Acireale / Festeggiamenti patronali: l’esempio di S. Venera per creare una società migliore

‘Inni di gloria echeggino per la città osannante, campane a festa squillino in suono inebriante …’: queste parole, che costituiscono l’incipit dell’inno a Santa Venera, offrono l’esatta dimensione dell’atmosfera di festa che in questi giorni ha pervaso la nostra città, in occasione degli annuali solenni festeggiamenti organizzati dalla Deputazione della Reale Cappella in onore della Santa Patrona, il cui prezioso busto reliquiario è conservato nel sacello della fastosa cappella a suo tempo eretta in Cattedrale grazie al lascito di Troilo Saglimbene.
Dopo tanta attesa, i due giorni che una tradizione pluriennale dedica ai riti solenni in onore dell’inclita vergine e martire sono stati quest’anno vissuti in tono minore, a motivo dell’emergenza sanitaria mondiale in corso.
Non per questo, comunque, l’organizzazione si è tirata indietro, pianificando una festa che ha vissuto essenzialmente momenti religiosi, visto che non è stato possibile svolgere le due processioni esterne previste, a bordo dell’artistico fercolo, lungo le vie della città per i giorni 25 e 26 luglio, né tanto meno dar luogo a momenti folkloristici che, comunque, arricchiscono la festa.
Dopo le settimane in cui le sacre reliquie sono state ospitate quotidianamente presso parrocchie della città e dell’hinterland, si svolgeva il Triduo di preparazione che precedeva i momenti più solenni: nel pomeriggio di sabato 25 luglio, si iniziava con l’apertura della cappella a porte chiuse e, dunque, senza l’afflusso dei fedeli; qualche ora dopo, sono stati officiati i Primi Vespri solenni, presieduti dal vescovo mons. Antonino Raspanti e, di seguito, una santa messa presieduta dal parroco, nonché cappellano della Reale Cappella, sac. Mario Fresta.
L’indomani, giorno della solennità, è stato in Cattedrale un succedersi di sante messe, mentre poi, a sera, ecco il momento più solenne: alle ore 20, un festoso e prolungato scampanìo annunciava l’uscita del venerato busto reliquiario, che era portato in processione a spalla dai devoti in piazza Duomo ove, sul sagrato antistante la Basilica Collegiata dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, era stato allestito un altare per la solenne concelebrazione eucaristica, organizzata nel  rispetto della normativa per evitare il contagio del Coronavirus.
La messa era presieduta anche in questo caso dal vescovo alla presenza del vicario generale della diocesi mons. Giovanni Mammino, dei parroci e dei sacerdoti della città e dell’hinterland, nonché delle autorità civili e militari della città e dei comuni viciniori.
Prima della santa messa, però, si svolgeva la cerimonia di consegna degli attestati di ‘Benemerenza Santa Venera’ a quanti, nella particolare contingenza dell’emergenza, si sono distinti per impegno al fine di contrastare il più efficacemente possibile l’emergenza sanitaria.
Sono state premiate tutte le Forze dell’Ordine della città (Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia Municipale), i religiosi camilliani, il settore Servizi Sociali, la Protezione Civile, nonché tutte le associazioni di volontariato (Associazione Nazionale Carabinieri, Caritas, San Vincenzo de’ Paoli) che hanno offerto il loro sempre prezioso contributo alla causa.
Tra i premiati anche il dott. Alfio Cristaudo nella qualità di responsabile medico del presidio ospedaliero cittadino; un attestato, infine, è stato consegnato ai familiari alla memoria del compianto Santo Di Mauro, presidente della Deputazione della Reale Cappella, prematuramente ed improvvisamente scomparso lo scorso 28 maggio 2020.
L’inizio della solenne concelebrazione era scandito dal canto ‘Questa è la vergine saggia’. Nella propria omelia alla pericope evangelica, che evidenziava come chiunque voglia ad ogni costo salvare la propria vita sia destinato a perderla, mentre chi la perderà per il bene dei fratelli la salverà, il vescovo sottolineava come la pandemia in corso costituisca un ‘male’ e, come tale, una minaccia alla salute fisica ma anche alla civile convivenza tra gli uomini.
Così come la pandemia attualmente, altri mali minacciarono la vita terrena di Santa Venera e di quanti come lei furono perseguitati perché si dicevano cristiani ed a tale scopo offrirono persino la propria vita. Anche i premiati della serata si sono scommessi per il bene dei fratelli che hanno sofferto il contagio del virus.
Come le persecuzioni contro i cristiani, a suo tempo, misero duramente alla prova la vita dei Santi, che offrirono la propria vita sulle orme di Cristo Signore, anche oggi il virus mette a dura prova la costruzione della vita civile e morale degli uomini, ma deve fare emergere i valori della correttezza, della generosità e della lealtà reciproche.
Pertanto, l’esempio di Santa Venera resta quanto mai attuale e, dunque, bisogna scommettersi per costruire il futuro, confidando pienamente nel Signore che, come recitava il salmo responsoriale, è per ciascuno di noi ‘forza e salvezza’. A ciascuno di noi è, dunque, richiesto un impegno concreto, che pur non giungendo agli estremi del martirio fisico, deve essere un offrirsi spontaneo per la creazione di una società migliore.

Nando Costarelli