Tanzanìa, 3^ parte. Finalmente a Ismani: lezioni di forza d’animo e di democrazia

Mio figlio Ciccio, che – come tutti i nostri lettori ormai sanno – sta svolgendo un periodo di servizio civile internazionale in Tanzanìa, ha scritto e telefonato per Pasqua. Dopo quattro settimane di formazione e ambientazione trascorse a Dar es Salaam, si è spostato adesso a Ismani, il villaggio missionario dove dovrà trascorrere il rimanente periodo del suo servizio.

I ragazzi della 5^ B

A conclusione del corso di formazione finalizzato in particolare alla conoscenza della lingua swahili, tutti i partecipanti hanno fatto la foto di gruppo di fine corso come si usa a scuola per la fine dall’anno scolastico, e Ciccio ha scherzosamente intitolato la foto (a fianco) “I ragazzi della 5^ B”.

La comunicazione che egli ci ha mandato per Pasqua si apre con una riflessione sconvolgente per noi cristiani occidentali: «Immaginate se Gesù fosse stato nero e con i capelli corti.» Tutti noi siamo sicuramente legati alla iconografia classica che ci mostra un Gesù con i capelli lunghi (possibilmente biondi) e con la carnagione chiara, ma chi ci dice che Gesù fosse veramente così? Ciccio ha seguito le funzioni della settimana santa che si sono svolte a Ismani e nei villaggi vicini, guidate da padre Angelo, il parroco di Ismani originario di Agrigento ma che vive lì da una quarantina d’anni. Ma qui sta scoprendo la vera situazione che si vive nelle regioni interne dell’Africa, con tutte le problematiche e le contraddizioni possibili. Qualcosa Ciccio la racconta nella comunicazione che riportiamo quasi integralmente qui sotto, qualche altra cosa ce l’ha detta per telefono, qualche altra cosa ancora ce l’ha fatta capire. La comunicazione di Ciccio si conclude con gli auguri di buona Pasqua (“Pasaka njema” in lingua Swahili). Tanto altro – ne siamo certi – Ciccio ci dirà ancora in seguito. E sicuramente c’è, e ci sarà, molto su cui riflettere.

Via Crucis a Ismani

«Immaginate se Gesù fosse stato nero e con i capelli corti: beh, questione di punti di vista! Vivi in un posto per tanto tempo e pensi che il tuo stile di vita sia quello più normale o addirittura quello più giusto. Poi vai a 10 mila km di distanza e vedi che non è così.

Mungi la mucca la sera per bere il latte la mattina; cacci le galline e gli rubi le uova da sotto il sedere; vai all’orto per raccogliere la verdura e te la mangi anche se tanto tanto non ti piace e infine se vuoi la porchetta o la puntina ti compri un maiale intero e non vi dico il resto! Ma questo è niente!

Fai una passeggiata in villaggio (senza acqua né luce) e i bambini ti vengono dietro chiedendoti le caramelle (pipi), dopo averti detto “Schikamoo” (mettendoti le mani in testa), che sarebbe molto liberamente il nostro “Ti bacio le mani”, a cui segue la tua risposta “Maharaba”, cioè “una volta sola”… Mi sembra giusto… mentre la gente del villaggio, che pur avendo a stento il necessario per vivere, ti ospita nella sua casa fatta di fango e paglia come se ti conoscesse da sempre.

Solitamente la prima festa che fai qui è un matrimonio. Per andare controcorrente mi hanno organizzato un funerale, dopo appena sei ore, di una delle mamme dell’orfanotrofio: 29 anni morta per cause inspiegabili dopo qualche settimana dal parto andato male… la mala sanità! Centinaia di persone tutte unite a commemorare il defunto: un’altra concezione della vita e della morte e un popolo con una forza d’animo che non ti immagini!

Pian piano inizia il lavoro, le case-famiglia da gestire per far sì che le cose funzionino bene, pur dovendoti confrontare con modelli culturali di comportamento molto lontani da quelli a cui sei abituato. Appena una settimana è già una grande lezione di democrazia: non è necessario esportarla, ce l’hanno anche qui e se la conquistano piano piano dal basso: la riunione dei lavoratori! Non avranno il sindacato ma i loro rappresentanti sì!

Watoto (bambini)

Ancora: ti rendi conto della precarietà della vita quando tieni in braccio una bimba disidratata  di un anno che pesa appena 4 chili, con una flebo in testa,  ma che ti trasmette un calore enorme. E infine i bambini, quelli sono sempre belli appena li vedi… Ma quando dopo qualche settimana ti corrono dietro appena ti vedono, gridandoti in coro “Kaka Ciccio” (per i più simpatici, “kaka” significa fratello maggiore 🙂 )… no, quello non ha prezzo!

Pasaka njema!»

 Nino e Francesco De Maria

 

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Posted by on 16 aprile 2012. Filed under Interviste. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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