Teatro greco / Nei tragediografi classici riflessioni sull’umano capaci di sopravvivere ai secoli

Anche quest’anno sono in corso le rappresentazioni classiche al teatro greco di Siracusa, a cura dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico. Il programma prevede l’esecuzione ciclica di due tragedie, Edipo a Colono di Sofocle, Eracle di Euripide, e una commedia, i Cavalieri di Aristofane. Che senso ha, dopo ben 2500 anni circa, riscoprire questi drammi? Il messaggio che portano con sé risulta sempre attuale, forse perché l’uomo in un certo senso è sempre uguale a sé stesso, forse perché la cultura occidentale di cui facciamo parte trova le sue origini anche in esperienze di tal genere. Di certo bisogna evidenziare che si tratta di rappresentazioni ben diverse dai canoni odierni, parecchio influenzati dalla cultura cinematografica. Il dramma antico infatti presenta delle trame legate alla cultura del tempo, il cui fine è quello di far risaltare una visione del mondo e dell’uomo congeniale a quella dell’autore. Nella tragedia, ad esempio, si raccontano eventi dolorosi, tratti dalle narrazioni mitiche e rimodellati dagli autori, al fine di trasmettere allo spettatore la vicinanza di tali narrazioni e l’indagine profonda delle trame dell’umano che queste portano con sé. Ogni tragediografo conclude nelle sue opere riflessioni che possono essere lette esclusivamente tra le righe dello svolgimento degli eventi del dramma: in Euripide, ad esempio, a differenza del “teologo” Sofocle, gli dei vengono rappresentati in un’ottica decisamente più “laica”; le loro passioni e le loro azioni, nonostante siano causa di determinati eventi, vengono descritte mediante categorie tutt’altro che trascendenti. Lo stesso avviene per gli eroi Euripidei: non si tratta di personaggi posti a fare i conti con un destino superiore, ma di figure in preda alle contraddizioni che li rendono vicini al sentire dell’uomo comune. L’analisi dei personaggi chiaramente si modifica da un tragediografo all’altro; tuttavia ciò che li accomuna è la volontà di rilevare l’importanza di alcuni aspetti della loro vita nell’ottica del “qui e ora”. È davvero sorprendente come già più di due secoli e mezzo fa la vita dell’uomo rispetto alle diverse implicazioni che questa comporta fosse sotto indagine; un’indagine psicologico – culturale così accurata e capace di trasmissione immediata e duratura. A noi non resta che accogliere con attenzione ciò che gli antichi hanno prodotto, onorando una memoria così ricca con la promozione e la trasmissione culturale. Se avessimo il coraggio, ciascuno nelle proprie possibilità, di promuovere i tesori che gli antichi ci hanno consegnato, con uno sguardo intelligente rivolto al presente, forse la realtà che ci circonda sarebbe ben diversa.

Francesco Pio Leonardi