Scuola / Libera per tutti – Il miracolo quotidiano che si vive nell’aula scolastica

Da anni ho in mente di scrivere un breve saggio di micro-sociologia scolastica, ma non trovo mai il tempo e l’energia. Probabilmente non ne sarei neanche capace: ci vorrebbero armi affilate, un robusto etno-antropologo e quattro guide esperte per inoltrarsi nella giungla dove vivono tutti i popoli della scuola, indigeni ed emigrati, divisi per tribù (e tabù).
Così rimando sempre, e mi accontento con poche righe, ma sentite.
Durante le vacanze di Natale ho visitato Napoli (stupenda): sapevo del miracolo di san Gennaro, santo Patrono, che una volta o due l’anno fa liquefare il sangue in un’ampolla; non sapevo di santa Patrizia, santa compatrona (a Napoli si contano ben 52 santi protettori!), che fa lo stesso miracolo una volta l’anno, ma lo farebbe anche tutti i martedì o addirittura su richiesta.
Ancora in tema di santi: sant’Ignazio di Lojola, il fondatore dell’ordine dei Gesuiti e della Ratio atque institutio studiorum Societatis Jesu  (fondamento degli odierni licei), pare sia il santo protettore della scuola.
Ed è a lui che dobbiamo, allora, i miracoli che avvengono ogni giorno nelle scuole. È un miracolo infatti che migliaia di bambini e adolescenti, che si fa fatica a tenere assieme nelle feste di compleanno a dieci o a venti per volta, coabitino sotto lo stesso tetto, con le stesse regole, condividendo tacitamente ed esplicitamente un progetto organico di vita. È un miracolo anche che non crolli una scuola al giorno (Dio non voglia).
È un miracolo che raramente avvengano a scuola atti di bullismo, vandalismo, risse, spaccio di droga o sopraffazioni varie (salvo quelli immediatamente resi noti all’opinione pubblica, davvero residuali nelle pagine di cronaca).
È un miracolo che tutti i giorni ci si dia appuntamento alla stessa ora per andare avanti tutti insieme, provvedendo alla crescita culturale ed all’attivazione sociale di intere generazioni di giovani adulti.
Ma il miracolo più grande e meno noto è quello che a scuola, ogni giorno, si “sciolgono” i lunghi silenzi degli adolescenti, le batterie dai cellulari, tanti ma tanti pregiudizi.
La scuola libera da ogni costrizione, democratica, pluralista, pubblica, al netto delle situazioni problematiche particolari legate ad alcuni professori assenteisti, poco preparati o vessatori (pochi, pochissimi, sempre meno), fatte salve le famiglie che non remano nella stessa direzione (pochissime o poche, ma, ahimè in aumento), escludendo presidi autoritari o inesistenti (spero, pure, in numero ridotto), la scuola, dicevo, c’è.
Ed è per tutti… libera per tutti.

P.S.: per i giovani che non lo sapessero, la formula “libera per tutti!” è tratta da un gioco popolare di movimento, temo desueto, detto “nascondino” (ammuccia-ammuccia), tanto semplice quanto, nel caso nostro, emblematico. Una squadra si nasconde, ciascun componente in un luogo diverso, ed un singolo, nemico, deve avvistare e fare prigionieri i componenti avversari, al grido “Visto!”, seguito dal nome dell’intercettato. Ogni fuggiasco latitante ha facoltà, però, toccando, generalmente in corsa, un luogo convenuto, di liberare tutti gli altri. Gli abbinamenti e le metafore possibili le lascio: mi piace pensare, però, che quel luogo convenuto, liberatorio, magico, sia la scuola.

Riccardo Biasco

dirigente scolastico

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Posted by on 18 febbraio 2017. Filed under Cultura,Editoriali,In evidenza,Scuola,Società. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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