Ricorrenza e non solo / Ai bordi della cronaca, dal Centenario della Prima Guerra Mondiale ai conflitti di oggi

Sull’Altopiano di Folgaria, ieri, domenica 27 luglio, Paolo Fresu  ha suonato “Il Silenzio” in memoria dei Caduti della prima guerra mondiale.  Le note uscite dalla sua tromba hanno attraversato i luoghi della sofferenza e della morte di  uomini armati gli uni contro gli altri ma anche hanno mosso i loro passi sul “Sentiero della pace” che oggi si snoda tra le antiche fortificazioni militari. centenario-della-prima-guerra-mondiale-su-rai- L’idea  è  stata  dello scrittore  Paolo Rumiz nell’ambito delle commemorazioni  per il centenario dell’inizio di quella che papa Benedetto XV definì  “l’inutile strage”.  La melodia si è levata   per rendere omaggio  ai  morti  ma ancor più per ricordare ai vivi   che una guerra è sempre una sconfitta. Per tutti. La storia  ha sempre distinto tra  vincitori e vinti  ma  la memoria  compie un altro percorso  e propone una riflessione diversa. Anche la musica, entrando  nell’anima di ogni persona,  supera  le distinzioni  tra  vittoria e sconfitta. Su quell’altipiano, come in mille altri luoghi,  il suono  di una tromba invita a cercare e a trovare  risposte  di  dialogo alle tensioni che sempre accompagnano la vita delle persone e dei popoli. C’è  qualcosa  di particolare da non dimenticare. “Il Silenzio”  sull’Altopiano richiama le radici della melodia che sono nella storia del capitano Robert Ellicombe dell’esercito americano del Nord che rischia la propria vita per soccorrere  un soldato nemico ferito  nella battaglia. Attraverso i documenti che sono nell’uniforme  del ragazzo il capitano Ellicombe  scopre che questo giovane, ormai morente, è suo figlio. Trasferitosi per studiare musica in una città del Sud  il giovane era stato arruolato nell’esercito che combatteva contro quello a cui apparteneva il padre.  Nelle  tasche  c’é  uno spartito con delle  note che diventeranno “Il Silenzio”.  Quella musica accompagna i funerali del ragazzo. Poi quelli di molti altri soldati. In Italia  Nini Rosso l’ha portata fuori  dalle caserme e dalle cerimonie militari. Lasciamo  a chi di competenza  la verifica del racconto del padre e del figlio  ma il messaggio che arriva  da quel suono sull’Altopiano, a cento anni dall’inizio della prima guerra mondiale, è di  triste attualità e dice che la guerra, ogni guerra, è sempre  un  scontro  sconvolgente tra fratelli, tra padri e figli,  tra persone che amano la vita. Non ci sono e non si saranno mai vinti e vincitori. Nonostante il passare del tempo, nonostante i cimiteri,  i monumenti, le celebrazioni,  le inutili stragi si ripetono. Come mai non si riesce a comprendere questa verità? La tromba  suona dunque invano “Il Silenzio” sull’Altopiano di Folgaria?  Le vibrazioni emotive  vengono presto rimosse dal vento  della cronaca  che continua a raccontare  di morte e distruzione in molti angoli del mondo. Perfino in Europa. Con quel suono tornano allora le parole di Benedetto XV nel messaggio del 1° agosto 1917 ai  belligeranti: “Riflettete alla vostra gravissima responsabilità dinanzi a Dio e dinanzi agli uomini; dalle vostre risoluzioni dipendono la quiete e la gioia di innumerevoli famiglie, la vita di migliaia di giovani, la felicità stessa dei popoli, che Voi avete l’assoluto dovere di procurare”. Solo l’imperatore d’Austria, Carlo I d’Asburgo le comprese e le condivise.  Per questo venne  fatto bruscamente scendere dal trono.  Giovanni Paolo II  lo ha proclamato beato il 3 ottobre 2004. Dopo Benedetto XV tutti i pontefici  hanno alzato la voce per la pace,  oggi  è quella di papa Francesco. Dopo aver provocato qualche vibrazione negli ambienti politici e negli organismi internazionali, si perderanno  nel vuoto dell’indifferenza o della formalità? Alcune risposte sono, tristemente, già nella cronaca di questi giorni, non c’è  bisogno di riprenderle. Altre sono oltre i confini mediatici. Sono sull’altopiano interiore della coscienza dove nel tempo della prima guerra mondiale arrivò Carlo I  d’Asburgo.  Dove  coloro che reggono le sorti  politiche ed economiche del mondo  sono  attesi  anche oggi.

Paolo Bustaffa