Sicilia – Italia / Una “metropolitana aerea” sullo Stretto di Messina. I progettisti: “Zero impatto ambientale. Serve l’intervento europeo”

“Timeo hominem unius libri” ha sussurrato secoli addietro san Tommaso d’Aquino. Come a dire: diffido da chi si è fatta solo un’idea, da chi rimane alla superficie e non si addentra nei meandri della ricerca. Nel 2017 c’è chi sussurra con tanto ardore al nostro Bel Paese che due sponde possono essere collegate in modo alternativo da quello storicamente avanzato. Il riferimento qui è evidente, stiamo parlando del ponte sullo Stretto di Messina. E per questo collegamento Achille Baratta e Massimo Majowiecki, parafrasando il titolo del libro “Un sussurro al potere: pensiamo al Sud” (ed. Nicolò, 2016) che ne espone il progetto e di cui si è parlato sabato 1 luglio nella pasticceria Russo di Santa Venerina, “sussurrano” al potere, per quel lembo di terra straordinario, una “metropolitana aerea”. Sì, proprio così, delle cabine che scorrono su e giù lungo lo stretto, un progetto olistico di strutture spaziali, un’opera certamente non convenzionale e contraria alla cementificazione.  L’opera che si propone è fuori dagli schemi tradizionali e, quindi, difficile da percepire ma “è spontanea e come tale s’inserisce come un solitario anello tra la Calabria e la Sicilia”, ha sostenuto Achille Baratta.

Alla domanda se la funivia e il ponte contrastano tra di loro l’autore/progettista risponde in modo lapidario che “si tratta di due opere di diversa concezione, così come per i costi”. E soprattutto la seconda “non reca nessuna turbativa al paesaggio”. Quest’idea, riferisce Achille Baratta, “nasce dal collaudo di un’amicizia tra due professionisti, da un’intesa tra il nazionale e l’internazionale, andando oltre con un progetto che da semplice attraversamento potrebbe diventare un vero rilancio del Mezzogiorno”. In particolare la metropolitana aerea, che ha suscitato molto interesse anche in altre città del Bel Paese (come la proposta della sindaca Raggi a Roma che ne ha proposta una simile in zona Centocelle) collegherebbe i due porti marittimi, Messina e Reggio Calabria, le stazioni ferroviarie e persino l’aeroporto di Reggio Calabria.

L’ing. Baratta tra Anna e Salvatore Russo, mentre spiega il suo progetto

Tutto questo è impossibile? No. E di questo ne sono pienamente convinti i due progettisti: “La nostra è una proposta credibile, autofinanziabile, un’opera che nel vero senso del termine vola da sola, trasformando lo stretto in una centrale eolica e solare, e che apre un panorama condito da mille visuali mai ipotizzate”.

Ciò che è possibile invece è il torbido fiuto del malaffare che potrebbe insinuarsi in un contesto simile. La metropolitana aerea però, avverte Achille Baratta, autore anche della definizione, “è un intervento interregionale che non può essere solo pubblico sennò resterebbe l’ennesima opera buttata al vento. Serve che essa si leghi al profitto e, quindi, che si garantisca un gestore che ne garantisca l’investimento”. Quel “non può essere solo pubblico” è un forte riferimento all’Europa e al tempo stesso un richiamo alla pluralità degli attori coinvolgibili nella fase della costruzione, prevista a lotti per dare possibilità di lavoro a più imprese. Intanto, l’idea-progetto è stata inviata alla Regione Siciliana e a quella calabrese e ai tre Comuni interessati mentre si attende il progetto di fattibilità di seconda fase, così come richiesto dal ministero delle Infrastrutture.

Domenico Strano

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Posted by on 10 luglio 2017. Filed under Comuni,Cronaca,Cultura,Economia,Europa,In evidenza,Santa Venerina. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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