Santa Venerina / Sui passi dei monaci basiliani. Incontro-visita ai ruderi di Santo Stefano con padre Alessio Mandanikiota

Nella foto: da sx Don Santo Leonardi, padre Alessio Mandanikiota, don Giuseppe Guliti

Per un pomeriggio la cella trichora bizantina di Santo Stefano, che si trova a Dagala del Re – una frazione di Santa Venerina, ha ospitato un monaco vero dopo più di cinquecento anni. Non di certo per restarvi per le sue contemplazioni ma per parlare di storia e spiritualità dei monaci basiliani in Sicilia. Si è trattata di una conferenza “all’aperto” tenutesi in uno dei pochi luoghi d’origine bizantina che si possono ammirare nella fascia jonico-etnea. A parlare è stato Padre Alessio Mandanikiota, uno iero-monaco della Chiesa greco ortodossa che dimora all’eremo della Candelora sito sulle alture di Santa Lucia del Mela (Messina). Un excursus di storia e spiritualità dall’arrivo dei basiliani fino alla reconquista dei Normanni: “La Sicilia – ha subito aperto il monaco – non è stata mai dominata”.  Un crocevia di popoli e professioni diverse, piuttosto, “che hanno reso la Sicilia una terra santa”. Con l’avvento dei Normanni il monachesimo bizantino in Sicilia acquisisce basi patrimoniali e territoriali mai possedute in precedenza, nemmeno quando l’isola era governata direttamente da Costantinopoli e nemmeno quando il patriarcato della seconda Roma era retto da prelati siciliani. È lo stesso Conte Ruggero che si occupa dell’osservanza della Regola di San Basilio, con gli aggiornamenti e le integrazioni apportate da San Teodoro Studita (759-826) così come farà con i benedettini, avvalendosi in particolar modo del loro sapere enciclopedico e la loro bravura nella scrittura dei manoscritti. “Questo luogo (ndr Santo Stefano) è d’ispirazione certamente basiliana ma con i normanni l’edificio si amplia e viene aggiunto il nartece”, ha spiegato Andrea Mazzeo di TrichoraLab, associazione partnership dell’incontro, mentre la presidente Rosalia Spinella ha messo in evidenza come “la cella trichora di Dagala è un raro esempio di architettura bizantina”. “Noi oggi conosciamo i monasteri basiliani sia attraverso le fonti scritte che attraverso i numerosi monumenti di impronta bizantina dislocati, soprattutto nei comprensori dei Nebrodi e lungo la catena dei monti Peloritani. Queste erano le aree integre da infiltrazioni musulmane e qui la popolazione era interamente di lingua greca e lo rimarrà per tutto il Cinquecento. In quelle zone per decenni si svolse la guerriglia contro i musulmani e mai essi poterono insediarsi in quelle aree”, ha detto padre Alessio Mandanikiota. E ancora: “L’ininterrotta presenza di cristiani bizantini in tutta la Val Demone spiega il perchè i monaci basiliani costruirono i loro numerosi monasteri in quelle zone e vi rimasero numerosi per secoli”. Il Val Demone è ancora oggi ricca di

Il pubblico presente alla conferenza “all’aperto” del 20 settembre 2017

stretti sentieri, aree selvagge e boscose e nel Cinquecento lo storico Tommaso Fazello la descriveva “piena d’altissimi monti, di balze, di colli continuati e seguenti l’un dopo l’altro, di grandissime selve  e di fortissimi boschi, ed è di sito più alta e più elevate delle altre”. Sull’importanza della riscoperta delle origini del territorio e il suo legame con la religione è stato l’intervento di don Santo Leonardi, direttore dell’Ufficio diocesano ecumenismo e dialogo interreligioso che ha promosso l’incontro: “Il camminare tutti insieme sui passi dei monaci basiliani e benedettini è, aldilà dell’escursione in mezzo alla natura, compiere la nostra missione di cristiani attenti alla nostra storia per discernere il presente”. A fine incontro don Giuseppe Guliti, abile storico del territorio e vice cancelliere della curia di Catania, ha puntualizzato, sulla base della sua personale ricerca condotta su oltre 35mila carte d’archivio, che “a Santo Stefano la vita monastica continuò, seppur a regime ridotto, fino e oltre alla seconda metà del Quattrocento poiché a tale periodo fu nominato il priore Benedetto”.

Domenico Strano

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Posted by on 2 ottobre 2017. Filed under Comuni,Cultura,Diocesi,In evidenza,Santa Venerina. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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