Testimonianze / La festa per la beatificazione di Paolo VI, “cristiano coraggioso e instancabile apostolo”

Domenica 19 ottobre, piazza san Pietro, ore 8, già quasi piena di gente di tutto il mondo, in attesa dell’evento straordinario della beatificazione di Paolo VI. Musica sacra in sottofondo. Presente Papa Ratzinger, circondato da cardinali.

La cerimonia di beatificazione di Paolo VI in piazza S. Pietro

La cerimonia di beatificazione di Paolo VI in piazza S. Pietro, domenica 19 ottobre

In un settore, al centro, un centinaio di soci del Meic (Movimento ecclesiale d’impegno culturale) della XII assemblea nazionale; gruppi di Fuci. Nella corsia centrale, persone in carrozzelle, assistite da apposite associazioni. Qua e là striscioni indicanti luoghi di provenienza. E soprattutto un’aria di festa: la michelangiolesca cupola di san Pietro, simbolo della Chiesa cattolica, illuminata dai raggi solari, s’erge nel suo splendore. Le statue di Santi sul colonnato del Bernini sembrano animarsi, proiettate nell’azzurro cielo, anch’esse in festa.
Alle dieci, la recita corale delle Ave Marie del Rosario unisce spiritualmente le persone, scandendo i minuti che precedono l’entrata trionfale di papa Francesco con la reliquia di Paolo VI: la camicia macchiata di sangue, in seguito all’attentato, all’aeroporto di Manila, nelle Filippine, il 28 novembre 1970. Piazza san Pietro è inondata dallo sventolìo di bandierine, in ritmo con scrosci di applausi.
Il sacro rito della beatificazione s’apre con l’inno in onore di Paolo VI, il Papa bresciano del dialogo e delle riforme. La “schola” canta: “Dall’amore del Padre / donato alla tua terra, / cresciuto nella fede, / acuto nell’ingegno / gentile, delicato”. E l’assemblea, assente all’unisono: “In nomine Domini”. E la “schola”: “Cristo luce dei popoli! / Cristo nella Chiesa! / Ci mandi tra le genti!”.

L'effigie del neo-beato esposta sulla facciata della basilica di S. Pietro

L’effigie del neo-beato esposta sulla facciata della basilica di S. Pietro

S’inneggia al Papa della “Populorum progressio”; l’intellettuale che positivamente guardò alla modernità. Nei suoi “Scritti spirituali”, Giovanni Battista Montini chiaramente dice: “Se potessi interpretare con i miei occhi miopi di moderno, con i miei occhi avidi di moderno, l’alfabeto materiale dello spirito immateriale, la gioia tornerebbe, la fiducia…” È il Papa moderno che nel 1965 porta a termine il Concilio Ecumenico Vaticano II, iniziato da Giovanni XXIII nel 1962.
Papa Francesco, a conclusione della terza assemblea straordinaria del Sinodo, beatifica Giovanni Battista Montini, istitutore del Sinodo dei vescovi.
Viene tracciato il profilo di Paolo VI, difensore della vita umana, assertore della croce, del senso del sacrificio e del dono, esaltato per il discernimento nel magistero di pace; segretario dello Stato Vaticano per 30 anni, impegnato anche nell’assistenza alle borgate romane, sensibile alle sofferenze dei poveri.
Dal 1955 al 1963 attivo arcivescovo di Milano: nel ’58 Cardinale, prepara la diocesi al Concilio. Parecchi i viaggi apostolici e le riforme post-conciliari. Papa, dal 1963 al 1978, in anni difficili.
Papa Francesco lo dichiara Beato; contemporaneamente viene svelato il quadro con la figura luminosa di Paolo VI.
Nell’omelia, incita tutti ad aprirsi alla volontà di Dio, opponendosi al pessimismo che ci propina il mondo. Dopo il richiamo al Sinodo sulla famiglia, ha parole di sublime elogio per Paolo VI, “cristiano coraggioso e instancabile Apostolo: a lui bisona dire grazie per l’umile e profetica testimonianza a Dio e alla sua Chiesa: ha saputo dare a Dio quel che è di Dio.”

                                                                                                            Anna Bella

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Posted by on 4 novembre 2014. Filed under Chiesa,Cronaca,Società,Spiritualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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