Ambiente / Smaltire correttamente gli oli esausti protegge la salute della natura

Mentre l’emergenza sanitaria causata dalla pandemia di Covid -19 continua a catturare tutta la nostra attenzione e preoccupazione, spesso dimentichiamo che perdurano altre problematiche, più o meno o altrettanto importanti, che gravano sulla nostra esistenza e su quella del pianeta in cui viviamo come i problemi legati all’ambiente ed al suo inquinamento che non si sono risolti sol perché usiamo le mascherine o ci laviamo spesso le mani.
È notizia di questi giorni, ad esempio, che il buco dell’ozono ha raggiunto, quest’anno, la sua massima estensione in ampiezza e profondità – come ci ha reso noto il Copernicus climate change service (C3s) – e ciò a motivo del continuo rilascio di alcune sostanze inquinanti da parte dell’uomo, sia dalle attività produttive che di consumo: in particolare, a causa del rilascio dei gas clorofluorocarburo.
Anche lo smaltimento dei rifiuti è un problema quanto mai attuale e con una forte incidenza sulla salute dell’ambiente che ci circonda e ci sorprenderà scoprire che ognuno di noi, pur restando ingenuamente e comodamente a casa contribuisce parecchio ad alimentarlo. Come? Con l’errato smaltimento degli oli esausti, ad esempio, probabilmente perché molti di noi non conoscono il significato di questi termini né i danni che da essi derivano.
L’olio alimentare esausto è un rifiuto pericoloso prodotto nelle abitazioni cittadine, dal settore della ristorazione industriale, da alberghi, bar, ristoranti, friggitorie etc; esso, altro non è che olio di frittura non più utilizzabile, olio di cottura impiegato nell’industria alimentare.
L’olio, infatti, quando assume un colore bruno, quando aumenta la sua viscosità, quando produce un odore rancido o se vi si riscontra la presenza di cibo disciolto sul fondo del contenitore di conservazione, non dovrebbe essere assolutamente riutilizzato in ambito alimentare ma, soprattutto, andrebbe smaltito in modo corretto.
In Italia, ogni anno, vengono immessi al consumo (direttamente come olio alimentare o perché presente in altri alimenti) 1.400.000 t di olio alimentare vergine; di questi, risultano prodotti circa 280.000 t/ anno di oli esausti, di cui:
– 160.000 dal settore domestico
– 70.000 dal settore della ristorazione
– 50.000 dal settore industriale
I dati ufficiali di raccolta indicano che solo 80.000 t/anno di oli esausti, vengono recuperati; quindi, è evidente che i restanti 200.000 risultano dispersi nell’ambiente.
Gli oli vegetali e animali esausti prodotti in ambito domestico vanno a finire quasi sempre giù per le condotte di scarico del wc o del lavandino e questo è il vero errore che si commette; i danni, infatti, sono notevoli perché le 200.000 t di olio esausto, che così si disperde, finisce proprio nell’ambiente contaminando le acque ed il suolo con rischi molto gravi: versato in acqua, un solo litro d’olio è capace di formare una pellicola inquinante grande quanto un campo da calcio, riducendone pericolosamente l’ossigenazione; un solo litro d’olio è capace, inoltre, di rendere non potabile un milione di litri d’acqua (che corrispondono più o meno al consumo di acqua di un individuo per ben 14 anni). Ma non è finita qui. L’olio che penetra nel sottosuolo si deposita come un film sottilissimo attorno alle particelle di terra formando così uno strato di sbarramento tra le particelle stesse, le radici capillari delle piante e l’acqua, impedendo a sua volta l’assunzione delle sostanze nutritive. Infine, dobbiamo ricordare che lo smaltimento attraverso la rete fognaria pregiudica il corretto funzionamento dei depuratori, aumentando di conseguenza i costi di depurazione.
Giova sapere allora che, dopo opportuni trattamenti, l’olio esausto può essere recuperato e riutilizzato in modo utile in diverse forme: come lubrificante, ad esempio, o nella produzione di sapone; può costituire la base per il processo di generazione del biodisel, può essere utilizzato come combustibile nel processo di cogenerazione (processo della produzione contemporanea di energia meccanica e di calore, utilizzabile per riscaldamento di edifici e/o per processi produttivi-industriali) e, infine, nella produzione di bioplastica.
Allora, qual è il modo corretto di smaltirlo?
Il corretto smaltimento dell’olio da cucina è molto semplice. Basta, infatti, raccoglierlo in appositi contenitori e conferirlo nei punti di raccolta. Esistono fondamentalmente due modelli di stazione di raccolta: quello collocati nei CCR (centri comunali di raccolta) ed alcuni collocati spesso all’interno di scuole e centri commerciali; in mancanza di contenitori adeguati, si possono comunque utilizzare anche vecchi flaconi come quelli dei detersivi accuratamente lavati e asciugati.
È vero, altresì, che raccogliere l’olio esausto alimentare è un’impresa piuttosto difficile che può diventare impossibile se non si riesce ad attivare la collaborazione di ogni cittadino con la propria amministrazione comunale. A tal proposito diventa prioritaria la sensibilità al problema da parte delle amministrazioni pubbliche alle quali rivolgiamo un accorato appello affinché si adoperino non solo per mirate campagne di sensibilizzazione della cittadinanza ma anche per un tempestivo equipaggiamento di un valido servizio di raccolta capillare, fin dall’ambito domestico, al fine di recuperare l’ingente quantità di olio che si disperde nell’ambiente.

Cristiana Zingarino

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