Riflessioni / I migranti sono fratelli: accogliamoli con un sorriso

Il problema dei migranti in Italia è incanalato in un labirinto di difficoltà. Ma noi cristiani come dobbiamo comportarci? Ci sono regole da osservare?
La risposta è, senza dubbio, mettere in pratica il Vangelo: “ama il prossimo tuo come te stesso”. Chi erano i nostri antichi progenitori, se non dei migranti, sbarcati nelle nostre coste da Paesi lontani? Non sappiamo, ma certamente immaginiamo quante difficoltà abbiano incontrato sul loro cammino.
I migranti sono nostri fratelli, anche se appartenenti a fedi religiose diverse: è questo l’insegnamento di Papa Francesco, che continuamente ci sprona al dialogo interreligioso, con profonda convinzione e con esemplare comportamento nella vita. Ricordiamoci la sua venuta a Lampedusa, dando a tutto il mondo una testimonianza evangelica, che commosse anche i cuori più duri di persone attente però ad eccezionali cronache.
I “segni dei tempi” in tutta l’Europa sono le migrazioni nel “mare nostrum”, non possiamo stravolgere la realtà. Parallelamente, assistiamo con trepidazione alla “fuga dei cervelli”, specie in Sicilia.
Inoltre, urge rilevare che parecchi migranti appartengono alla fede cristiana: fuggono anch’essi da guerre, fame e gravi disordini, nella speranza di risorgere a nuova vita, aspirazione giusta, volontà di Dio, difensore della libertà degli uomini contro gli empi, che vorrebbero distruggerne la personalità, rendendoli schiavi del loro malvagio e perverso volere.
Negli incontri che ci capitano nella quotidianità con i migranti locali, il dialogo dev’essere improntato ad un tono colloquiale, con empatia, ovvero trattandoli come concittadini, non come esseri “invisibili”.
In occasionali conversazioni con migranti ad Acireale, in Piazza Duomo o nei giardini pubblici, dove sono io stessa a cercarli e rivolgere loro la parola, ho la sorpresa di trattare con persone semplici, dalle normali esigenze, specie in rapporto ai propri bambini, in attesa d’essere riconosciuti i loro diritti umani. Perché ancora non è riconosciuto lo ‘jus soli’? I figli dei migranti che nascono sul suolo nostro hanno diritto ad essere riconosciuti italiani. Grave offesa è la fredda indifferenza: bisogna abbattere le barriere e andare incontro ai migranti con animo generoso e spirito d’iniziativa.
Su “Avvenire” del primo giugno, nella pagina “Agorà sette”, dedicata al XVI Convegno liturgico internazionale di Bose, il sociologo Mario Abis, intervenendo su ”nascita di un partenariato tra mondo laico e mondo cristiano”, esalta la Chiesa italiana, capace di saper diffondere “valori sociali”: è riportata la foto del Duomo e della basilica di San Pietro e Paolo di Acireale, con un  suo giudizio lodevole: “parco culturale ecclesiale di Sicilia, Terre dell’Etna, dell’Alcantara….Nuovo modello di sviluppo creativo in grado di creare sinergie tra cultura, arte e ambiente”.
E l’ambiente attuale è anche dei migranti: accogliamoli in Piazza Duomo con un bel sorriso.

                                Anna Bella

 

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