Pasolini / Perchè scelse di girare “Il vangelo secondo Matteo”

Nella vita di ognuno di noi ci sono determinati eventi, incontri e parole che, in seguito, caratterizzeranno il dispiegamento di essa come la realizzazione di un compito assegnatoci.
La stessa cifra biografica e i legami generativi parentali inscritti dentro di noi, connoteranno profondamente lo sviluppo ulteriore della nostra personalità. Friedrich Nietzsche diceva che la vita di ogni uomo sarebbe stata lo sviluppo e la ripresa di quei motivi ispiratori sorti e coltivati nei primi suoi trent’anni. Ai tempi d’oggi, però, credo che i trent’anni di Nietzsche vadano ricondotti dentro l’arco dei primi decenni di vita.

Tornando a parlare di Pier Paolo Pasolini, nella ricorrenza del centenario della nascita, avvenuta a Bologna il 5 marzo nel 1922, mi propongo di rispondere ad un interrogativo: perché Pasolini, dichiaratosi pubblicamente ateo, anticlericale, marxista…, realizzò’ Il Vangelo secondo Matteo‘?
La domanda è seriamente rilevante, impegnativa, altrettanto dev’essere la risposta!
Per tale ragione è necessario riprendere le parole dello stesso Pasolini, ricercando in esse la più vera risposta.locandina film

In un dialogo tra Comolli, Pasolini, Bertolucci pubblicato sul n.169 della rivista “Cahiers du Cinema” nell’agosto 1965, il regista così si esprimeva. “Il Vangelo mi poneva il seguente problema: non potevo raccontarlo come una narrazione classica, perché non sono credente, ma ateo. D’altra parte, volevo però filmare il Vangelo secondo Matteo, cioè raccontare la storia di Cristo, figlio di Dio. Dovevo dunque narrare un racconto cui non credevo. Non potevo dunque essere io a narrarlo. Così, senza volerlo di proposito, sono stato portato a ribaltare tutta la mia tecnica cinematografica e ne è nato questo magma stilistico che è proprio del “cinema di poesia”. Perché non potevo raccontare il Vangelo, ho dovuto immergermi nell’anima di un credente. In questo consiste il discorso indiretto libero: da una parte il racconto è visto attraverso i miei occhi, dall’altra è visto attraverso gli occhi di un credente”.

Il Vangelo secondo Matteo “poesia cinematografica”

“Il Vangelo secondo Matteo” di Pasolini rientra dunque nel “cinema di poesia”, perché l’autore è chiamato a scrivere poesie cinematografiche e non più racconti.
Chi ha visto il film di Pasolini non può non vedere, notare uno scandalo…non è normale che uno dica di non credere e poi si trovi a girare proprio un film su Gesù!
Allora, quale furono le sue motivazioni, che a partire dal 1962, lo spinsero caparbiamente a volerlo realizzare?

La risposta “scandalosa” la dà lo stesso Pasolini poeta e regista: “Non è un rapporto normale. Da parte mia c’è un atto e uno sforzo di comprensione che non hanno niente di razionalistico. E derivano dagli elementi irrazionali che mi abitano, forse da uno stato latente di religione in me” …. “Il Vangelo è stato per me una cosa così spaventosa da fare che, mentre la facevo, mi ci aggrappavo e non pensavo a niente”.

Pier Paolo Pasolini
Pier Paolo Pasolini mentre dirige una scena del film

C’è in Pasolini la consapevolezza che il film sarà figlio di una continua “contaminazione”. Ancora. Pasolini ha chiara consapevolezza di avere una formazione religiosa, per così dire, inesistente. È lui stesso a motivare questa affermazione, aggiungendo: “Mio padre non credeva in Dio. Certo andava a Messa la domenica, ma solo per rispetto verso un’istituzione che garantiva l’ordine costituito. Praticava esteriormente, per le tante ragioni che spingono un uomo di destra a far battezzare i figli, a farli cresimare, a sposarli dinanzi al prete …

La religione “naturale” della famiglia…

La famiglia era “religiosa” ma senza bigotteria. Mia madre aveva le tradizioni religiose della maggior parte dei contadini. La sua fede era continuazione della sua poesia e, come dicono i teologi, una religione naturale. Non sono stato quindi sottomesso ad alcuna pressione religiosa, né sono stato condizionato ad alcuna educazione cattolica.
Le uniche occasioni per marinare la scuola di cui abbia goduto, me le sono concesse ai danni del catechismo. L’insegnamento del catechismo non lo potevo soffrire. Il collegio religioso mi appariva come il peggiore degli ergastoli. Gli studi secondari li ho fatti al liceo Galvani di Bologna. Un liceo la cui tradizione laica ha non poco contribuito a fare di me un miscredente nel significato più letterale del termine …

