Scuola / Educazione parentale: perché istruire i figli a casa se li si priva di momenti formativi con compagni e docenti?

L’homeschooling, detta anche educazione parentale, è molto diffusa negli Stati Uniti e in molte nazioni europee e anche nel nostro Paese sta aumentando questo fenomeno scolastico. Riguarda alcune famiglie che decidono di istruire i propri figli a casa e non a scuola, come si fa comunemente.

Sono tante le cause che influiscono su questa scelta da parte dei genitori, quali: docenti svogliati e poco attenti alle esigenze dei propri allievi, edifici scolastici sempre più fatiscenti, sovraffollamento delle classi, continui episodi di bullismo. La maggior parte delle famiglie crede che a questo ci sia rimedio non mandando più i figli a scuola, ma facendoli studiare direttamente con loro a casa.

L’homeschooling si è diffuso inizialmente tra le famiglie Amish (comunità religiosa nata in Svizzera nel Cinquecento) e tra le cristiane suprematiste americane. A partire dagli anni Ottanta, l’educazione parentale cominciò a diffondersi anche tra alcuni esponenti della media borghesia, caratterizzati da un forte sentimento antistatalista. Questo fenomeno in Italia è più recente e deve la sua diffusione alla crisi del sistema d’istruzione che sta vivendo già da molti anni il nostro Paese.

Secondo le famiglie homeschoolers i programmi ministeriali sono troppo generalizzati, schematici e svolti dai docenti con estrema rigidità. Molti insegnanti pur di finire velocemente il programma si dimenticano che gli allievi hanno bisogno di tempo per memorizzare tutte quelle nozioni, così facendo trascurano i tempi d’apprendimento dei propri alunni e non tengono conto delle singole attitudini dei ragazzi.

Erika De Martino, la madre homeschooler più famosa d’Italia, afferma: “A scuola i ragazzi crescono senza scoprire le proprie passioni, perché non viene dato loro il tempo. Sono demotivati dalla standardizzazione, sottoposti a orari prolungati e non hanno più modo di conoscere sè stessi”.

Ormai le scuole non sono più luoghi sicuri, avvengono troppi fenomeni di bullismo, e con l’avvento dei social network hanno raggiunto livelli allarmanti e pericolosi. Gli edifici sono in gran parte fatiscenti e non rispettano le normative antisismiche. Le classi sono sovraffollate e i ragazzi non hanno modo di rapportarsi con i docenti per qualsiasi dubbio o problema.

Affinché il Miur autorizzi i genitori a far ricorso all’educazione in casa è necessario che i genitori homeschooleers abbiano le conoscenze di base per poter istruire i propri figli e dimostrino, anche attraverso esami periodici, di impartire realmente tale istruzione, sulla quale i dirigenti scolastici avranno l’obbligo di controllare. Una regione capofila del movimento homeschooling è la Sicilia, con punte massime di 255 studenti non iscritti alla scuola pubblica ed educati in casa.

Ma questi ragazzi saranno davvero felici di fare il percorso scolastico dentro le mura domestiche? I rapporti umani sono importantissimi e non frequentando la scuola andrebbero a perdersi tutte quelle cose che hanno fatto crescere e maturare intere generazioni: le amicizie, i compagni di banco, le marachelle in classe, le gite, i foglietti rimpiccioliti per copiare durante i compiti in classe, i suggerimenti del compagno di dietro. Sono momenti di vita formativi che un giorno questi adolescenti non potranno ricordare per non averli mai vissuti.

Michela Abbascià

 

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Posted by on 16 marzo 2017. Filed under Cultura,In evidenza,Scuola,Società. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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