Vangelo della domenica (21 aprile)/ La vita vissuta dentro l’amore di Dio diventa luogo di pace e di gioia

Canto al Vangelo ( 1Cor. 5,7- 8 )

Alleluia, alleluia. Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato: facciamo festa nel Signore.
Alleluia, alleluia

Vangelo ( Gv 20,1- 9 )
Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.
Parola del Signore

Riflessione

La Liturgia di questa Domenica di Pasqua, ci presenta il brano del vangelo di Giovani nel racconto della Resurrezione di Gesù. Il brano inizia col dire che nel primo giorno della settimana, cioè nel Giorno del Signore, Maria di Magdala si reca al sepolcro di mattino quando ancora era buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Maria di Magdala è figura del discepolo: è stata ai piedi della Croce; il suo nome richiama Maria di Betania che vide la gloria di Dio e profumò il Signore; ora dopo averlo visto elevato sulla Croce, và in cerca del suo Signore, e purificata dall’Amore, è la prima ad avere occhi per vedere il Signore.  Giovanni sottolinea che Maria di Magdala si reca al sepolcro all’alba, quando era ancora buio. Nel primo mattino si inizia a scorgere la luce del sole che illumina il cielo mentre ancora sulla terra vi è tenebra. È la condizione interiore di questa donna che pur avendo la luce dell’amore, vive lo smarrimento di non vedere Gesù. Guarda la pietra tolta dal sepolcro  e non comprendendo casa fosse accaduto, corre ad annunciare il fatto a Suon Pietro e all’altro discepolo, quello che Gesù amava. Nel cuore di questa donna vi è tutta l’angoscia di chi smarrisce il volto di Gesù, di chi vive il buio dell’incomprensibile, del non logico: la pietra non è più davanti al sepolcro ed il sepolcro è vuoto. E’ significativo rilevare il verbo greco usato in questo versetto da Giovanni per descrivere l’azione di questa donna che indica il guardare la pietra tolta dal sepolcro, a differenza dei successivi verbi usati per indicare l’azione di Pietro che entrando nel sepolcro contempla i lini stesi e il sudario posti in un luogo a parte, e dell’azione compiuta dall’altro discepolo che entrando nel sepolcro vide e credette. Il verbo vedere è tipico della fede.
Giovanni delinea in questi versetti, infatti,  il progressivo passaggio  che si vive nell’esperienza umana: guardare, contemplare, vedere, vedere cioè  con lo sguardo illuminato dalla fede che porta a scorgere ciò che non si vede, e a credere.

I due discepoli escono dalla loro dimora e corrono verso il sepolcro, si chinano ed entrano, ed entrando scorgono dentro il sepolcro i segni della Resurrezione e credono e comprendono la Scrittura, cioè che Cristo doveva risorgere dai morti.

Solo dopo la Resurrezione e l’incontro con Gesù infatti, gli occhi dei discepoli si aprono alla comprensione della Scrittura.

La vita del cristiano è la vita di uomini risorti che vivono dentro questo respiro di eternità, con lo sguardo fisso su Gesù Risorto, il quale dà senso e pienezza all’esistenza.  Non vi è sepolcro, dentro il quale spesso l’uomo giace, dove non si possano scorgere i segni della resurrezione ed essere visitati dal Risorto. E’ necessario però avere il coraggio e l’umiltà di chinare il capo ed entrare nel proprio cuore, guardando alle proprie fragilità, debolezze, miserie con lo sguardo illuminato dalla fede per vedere  i segni della resurrezione. La vita del cristiano vissuta dentro l’amore di Dio, diventa luogo di pace e di gioia, consapevoli che solo in Cristo Risorto si trova forza e pienezza, come ricorda il Salmo Responsoriale di questa domenica: “Questo è il giorno che ha fatto il Signore: rallegriamoci ed esultiamo. Rendete grazie al Signore perché è buono, perché il suo amore è per sempre”.

Letizia Franzone