Scienza e natura / Il dibattito sugli Ogm: tra preconcetti cavalcati da marketing e politica emerge una “verità naturale”

Dagli Ogm al bio, falsi allarmi e verità nascoste del cibo che portiamo in tavola.  “Contro natura” (Rizzoli, 2015) di contro_natura_rizzoliDario Bressanini e Beatrice Mautino prova a fare chiarezza attorno a queste tematiche proponendo un metodo per imparare a scegliere cosa mangiare di sano. Siamo sicuri che il colore “naturale” delle carote sia l’arancione? O che il riso che compriamo sia veramente biologico? E poi: esiste sul serio una patologia chiamata “sensibilità al glutine”? Con rigore scientifico gli autori rispondono a questi quesiti ripercorrendo la storia dell’uomo e del cibo, smontando false verità e luoghi comuni, e dando risalto perfino a qualche paradosso (la prima mela italiana Ogm è più naturale di quella raccolta in Alto Adige). Tra le righe di questo volume non predomina una versione a favore degli Ogm; gli autori piuttosto concordano sul fatto che molti dei nostri timori nascono da preconcetti sbagliati cavalcati dal marketing e dalla politica. Dibattito quanto mai attuale.

In un recente articolo apparso su Repubblica il senatore a vita nonché scienziata Elena Cattaneo evidenziava come “in Italia da tredici anni l’irrazionalità politica causa la perdita della nostra biodiversità agricola”. I parassiti avanzano, continuava la Cattaneo: “Se non proteggiamo le nostre coltivazioni tipiche le perderemo o le riempieremo con insostenibili cicli di pesticidi”. Nel dibattito si registra una voce autorevole: quella di Papa Francesco. Nella sua enciclica verde “Laudato sì” il pontefice invita ad affrontare la questione degli Ogm con uno “sguardo comprensivo” attraverso “un maggiore sforzo per finanziare diverse linee di ricerca autonoma e interdisciplinare che possano portare nuova luce”.  Tornando al volume di Bressanini e Mautino esiste una verità di fondo inconfutabile che la Cattaneo bene mette in risalto nel suo articolo: “Gli scienziati in buona fede sanno che le piante naturali sono geneticamente modificate dai batteri che “naturalmente si divertono” a inserire nel dna delle piante un po’ del proprio”. Esattamente come fa il ricercatore oggi, copiando la natura ma con il supporto della tecnologia e della scienze.

In Italia però le cose vanno diversamente: “Temiamo di contaminare con gli Ogm le nostre terre – afferma la Cattaneo – e lasciamo che si contaminino quelle dei paesi da cui li acquistiamo”, e come se non bastasse “paghiamo cervelli e invenzioni italiane in campo agrario lasciano che altri Paesi se ne approprino per migliorare le loro ogmeconomie”. Ma cosa sono in fondo gli Ogm? Gli autori Dario Brassanini e Beatrice Mautino, rispettivamente chimico e biotecnologa, ne parlano nel settimo capitolo. “Sono piante che hanno subito una manipolazione genetica, oppure piante che hanno dei geni di un’altra specie, ma anche piante sterili che resistono ai pesticidi o servono per la fame nel mondo. Nessuna di queste risposte è corretta, anche se alcuni Ogm possono ricadere in queste categorie: per esempio, alcuni hanno geni che sono stati prelevati da un’altra specie, ma non necessariamente, come nel caso della soia alto-oleico. Allo stesso tempo, il grano tenero possiede indubbiamente i geni di altre specie, come vi abbiamo raccontato, ma non è un Ogm”. Gli autori infine affermano che “Ogm è quando la legge dice che è Ogm come direbbe il Boskov delle biotecnologie. In altre parole, non esiste un modo per classificare in modo preciso le piante in Ogm e non dal punto di vista biologico e in base solo alle loro caratteristiche. Ogni pianta, così come ogni batterio, ogni fungo, ogni animale, fa storia a sé. Certamente si possono trovare alcune caratteristiche comuni ad alcuni Ogm. Per esempio, alcuni hanno geni provenienti da altre specie, altri resistono ai diserbanti. Ma come vi abbiamo spiegato, non solo questa non è una condizione di tutti gli Ogm, ma vi ricadono anche piante che Ogm non sono”. L’Europa ha investito, dal 1982 al 2012, più di 300 milioni di euro in ricerche sulla sicurezza degli Ogm, finanziando centinaia di gruppi di ricerca pubblici, in laboratori e università. Il rapporto finale parla chiaro: le biotecnologie e in particolare gli Ogm non sono, di per sé, più rischiose delle tecnologie convenzionali di breeding delle piante.

Domenico Strano

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Posted by on 10 agosto 2015. Filed under Ambiente,In evidenza,Recensioni,Scienze & Tecnologie. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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