Speciale Sacro Cuore 5 / Stare insieme significa avere in comune beni preziosi: basta volerlo!

C’era nella foresta una radura dove, ogni notte d’estate, si dava appuntamento un’allegra compagnia di porcospini.

“Amici, sono proprio in forma, ho dormito nella mia fresca tana tutto il giorno” diceva Primo.

“Adesso si balla” lo interrompeva Secondo.

“Facciamo una gara a chi arriva prima” proponeva Terzo.

Quarto e Quinto erano specialisti nella caccia di vermi e rifornivano tutti.

I ponteggi durante la fase del restauro esterno

I ponteggi durante la fase del restauro esterno

Sesto era il più bravo a nuotare, Settimo un eccellente cacciatore. Sette amici, amici per la pelle.

Con il passare del tempo le notti diventavano sempre più fredde e la rugiada del mattino rivestiva l’erba di bianco.

Primo, il più saggio della compagnia fece un bel discorso: “Sta arrivando l’inverno, dobbiamo organizzarci per il letargo. Stiamo bene insieme, potremmo passare tutto l’inverno nella mia tana”.

“Si, che bella idea” esultarono tutti insieme. “ci daremo forza”.

Nella tana di Primo ognuno trovò un posticino per dormire.

La terra era gelida e fredda e decisero di stringersi l’uno accanto all’altro per riscaldarsi.

“Ahi” gridò Terzo. “Mi hai graffiato il naso” singhiozzò Secondo. “E tu mi hai punto le zampe” rispose l’altro.

Uscirono dalla tana ognuno convinto che sarebbe stato meglio passare l’inverno da solo, piuttosto che vicino a quegli amici pericolosi.

Intanto scendeva la neve e il freddo cominciava a paralizzare i loro muscoli, così decisero di rientrare nella tana e di provare a starsi accanto con prudenza, cercando di scaldarsi un pò, piano piano. Primo diede delle indicazioni su come controllare gli aculei, muovendosi con attenzione.

Alla fine i sette porcospini riuscirono a starsi vicini, trovando la giusta misura. Stretti stretti, nel calore, senza feririsi.

La storiella della scrittrice per bambini, Anna Peiretti, forse serve anche ai cosiddetti grandi.

Accogliersi in un certo senso è fare spazio, stringersi insieme con tutto ciò che comporta.

Come in un libro mastro registriamo uscite ed entrate. Da una parte le ferite che l’un l’altro si procura con le parole, spesso più appuntite degli aculei, con prese di posizioni che infliggono dolori insopportabili, riusciamo persino  a “graffiarci” con la sostenuta convinzione che “abbiamo sempre fatto così, perché cambiare?”. Non vogliamo rinunciare alla nostra fetta di torta, alla nostra conquistata indipendenza. Sempre la nostra: così come la sedia (guai a chi ce la tocca) il quartiere, la piazza, la festa, la chiesa. Persino la nostra messa. Il nostro IO.

Eppure, anni fa, mettevano in comune…

Già mettere in comune per ottenerne un bene prezioso.

Lo si cantava persino sulle note di un famoso ritornello: stare in compagnia…, raddoppia l’allegria

Ma c’è molto di più in tavola. La conoscenza si allarga, l’intelligenza comprende la novità, la forza si moltiplica, un buon consiglio apre nuovi orizzonti, il cuore trova conforto, la vita ci ammaestra, la dedizione ci lancia in volo.

Sette parole nella colonna delle uscite, sette in quella delle entrate. Alla pari.

Chiudere il bilancio in positivo dipende solo da ciascuno di noi.

 Francesco Blanco

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Posted by on 25 ottobre 2014. Filed under Appuntamenti,Chiesa,Comuni,Cronaca,In evidenza,Santa Venerina. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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