Per quanto riguarda la visione religiosa che possiamo avere del mondo, facciamo a meno dell’idealismo cristiano. Io sono propenso ad un certo misticismo, a una contemplazione mistica del mondo, ben inteso. Ma questo è dovuto a una sorta di venerazione che mi viene dall’infanzia, d’irresistibile bisogno di ammirare la natura e gli uomini, di riconoscere la profondità là dove gli altri scorgono soltanto l’apparenza esanime, meccanica delle cose” (da Pier Paolo Pasolini, Il sogno del centauro, a cura di Jean Duflot).Vangelo secondo matteo

Il tentativo più riuscito di presentare Gesù attraverso il cinema

Mio pazientissimo lettore, ti chiedo largamente scusa se mi sto permettendo di presentare così il Vangelo secondo Matteo di Pasolini. L’ho fatto unicamente perché non tutti hanno avuto il tempo di leggere le carte. A me appare come il tentativo più riuscito nel presentare Gesù, attraverso il cinema. Questa mia convinzione, nel tempo, è cresciuta e per tutto ciò gli sono anche debitore!

Io sono un prete cristiano cattolico, figlio di contadini, che ha in sé due culture: quella cristiana e quella contadina che si sono meravigliosamente saldate insieme.
La scelta di Pasolini di raccontare la vita di Gesù, attraverso il Vangelo di Matteo, affidandola ad attori non professionisti, mi ha conquistato fin dal primo momento. Mi sono riconosciuto in quella galleria di volti, e soprattutto, in quella storia arditamente e scandalosamente rappresentata, ho visto il riscatto del popolo “dei poveri cristi” di ieri e di oggi, a cui io stesso appartengo.

Sono state le strade e i sassi di Matera, a divenire Gerusalemme, non costituendo però esclusivamente lo sfondo, ma divenendo il luogo più idoneo, naturale, per fare spazio ad una storia di liberazione che mentre si dipana dona salvezza e speranza. “Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori” (Mt 9,13).
“Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare, perché erano pescatori. E disse loro: Seguitemi, vi farò pescatori di uomini” (Mt 4,18,19).Fuga in Egitto

Matteo, l’Evangelista più rivoluzionario secondo Pasolini

Fu chiesto a Pasolini: “Perché hai scelto il Vangelo di San Matteo e non un altro?
“Perché il Vangelo di San Matteo – rispose – è il più epico di tutti. Essendo il più arcaico, il più vicino alla mentalità del popolo ebraico …. È anche il meno cosmopolita di tutti”.
In un’altra intervista, dirà ancora: “Mi pare che Matteo sia, di tutti gli Evangelisti, il più rivoluzionario, perché il più realista, il più vicino alla realtà contadina del mondo in cui compare Cristo”.

Ad Alfredo Bini, il produttore, confesserà: “l’umanità di Cristo è spinta da una tale forza interiore, da una tale irriducibile sete di sapere e di verificare il sapere, senza timore per nessuno scandalo e nessuna contraddizione, che per essa la metafora divina è ai limiti della metaforicità, fino ad essere una realtà …. Ma sarebbe bello che, amando così svisceratamente il Cristo di Matteo, temessi poi di rimettere in ballo qualcosa”.

“Quando girerà?” “Non so, perché non ho trovato chi possa fare il Cristo”. Ho un’idea di Cristo, è vero, una pressoché inesprimibile. Potrebbe essere tutti, e infatti lo cerco dappertutto. L’ho cercato in Israele e in Sicilia, a Roma e a Milano: Ho pensato a poeti russi o a poeti americani …. È forse tra i poeti che lo cerco”.

La difficile scelta del protagonista…

La scelta cadde su Enrique Irazoqui, morto nel 2022 a Cadaques, Spagna. Un giovane anarchico spagnolo, “impegnato nella lotta clandestina, presentatogli anche da Giorgio Manacorda, col il volto tirato e pallido” come quelli che si vedono nei Cristi dipinti da Goya o El Greco.

La madre di Pasolini nel ruolo della madre di crsto
La mamma di Pasolini nel ruolo della madre di Cristo

Una volta scelto il personaggio del Cristo di San Matteo Evangelista, Pasolini può procedere con gli altri interpreti, perché il Vangelo è una galleria di ritratti, di volti, di storie. Per gli altri interpreti la scelta ricadde, oltre che su contadini e gente proletaria, su alcuni amici.

