di limitare i danni, ma sappiamo che questi palliativi non funzionano, come non funzionano i divieti per i giovani e le ipocrite pubblicità per un gioco responsabile. Triste ma vero.

Alessandra Distefano

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