Teologia / L’opera di Hans Urs Von Balthasar trent’anni dopo

È opinione condivisa che Hans Urs Von Balthasar (Lucerna, 12 agosto 1905 – Basilea, 26 giugno 1988) è stato uno dei più grandi teologi del secolo scorso. Sono passati trent’anni dalla sua dipartita, avvenuta poco prima della programmata investitura cardinalizia da parte di Giovanni Paolo II, eppure chi studia la teologia o, più in generale, chi si propone di conoscere a fondo le ragioni del proprio credere non può fare a meno di aiutarsi con le riflessioni di questo grande pensatore, che ha fatto della mistica e degli scritti dei Padri della Chiesa le fonti del suo pensiero. Von Balthasar è uno degli autori che ha lasciato di più, a livello di produzione letteraria; tuttavia l’opera più importante può essere individuata nella cosiddetta “trilogia”: Gloria. Un’estetica teologica, 7 voll.; Teo-drammatica, 5 voll.; Teo-logica, 3 voll. L’idea sottesa (motivo per il quale presenta quest’ordine rigoroso) è quella che vede il cristiano come colui che percepisce la “forma della rivelazione” che si dona totalmente nella Gloria di Dio; da qui scaturisce il “dramma della relazione” con Dio che si rivela (la parola “dramma”, che fa riferimento al secondo blocco della trilogia, indica lo svolgersi di un rapporto con Dio che comporta l’offerta di sé, con tutto ciò che questo comprende). Ultimo approdo è la “logica”, vale a dire la riflessione che di quella relazione vissuta il teologo compie.

Fatto questo brevissimo cenno sull’opera, evidenziamo due punti cardine del suo pensiero: l’analogia e il bello. Per quel che riguarda l’analogia, il Concilio Lateranense IV (1215) aveva affermato che «tra il Creatore e la creatura, per quanto grande sia la somiglianza, maggiore è la differenza». Von Balthasar, pur non trascurando la differenza, ha evidenziato nelle sue opere il momento della somiglianza, dell’analogia appunto. In poche parole, secondo lui quando si parla di Dio non si può far altro che ricorrere all’analogia: il cristianesimo stesso è impregnato di analogia. In Cristo Gesù infatti si dà la rappresentazione del Dio in alcun modo avvicinabile; nell’incarnazione e passione del verbo si sottolinea la vicinanza di Dio all’uomo. Al grande tema dell’analogia si lega perfettamente l’altro tema centrale: quello del bello. Tralasciando qui tutta la questione riguardante il discorso sui trascendentali dell’essere, diciamo solamente che, per il teologo svizzero, il viaggio della teologia deve partire proprio dal bello, che è la proprietà per cui ogni ente si dà a vedere, mostra la sua “forma”, si dà all’osservatore per quello che è. Come dicevamo all’inizio, quando parlavamo della prima parte della trilogia, l’esperienza della rivelazione avviene nel donarsi di Dio attraverso la sua Gloria. Il punto di aggancio, il punto nel quale si dà l’analogia, la chiave interpretativa di ogni discorso su Dio è l’esperienza estetica, l’esperienza della bellezza della Gloria di Dio come forma profondamente relazionale che conduce ad una visione olistica del mistero stesso.

Hans Urs Von Balthasar può essere a buon diritto annoverato tra i “Padri della Chiesa del nostro tempo”: la sua riflessione ha contribuito alla continua rinascita del cristianesimo dei nostri giorni. Molto dobbiamo al suo genio che, a trent’anni dalla morte, è ancora capace di donare freschezza ad una riflessione teologica che oggi appare estremamente frammentata.

 

Francesco Pio Leonardi