Tecnologie e salute / Un problema che riguarda la popolazione. Campi elettromagnetici: valutare i rischi

L´uso crescente delle nuove tecnologie nel campo delle radiotelecomunicazioni in aree pubbliche come anche nuovi processi produttivi in ambiente industriale, ha portato, negli ultimi decenni, ad un continuo aumento della presenza di sorgenti di Campi Elettromagnetici (CEM), rendendo la problematica dell’esposizione della popolazione e dei lavoratori a tali agenti di sempre maggiore attualità.

Ogni onda elettromagnetica è caratterizzata da una particolare frequenza, che viene misurata in Hertz (Hz); in base alla loro frequenza le radiazioni generate da un campo elettromagnetico si distinguono in radiazioni ionizzanti  e non ionizzanti. Le radiazioni ionizzanti possono alterare o danneggiare le cellule umane (ad esempio: raggi X, sostanze radioattive); a frequenze più basse, si trovano le onde non ionizzanti (emesse da cellulari, elettrodomestici, antenne, ripetitori, macchine elettriche, ecc.), che invece non danneggiano la struttura della materia, ma possono produrre diversi effetti, in relazione alla frequenza ed all’intensità delle onde. Per questa ragione, si usa convenzionalmente distinguere tra gli effetti biologici indotti dai campi elettromagnetici non ionizzanti a bassa frequenza (come tali, intendendo i campi generati dalle sorgenti contrassegnate da una frequenza compresa tra 50 e 300 Hz: impianti elettrici, centrali elettriche, elettrodotti, macchinari elettrici, ecc) da quelli indotti dai campi elettromagnetici non ionizzanti ad alta frequenza (vale a dire, i campi prodotti da impianti aventi una frequenza da 100 Khz a 300 Ghz: ripetitori radio televisivi, ponti radio, antenne, ecc.). 

L’insieme di leggi e norme alle quali si fa riferimento nella valutazione dell’esposizione ai campi elettromagnetici, è piuttosto complesso. La normativa, infatti, prende in considerazione ambiti applicativi diversi, sia per la tipologia degli esposti, che per i parametri caratteristici del campo elettromagnetico. Una prima distinzione viene fatta sugli esposti: si parla di esposizione professionale quando un soggetto per la specifica attività lavorativa è esposto a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici, mentre, invece, si definisce genericamente esposizione della popolazione, ogni tipo di esposizione ai campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici, di tutte quelle persone che permangono in un’area, senza esserne stati informati dell’esistenza.

A livello nazionale, il riferimento normativo per la sicurezza nei luoghi di lavoro è  il decreto legislativo 9 aprile 2008 n.81 “Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro”. Le disposizioni specifiche in materia di protezione dei lavoratori dalle esposizioni ai campi elettromagnetici sono contenute nel Capo IV del Titolo VIII – Agenti fisici così come modificato dal Decreto Legislativo 1 AGOSTO 2016 N.159 (GU N. 192 del 18-8-2016) che ha recepito in Italia la DIRETTIVA 2013/35/UE, ed è entrato in vigore il 2 settembre 2016. Tale Decreto ha introdotto per la prima volta nel nostro Paese specifici obblighi e norme di tutela della salute per i lavoratori esposti a campi elettromagnetici. Alla base della normativa c’è l’obbligo di valutare l’esposizione dei lavoratori, ed in particolare adesso si esplicitano in maniera chiara gli obblighi del Datore di lavoro relativamente alla Valutazione del rischio da Campi Elettromagnetici. Esempi di luoghi di lavoro per i quali, comunemente, si può effettuare la giustificazione del rischio, sono: uffici, centri di calcolo, negozi, alberghi, parrucchieri ecc. Esempi di luoghi di lavoro o mansioni per i quali, comunemente, si devono effettuare approfondimenti nella valutazione del rischio sono: centrali e sottostazioni elettriche, installatori e manutentori di sistemi fissi di telecomunicazioni, manutentori di linee elettriche, saldatori ad arco o a induzione o a scarica capacitiva, installatori e manutentori di sistemi radar, aeroporti, aziende ospedaliere, cliniche private, ecc.

Per quanto riguarda l’esposizione della popolazione, invece si fa riferimento ad altra normativa (Decreto Ministeriale n. 381 del 10/09/1998, D.P.C.M. 8 luglio 2003, D.L.vo 1 agosto 2003, n. 259 – Codice delle Comunicazioni elettroniche , ECC.) con limiti più cautelativi rispetto ai lavoratori, applicabili in base al tempo di permanenze (superiore o inferiore alle 4 ore).

In definitiva, a tutela dei cittadini e dei lavoratori è opportuno effettuare maggiori controlli con la pubblicazione/divulgazione dei risultati raccolti. In tale contesto le misure di campo elettromagnetico, oltre che soddisfare gli obblighi imposti dalla normativa in ambito lavorativo, permette di tranquillizzare la popolazione o di intraprendere azioni di risanamento qualora i limiti indicati vengono superati.

Affrontare tali tematiche, impone una conoscenza di base sugli aspetti tecnici e normativi, spesso reperibili in maniera difficoltosa e disorganizzata. Il sito WEB www.campielettromagnetici.net, presenta gli aspetti tecnici normativi in maniera semplice e completa evidenziando gli aspetti critici, permettendo anche di trovare soluzioni alle criticità dell’esposizione ai CEM sia in termini di misure di verifica che anche di azioni di risanamento e di ripristino a conformità di eventuali sorgenti difformi.