Vangelo della domenica (10 marzo) / In Quaresima ognuno è chiamato alla conversione vissuta con la preghiera, la carità e il digiuno

Canto al Vangelo ( Mt 4,4 )

Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria! Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio. Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!

Vangelo ( Lc 4,1 – 13 )

In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo.
Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame.
Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane».
Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo”».
 
Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la dò a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo».
Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
 
Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano”; e anche: “Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”».
Gesù gli rispose: «È stato detto: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
 Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.
Parola del Signore
 

Riflessione

La Liturgia di questa prima domenica di Quaresima, presenta il brano del vangelo di Luca nel racconto di Gesù che si ritira per quaranta giorni nel deserto. Questo brano richiama l’esodo del popolo ebraico liberato dalla schiavitù dell’oppressione egiziana e che per quarant’anni camminò nel deserto, prima di giungere alla terra promessa. Il tempo di Quaresima, iniziato con il mercoledì delle Ceneri, si chiuderà la sera del Giovedì Santo, primo giorno del triduo pasquale che si concluderà con la celebrazione della Pasqua di Resurrezione di Gesù. E’ un tempo particolare di grazia nel quale ognuno è chiamato alla conversione. Si è invitati infatti a rivedere la propria esistenza con maggiore autenticità e radicalità, liberandosi dalle svariate schiavitù del cuore e da tutto ciò che rappresenta il superfluo. Questo cammino di conversione deve essere accompagnato e vissuto con più attenzione verso la preghiera, la carità e il digiuno. Attraverso la preghiera infatti, l’ uomo riceve maggiore comprensione dell’amore di Dio e maggiore forza nel superare le diverse prove della vita; attraverso la carità apre il proprio sguardo ai bisogni degli altri superando così i diversi egoismi che albergano nel cuore; con il digiuno infine, ci si rende conto della vanità di molte cose che appesantiscono il cuore, guardando invece alla bellezza della sobrietà e dell’essenziale.
 Nel brano del vangelo di Luca si legge che Gesù fu guidato dallo Spirito Santo nel deserto. Prima di iniziare il suo ministero pubblico,  infatti, Gesù si ritirò per quaranta giorni nel deserto, digiunando e pregando. Nel brano si legge pure delle tentazioni che maggiormente  toccano l’uomo, quelle cioè del sentirsi autosufficienti, non bisognosi di nessuno, mettendo se stessi al di sopra di tutto non riconoscendo che Dio è il signore della vita e di tutte le cose; il desiderio di potere che rende schiavi delle cose che si posseggono.
Gesù nel deserto vince queste tentazioni insegnando all’uomo la via per superarle e cioè: la preghiera, il silenzio e il digiuno. L’immagine del deserto rappresenta infatti, il luogo della prova, della lotta, ma anche il luogo del silenzio dove l’uomo può incontrare maggiormente Dio, divenendo libero da tutte le svariate schiavitù, confidando pienamente nella protezione di Dio, quale suo rifugio sicuro, come ricorda il Salmo Responsoriale di questa domenica “Chi abita al riparo dell’Altissimo passerà la notte all’ombra dell’Onnipotente. Io dico al Signore: “Mio rifugio e mia fortezza, mio Dio in cui confido”.

Letizia Franzone