Vangelo della domenica (27 novembre) / Avvento: l’uomo abbandoni mediocrità e indifferenza e viva l’impegno cristiano

Canto al Vangelo ( Sal 84,8 )

Alleluia, alleluia. Mostraci, Signore, la tua misericordia e donaci la tua salvezza. Alleluia

Vangelo ( Mt 24,37-44 )

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.
Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».   Parola del Signorevegliate-1

Riflessione

Con questa domenica inizia il periodo di Avvento, il tempo cioè di attesa del Natale.
E’il periodo in cui tutta la liturgia invita l’uomo a svegliarsi dal sonno dell’indifferenza e dal torpore della mediocrità, per sentire la responsabilità del suo impegno cristiano. Il brano del vangelo di Matteo che in questa prima domenica di Avvento la liturgia ci propone, invita chiaramente il cristiano a vivere la responsabilità e la bellezza dell’essere figli di Dio nel proprio quotidiano. L’uomo che costruisce la sua vita sulla parola di Dio resiste come l’arca di Noè, mentre chi la fonda sul niente, sull’effimero, viene travolto dal diluvio e si perde. Il brano infatti, mette a confronto i modi diversi degli uomini nel fare le cose quotidiane come il lavoro nel campo o il macinare: “ Uno sarà portato via e l’altro lasciato”, per far comprendere come la vita di ogni giorno può diventare il luogo d’incontro con Dio, e quindi di salvezza, oppure il luogo della perdizione: preso a vivere con Dio o lasciato a sé stesso. L’uomo è chiamato a vegliare, a tenere cioè gli occhi aperti alla realtà di Dio, all’amore che il Signore dona attraverso le cose più semplici del proprio quotidiano. Vegliare è l’atteggiamento dell’innamorato che non vuol perdere nemmeno un piccolo gesto dell’amato che costantemente lo guarda, lo cerca e lo attende per stargli accanto. E il cristiano è un innamorato che sente nella propria vita l’invito costante di Gesù: “Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore verrà”. Anche nella Seconda lettura di questa domenica, san Paolo esorta i cristiani a svegliarsi dicendo: “Fratelli, questo voi farete, consapevoli del momento: è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché adesso la nostra salvezza è più vicina di quanto diventammo credenti”. Si è chiamati ad una autentica conversione per comportarsi come in pieno giorno: “Non in mezzo a orge e ubriachezze, non fra lussurie e impurità, non in litigi e gelosie. Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo”.

Letizia Franzone