Ricordo / Nino Blandini, uomo di grande cultura e profonda fede che raccontava la Chiesa con amore

Siamo tutti un po’ più poveri, ora che Nino Blandini ci ha lasciato. Un pozzo senza fondo era Blandini, una miniera di storie della città di Catania (e non solo) e della Chiesa catanese in particolare, con fatti e aneddoti che ad ogni occasione venivano fuori dalla sua sorprendente memoria e portati alla luce per essere così ancora conosciuti  e condivisi. E quanta passione ci metteva il Nostro  nel raccontarli questi fatti, con dovizia di particolari di questo o quel personaggio, di quel certo posto, località, istituzione civile o religiosa che fosse! Una passione, un talento innato sicuramente, e comunque rafforzato dal lavoro svolto anche in qualità di direttore per i beni librari e archivistici della Sovraintendenza  per i beni culturali di Catania, che il professore Antonino Blandini ha messo ampiamente a frutto. Del suo incarico per la Sovraintendenza mi riferiscono che Blandini abbia favorito la sistemazione di tanti archivi parrocchiali, compreso quella della mia parrocchia, la matrice di Tremestieri Etneo, fornendo anche le librerie per l’adeguata custodia degli antichi e preziosi documenti.

Questo era Nino Blandini:  un giornalista sobrio, una persona buona e umile, ma ricco, esuberante di notizie, soprattutto di buone notizie che, per dovere di cronaca e come per missione, non mancava di dare alla stampa per continuarne la conoscenza nella storia degli uomini: notizie di fede, di cultura, di storia, una missione di vita, la sua, tanto da essergli assegnato dall’Associazione Donatori Volontari di Sangue Advs- Fidas di Catania nel gennaio 2014 il Premio “Per una vita migliore” perchè “con i suoi studi e scritti ha contribuito a diffondere la conoscenza e la bellezza del nostro patrimonio storico e artistico, promuovendo, così, la formazione delle coscienze e la crescita culturale e umana della persona“.

Di santi e storie Blandini era un’immancabile e puntuale fonte di notizie. Innanzitutto di Sant’Agata, per la città di Catania, e del compatrono sant’Euplio, del quale era l’innamorato cultore che instancabilmente ne promuoveva il ricordo e la devozione, rammaricato della quasi dimenticanza che i catanesi hanno dimostrato di avere del santo diacono, nato a Catania da fonti storiche certe i cui resti ossei sono conservati nella chiesa-cattedrale di Trevìco, in provincia di Avellino.  E’ stata tanta la devozione di Blandini per Sant’Euplio che non mancava occasione di promuoverne sempre di più la conoscenza, visti gli ottimi rapporti intrattenuti con il direttore del centro di studi su Sant’Euplio, il parroco di Trevìco don Michele Cogliani, che – ma questa è la mia personale esperienza – sapendo della visita insieme ai miei cari, nel piccolo borgo della Baronia ci ha accolto, in quanto catanesi,  con lo scampanio a festa delle campane della cattedrale!

Ben di più, però, è stata la devozione di Blandini per sant’Agata che ha onorato con i suoi tanti scritti apparsi puntualmente sul quotidiano La Sicilia, sul settimanale Prospettive, sulla rivista Agorà e con i tanti interventi sulle reti televisive locali in qualità di esperto giornalista e devoto cittadino. Ricordo il suo incoraggiamento perché partecipassi ad un corso formativo per giornalisti che si sarebbe tenuto nel maggio di quest’anno presso la chiesa-duomo dedicata a Sant’Agata, ad Alì, in provincia di Messina, la piccola capitale del manierismo siciliano, sul tema “Comunicare i beni culturali, architettonici, le tradizioni religiose e popolari di Sicilia”: anche in questo caso Blandini intratteneva con il parroco del luogo don Vincenzo D’Arrigo rapporti di reciproca stima nel nome di Sant’Agata. Si era molto rammaricato di non poter andare ad Alì, perché come ebbe a scrivere all’inizio di agosto, quando più manifestatamente le condizioni fisiche di salute erano diventate molte precarie,  “sono inchiodato, obtorto collo, senza una pausa di riposo, davanti al computer da forzato volontariato giornalistico”.

Nino Blandini amava tantissimo la Vergine Maria, particolarmente sotto il titolo del Monte Carmelo e ogni anno erano sue le pagine de La Sicilia  che descrivevano tradizioni e storie della città di Catania legate alla Madonna del  Carmine, come sarebbe stata anche quella che stava per scrivere la vigilia della festa, ma che è rimasta …. solo nella sua mente, per il sopraggiunto gravissimo malore – si è trattato di un ictus  devastante  – davanti alla tastiera del computer. La figura di Maria Vergine  è stata sempre centrale nella vita di fede di Blandini, e anche sotto l’aspetto dello storico e del cattolico osservante Blandini non mancava di promuovere la visita e la conoscenza, nella città di Roma, della chiesa dell’ Arciconfraternita Santa Maria Odigitria dei Siciliani!

