Tavola rotonda / Luci e ombre dell’Università italiana. Merito, valutazione e internazionalizzazione al centro dell’evento organizzato dalla Fuci Sicilia

La sua struttura, i ritardi legati all’internazionalizzazione, la poca efficacia dei tirocini universitari, la ricerca. E poi ancora il confronto tra gli atenei del sud e quelli del nord, l’autonomia e le risorse. Questi e molti altri gli aspetti dell’Università italiana trattati nel corso di una tavola rotonda organizzata dalla Fuci Sicilia dal tema “Tra valutazione e riconoscimento del merito, quale progetto di università?”, svoltasi giovedì 23 marzo nel palazzo del Rettorato di piazza Università a Catania. Un momento per discutere sulle luci e le ombre del processo di trasformazione dell’università italiana organizzato da tutti i gruppi della Federazione Universitaria Cattolica Italiana della Sicilia in occasione della IX Settimana dell’Università il cui evento d’apertura nazionale si è tenuto il 22 marzo 2017 nell’Università degli studi di Camerino (Mc). A discutere sui problemi relativi alla valutazione della qualità dei nostri atenei, sui fondi di finanziamento e la questione del riconoscimento del merito sono stati Giuseppe Ronsisvalle, docente e presidente del Presidio di qualità dell’Università di Catania e Giulia Iapichino, rappresentante degli studenti e membro del Nucleo di valutazione dell’Università di Messina. Ha moderato il tavolo Claudio Staiti, giornalista pubblicista e membro della Fuci Messina. Il professor Ronsisvalle ha spiegato agli intervenuti la struttura e i compiti dell’Anvur, l’agenzia che si occupa di valutare il sistema universitario e la ricerca: “L’Anvur è una realtà relativamente giovane. Basti pensare che paesi come la Romania e la Bulgaria hanno organizzazioni simili alla nostra che esistano da decenni”, ha rivelato il professor Ronsisvalle. “Le università private prenderanno il sopravvento se le cose rimarranno così”. Il riferimento è allo scarso investimento che si opera nella ricerca. “Quelle private rispondono di più alle offerte delle aziende di figure specializzate mentre la molteplicità di indirizzi e corsi di laurea dell’università pubblica se da un lato pone un’offerta più ampia dall’altro non fa altro che allontanare gli studenti dalle reali esigenze del mercato”. Significativa la testimonianza portata da Giulia Iapichino non solo perché ha vestito i panni dello studente ma soprattutto perché è una giovane ricercatrice. Ha parlato di come, per esempio, i tirocini siano semplicemente un adempimento ai fini del percorso del piano degli studi mentre, ha sottolineato la Iapichino, “dovrebbero servire a collegare il mondo universitario a quello delle aziende”. Capitolo Erasmus: “Siamo molto indietro con l’internazionalizzazione delle nostre università. Se Palermo nel 2016 ha attratto 400 studenti mentre Catania solo 70 il motivo non è il gap tra sud e nord ma di come un territorio riesce ad attrarre gli studenti”, ha spiegato il professor Ronsisvalle. “Evidentemente – ha aggiunto – non basta aumentare il numero di corsi di laurea in lingua inglese se poi il territorio non offre quei servi minimi, quali i collegamenti, le strutture e così via, in grado di attrarre studenti Erasmus”. A fine incontro si è sviluppato un interessante dibattito grazie all’intervento di alcuni studenti. Come mai al sud uno studente impiega mediamente sette anni per completare gli studi mentre al nord o all’estero bastano gli anni previsti dal piano di studi? Non tutti gli studenti fuori corso sono semplicemente dei fannulloni; allora dove sta il problema? A queste domande è seguita la risposta esaustiva e al tempo stesso franca del professor Ronsisvalle: “Certo non si può pensare che gli studenti fuori corso siano tutti oziosi. In realtà le nostre università sono strutturate attraverso un percorso di saperi crescenti mentre quelle europee prediligono le competenze. Questo è il motivo per cui gli studenti europei di solito si laureano in breve tempo. Io sono del parere che occorre investire sulle competenze”. Nel corso dell’incontro sono stati presentati i risultati del sondaggio web incentrato sulle ripercussioni che gli attuali metodi di valutazione delle università hanno sulla qualità della ricerca e della didattica e indirettamente sulla vita accademica dello studente. Su questi temi i gruppi della Fuci Sicilia (Catania, Messina, Acireale, Vittoria, Ragusa, Caltanissetta e Caltagirone) si sono confrontati in preparazione della tavola rotonda del 23 marzo 2017 producendo dei documenti. I risultati del sondaggio, che ha registrato circa 600 feedback e che non trattiamo qui per ragioni di spazio, sarà a breve pubblicato on line nella pagina Facebook Fuci Sicilia.

Annalisa Coltraro

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Posted by on 24 marzo 2017. Filed under In evidenza,Università. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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