Tempo di ferie – 1 / Bisogna avere il coraggio di rifiutare i luoghi comuni

 

Due settimane condivise allegramente e sanamente costruiscono un tessuto connettivo con il quotidiano che si nutre e può espandersi, sempre alla luce di quel desiderio che ci abita di riconoscerci fratelli e sorelle, bisognosi di dare e ricevere amore e amicizia. Non bisogna cedere al magnetismo della moda, di quanto appare ma inganna e impoverisce a tutti i livelli.

Dimmi come vai in ferie e ti dirò chi sei! Indubbiamente è un periodo che tutti aspettiamo con piacere, ferie 1sospensione e tanti interrogativi, espressi oppure accuratamente celati.

Non è facile armonizzare o anche solo coordinare tanti fattori: i giorni contati e, soprattutto, il portafoglio contato. Quanto però rischia di passare in secondo ordine forse è l’aspetto più importante: come mi relaziono con me stesso e con chi mi vive intorno?

Narcotizzare questi interrogativi non può che portare ancora a più squilibrio e più stress.

Sognare lidi assolati o montagne innevate in alberghi da sogno è una vera e propria truffa nei riguardi di se stessi, come se ogni confort alla moda e lussuoso potesse cambiare la nostra persona e la percezione che abbiamo di noi.

Bagnarsi nello stesso mare in cui si è bagnata una star o qualche celebrità è molto diverso dal bagnarsi in un’insenatura poco nota ma forse ugualmente meritevole di una bandiera blu? Baie nascoste e solitarie forse non parlano di più con il loro silenzio?

Durante il periodo estivo affiorano tutti gli “status symbols” che possono qualificarci con una sorta di marchio di fabbrica. Ad una lettura più attenta non sono che una sbandierata d’insufficienza, di carenza profonda che si camuffa per farci sembrare diversi da quelli che in realtà siamo.

Due settimane di follie per ripagarsi del grigiore di un’esistenza ritenuta banale e anonima.

Il valore della vita, proprio d’estate, richiede un’attenzione più vigile: il nostro ego non si prende mai riposo, è sempre all’erta e ci condiziona. Attende di essere satollato con qualche griffe che copra il suo lato penoso e lamentevole.

Se la vita di famiglia viene abitualmente condizionata da orari di lavoro e di studio e gli incontri fra genitori e figli sono ridotti al minimo, non è forse il momento più adatto quello delle ferie per stare vitalmente insieme? Per conoscerci più profondamente, per comunicare i desideri più profondi, per rendere i legami più trasparenti e saldi.

La condivisione fra famiglie porta gioia e allegria, fa sentire meno soli nell’opporsi con divertimenti sani e alternativi alle notti della movida che creano un clima fittizio e danneggiano corpo e spirito. Insieme non solo si agglomerano bande e delinquenti ma si uniscono anche persone e famiglie il cui sguardo non si posa solo sul proprio benessere e vantaggio ma sa guardare un poco più in là: quanti vivono soli e isolati e vorrebbero poter condividere da anziani la saggezza della propria vita, da malati la capacità di accettazione? Quanto tempo concediamo agli altri, chiunque essi siano, perché possano respirare diversamente e trarre beneficio da giornate distese e che possono ricaricare il corpo e lo spirito?

Tuttavia, le scelte di godimento sobrio (se non proprio austero) non si improvvisano e la modalità della vacanza è sempre una proiezione della vita quotidiana, di quelle opzioni che la reggono.

La natura, nella stagione estiva, richiama e si lascia conoscere, penetrare: chi non ha mai sperimentato il silenzio che incanta di un bosco? Chi non ha percorso vallate amene e riposanti?

Saper sostare, sapersi fermare e lasciare che la bellezza della montagna, della collina, penetri dentro di sé è il portale della preghiera, di quello sguardo gettato sull’opera di Dio per poi poter guardare a Lui, come al Creatore di tutto.

All’alba lo sciabordio delle onde sulla sabbia o sulle rocce è un richiamo che attira e magnetizza e parla del tempo che scorre e non ritorna. Parla della vita che o ha un senso ed allora fiorisce in pienezza, oppure non ne ha ed allora rinsecchisce e perde smalto.

Certamente, se la notte è stata una nottata brava fra un frastuono assordanti di rumori assemblati che qualcuno osa chiamare musica e fra lo scorrere di alcolici, della bellezza del mare e del suo fascino non resta nulla. Lo sguardo sarà ottenebrato, la mente ottusa. Il ciclo quindi non sarà rigenerante ma del tutto distruttivo.

Bisogna avere il coraggio di rifiutare i luoghi comuni e farsi portatori e portatrici di nuovi moduli. Non a parole ma con i fatti.

Due settimane condivise allegramente e sanamente costruiscono un tessuto connettivo con il quotidiano che si nutre e può espandersi, sempre alla luce di quel desiderio che ci abita di riconoscerci fratelli e sorelle, bisognosi di dare e ricevere amore e amicizia.

Non bisogna cedere al magnetismo della moda, di quanto appare ma inganna e impoverisce a tutti i livelli.

Sia il tempo di ferie dono di Dio, dono di Bellezza, a sé e agli altri.

Cristiana Dobner

 

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Posted by on 26 luglio 2015. Filed under Chiesa,Cronaca,Cultura,Editoriali,Famiglia,In evidenza,Iniziative,Società,Solidarietà,Spiritualità,Volontariato. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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