Blandini ha dato un significativo contributo alla mia parrocchia di Santa Maria della Pace, a Tremestieri Etneo, quando nel 2009 è stato membro di giuria, e per tre anni, della sezione di giornalismo del Premio Natale – Città di Tremestieri Etneo e poi, nel Natale 2016, quando è stato invitato come ospite d’onore alla cerimonia di premiazione della 28esima edizione dello stesso Premio; ed ancora nel 2011, quando da relatore ha partecipato alla conferenza su “Le confraternite del SS. Sacramento: storia e attualità”, su invito della locale confraternita che porta lo stesso titolo.

Altri tempi quelli, quando lo si vedeva spuntare all’improvviso, assieme alla moglie Lia, nel corso delle tante celebrazioni ed eventi ecclesiali in città, a Catania, con la sua piccola macchina fotografica a scattare le foto che avrebbero accompagnato il pezzo giornalistico  sul quotidiano locale o sul settimanale diocesano…. Negli ultimi tempi Nino mi chiedeva di procurargli qualche foto, non potendo più recarsi facilmente sul posto dell’evento, però, quando si trattava di corsi di aggiornamento, formativi, dell’Ordine dei giornalisti e che si tenevano a Catania, pur con il disagio e la fatica che essi comportavano… non voleva tirarsi indietro, chiedendomi di accompagnarlo, di andare insieme…. Ricordo proprio gli ultimi, quelli su “Nessuno è ultimo. Diritti legali e doveri dei giornalisti nella comunicazione sociale” in Via Nuovaluce  a Tremestieri Etneo, il 17 maggio, “Siamo membri gli uni degli altri. Dalle social network communities alla comunità umana” l’1 giugno, presso i Paolini di via San Nullo a Catania e l’ultimo “Nuova comunicazione pubblica e nuova previdenza” l’8 giugno, nell’aula magna di Scienze Politiche dell’Università.  Tematiche care al giornalista Blandini, per un impegno vissuto nell’onestà intellettuale, come servizio alla comunità umana, come “ministero”…

Gli avevo promesso un bastone, al posto dell’ombrello cui si era appoggiato l’ultima volta che siamo stati insieme, al corso dell’8 giugno: non ne ha avuto più bisogno, dal 15 luglio e fino al 5 agosto, quando ha dato il suo ultimo saluto a questa terra per incontrare il Padre suo, in cielo. Lascia, all’età di 75 anni, l’amata moglie Lia, il figlio Emanuele e un vuoto incolmabile. I funerali sono stati celebrati nella cattedrale di Catania nel pomeriggio del 7 agosto, presieduti dall’arcivescovo mons. Salvatore Gristina.

Vincenzo Caruso

Chi era Antonino Blandini

Laureato in Giurisprudenza, con tesi in Diritto canonico, presso l’Università di Catania, e specializzato in Storia e tecnica del Giornalismo presso l’Istituto Nazionale per la Storia del Giornalismo e in Diritto ed Economia regionale presso la Facoltà di Economia e Commercio di Catania, è stato docente di Materie Giuridiche ed Economiche negli istituti tecnici statali ed avvocato nel distretto di Catania.

   Giornalista pubblicista e socio dell’Unione Stampa Cattolica Italiana, è collaboratore del quotidiano “la Sicilia”, del settimanale diocesano “Prospettive”, del trimestrale culturale “Agorà” e di altri periodici. E’ stato corrispondente de “L’Osservatore Romano” per la Sicilia Orientale e consultore della commissione per i beni culturali dell’arcidiocesi di Catania.

    Già dirigente tecnico superiore bibliotecario presso le Biblioteche Universitarie Statali di Messina e Catania, vice soprintendente della Soprintendenza per i beni bibliografici per la Sicilia orientale, ha insegnato Bibliografia generale, Biblioteconomia e Storia del libro nei Corsi di qualificazione professionale dell’Assessorato regionale per i beni culturali, ha diretto le Sezioni tecnico-scientifiche per i Beni Librari ed Archivistici Ecclesiastici nonché la Casa Museo di Giovanni Verga e la Biblioteca della Soprintendenza per i BB. CC. di Catania ed ha presieduto la Sezione Siciliana dell’Associazione Italiana Biblioteche, che ha rappresentato presso il Consiglio regionale per i Beni Culturali.

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