Speciale Acitrezza 2 / Il 14 ottobre giornata storica: consacrazione e dedicazione al Patrono a 320 anni dalla benedizione

Sarà una giornata davvero storica quella che vivrà il prossimo venerdì 14 ottobre la comunità parrocchiale di linterno-della-chiesaAciTrezza. A distanza di 320 anni dalla cerimonia di benedizione, la chiesa Madre del borgo marinaro sarà consacrata e dedicata al patrono San Giovanni Battista. Un passaggio importante ed una cerimonia fortemente voluta dal parroco don Giovanni Mammino che, negli ultimi anni, ha lottato non poco per riportare allo splendore l’antico luogo di culto, già in passato oggetto di interventi di consolidamento e restauro sotto la cura degli amati parroci monsignor Alfio Coco e don Salvatore Coco. Una determinazione che ha portato al recupero e alla valorizzazione degli affreschi della volta della navata centrale e dell’abside, con un impianto di illuminazione innovativo che ha contribuito a far risaltare le tele del battesimo di Gesù e della Sacra famiglia, di recente restaurati. Fu proprio padre Giovanni il primo a credere nell’ “impresa impossibile”, proprio nel giorno della riapertura della chiesa dopo i lavori. “Adesso per completare ci vuole l’altare e l’ambone, fissi in marmo, per consacrare la nostra chiesa al Signore nostro Dio e a San Giovanni” disse, avviando quella che di lì a poco diventò la nuova sfida. E in effetti, da quel giorno è passato neanche un anno e mezzo, mentre un nuovo miracolo sta per diventare realtà grazie al sostanzioso sostegno economico della Confraternita San Giovanni Battista ed al contributo di una moltitudine di fedeli, pronti a raccogliere l’invito del giovane sacerdote per realizzare il sogno atteso da anni. Sarà una celebrazione intensa e particolarmente sentita per rendere lode e grazie al Signore per questi 320 anni in cui la chiesa è stata il punto di riferimento, il fulcro indissolubile della comunità di Aci Trezza. Fu il tremendo terremoto del 1693 a cambiare le sorti di quello che era lo “Scaro della Trizza”, considerato che la chiesetta di San Giovanni (prima alle dipendenze della parrocchia di Aci San Filippo e poi soppiantata dalla nascita della chiesa di San Giuseppe, voluta dal principe Stefano Riggio e Saladino, distrutta dal sisma) ritornò ad essere il luogo principale delle celebrazioni religiose nel fiorente porto dei principi. Era il 1696 ed il borgo contava pochissimi abitanti. Con il trascorrere del tempo il patrono San Giuseppe (di cui si conserva ancora oggi l’antica statua) venne dimenticato, mentre il titolo parrocchiale passò definitivamente alla nuova chiesa, che nel periodo intorno alla metà del ‘700 ebbe il dono della statua del Battista. Iniziò così un periodo florido per la chiesetta, che fu ingrandita dall’arciprete don Francesco Spina e che nello stesso tempo venne aggregata alla collegiata di Aci San Filippo, tramite un atto mediante il quale il beneficio dell’arcipretura di Aci Trezza veniva incorporato a quello del Capitolo, istituendo la quarta dignità quella del canonico decano, che doveva ricadere nella persona dell’arciprete di Acitrezza. Delicato fu il passaggio, nel 1828, del paese dal comune di Aci San Filippo Catena a quello di Aci Castello. Con l’abbandono del territorio da parte dei Riggio iniziò un periodo di lungo declino per il paese stesso, così come descrisse Giovanni Verga nel suo celebre romanzo “I Malavoglia”. Furono i cappellani Cristoforo Cosentino prima e Salvatore De Maria, poi, a riprendersi cura della chiesa dopo un lungo periodo di instabilità a causa dell’alternarsi di diversi cappellani. Fu proprio in quel periodo che iniziò a prendere vita l’Oratorio, mentre nella casa canonica il De Maria istituì un museo ed una biblioteca per la promozione della cultura fra i fedeli, e la chiesa ritornò nel 1898 ad ottenere i diritti parrocchiali. Il ministero di padre De Maria si concluse in modo burrascoso, così come quello del successore don Antonino Grasso. Così Aci Trezza ebbe modo di conoscere il lungo ministero di monsignor Alfio Coco, arciprete parroco per cinquant’anni. A lui si deve il completamento dell’oratorio, l’acquisto di un terreno per costruire una nuova chiesa a sud del paese e di un appezzamento dove erigere la chiesa da dedicare alla compatrona Santa Maria La Nova, oltre alla donazione del “polmone verde” di Zafferana Etnea dove è poi sorto il “Centro redemptoris mater”. Nel 1992 lascia la guida della parrocchia al nipote don Salvatore Coco, che continua nel solco delle opere intraprese, per poi cedere il passo nel 2001 all’attuale parroco. Sono stati anni in cui non sono mancati i dolori, ma anche le gioie in una realtà, come quella di Aci Trezza, che nel tempo è cambiata profondamente. L’antico borgo con il vecchio “scaro” ha lasciato il posto all’urbanizzazione ed alla nascita di numerose attività commerciali. Solo una cosa è rimasta intatta. Proprio quella chiesetta, oggi rinnovata, ma pur sempre testimonianza nei secoli di una comunità che cammina nei sentieri della storia annunciando il Vangelo di salvezza.

Davide Bonaccorso

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Posted by on 28 settembre 2016. Filed under Chiesa,Cronaca,Cultura,In evidenza. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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