Vi si possono riconoscere sotto il vestito di scena la scrittrice Natalia Ginzburg nella parte di Maria di Betania, il fratello della scrittrice Elsa Morante in quella di Giuseppe, il critico Enzo Siciliano in Simone di Canaan, il poeta Alfonso Gatto nella parte di Andrea, in quella di Erode, Francesco Leonetti, la madre di Pasolini nella parte di Maria, madre di Cristo. Ponzio Pilato interpretato da Alessandro Clerici, Giorgio Agamben è Filippo e Giacomo Morante, nipote di Elsa, l’apostolo Giovanni. Ninetto Davoli avrà la parte di un pastorello. Elsa Morante collaborerà nella regia e nelle scelte delle musiche e degli altri attori, molti dei quali abitanti stessi di Matera.

Un sentimento irrazionale per Cristo

Pier Paolo Pasolini arriva a girare il film ‘Il Vangelo secondo Matteo’, perché, da sempre segretamente, oscuramente, prepotentemente si sente conquistato da Gesù!
Beninteso. C’è in lui una forza poetica così potentemente avvertita che lo porta a fare una poesia. Non una poesia religiosa nel senso comune del termine, né un’opera in qualche modo ideologica.

In una la lettera del febbraio 1963, dirà chiaramente a Lucio S. Caruso della Pro Civitate Christiana: “In parole molto semplici e povere: io non credo che Cristo sia figlio di Dio, perché non sono credente, almeno nella coscienza. Ma credo che Cristo sia divino: credo cioè che in lui l’umanità sia così alta, rigorosa, ideale da andare al di là dei comuni termini dell’umanità. Per questo dico di “poesia”, strumento irrazionale per esprimere questo mio sentimento irrazionale per Cristo. Vorrei che il mio film potesse essere proiettato nel giorno di Pasqua in tutti i cinema parrocchiali d’Italia, del mondo” …. “Il mio scopo è di riproporre a tutti una vita che è modello, sia pur irraggiungibile, per tutti”.la crocifissione

Egli si muove su due versanti: da un lato contro un certo marxismo e un certo laicismo fanatico e dall’altro col “proponimento, rivolto agli italiani, di leggere il Vangelo per la prima volta”.
Il nostro regista è estremamente consapevole che il film è figlio di una persistente contaminazione scandalosa.

Un inconscio amore per il Vangelo

In un’altra intervista su “Italia Notizie”, n. 18 del 29 novembre 1963, alla domanda provocatoria, anzi chiarificatrice: “Perché sta puntando su argomenti attinenti alla religione cristiana? Pasolini risponde: “Puntando non è il termine esatto. Fin dagli inizi io ho frequentato il Vangelo. Il mio primo libro di poesie, uscito nel ’42, comincia con una lirica intitolata “La Domenica uliva”, che in dialetto friulano significa domenica degli ulivi. Cioè fin da allora c’era in me questa specie di suggestione, di inconscio amore o di conscio amore per il Vangelo.

Poi c’è stato un periodo in cui ho scritto direttamente sull’argomento, e ho raccolto le poesie sotto il titolo L’Usignolo della Chiesa Cattolica. L’ultimo libro di poesie si intitola La religione del mio tempo ed anche qui affronto direttamente problemi religiosi. Quello della religione è, cioè, proprio un problema interno di tutta la mia produzione”.

Ed infine, facciamoci la domanda che tu, mio fedele lettore, mi avresti potuto fare: quale è stato, nella vita di Pasolini, l’evento irresistibile scatenante e “scandalosamente provvidenziale” che lo ha portato a realizzare il “Vangelo secondo Matteo”, dinanzi al quale non potette più sottrarsi?

La lettura del Vangelo ad Assisi l’evento scatenante

Tutti i conoscitori – estimatori del regista-poeta sanno perfettamente che Pasolini fu invitato tantissime volte, dagli amici della Pro Civitate Christiana, fondata dall’amico don Giovanni Rossi, ad andare ad Assisi. Fu proprio lì, la prima volta che egli andò ad Assisi, nella stanza assegnatagli, che trovò al capezzale il Vangelo e lo rilesse, nel 1962.
Pasolini, scrivendo un anno dopo al dottor Lucio S. Caruso, commenterà la cosa come una trovata o una furberia della Casa: “vostro delizioso- diabolico calcolo”.

“E infatti tutto è andato come doveva andare: l’ho riletto – dopo circa vent’anni (era il quaranta, il quarantuno, quando, ragazzo, l’ho letto per la prima volta: e ne è nato “L’usignolo della Chiesa Cattolica”, poi l’ho letto solo saltuariamente, un passo qua, un passo là, come succede ….). Da voi, quel giorno, l’ho letto tutto di seguito, come un romanzo. E, nell’esaltazione della lettura – Lei lo sa, è la più esaltante che si possa fare! – mi è venuta, tra l’altro, l’idea di farne un film. Un’idea che da principio mi è sembrata utopistica e sterile, “esaltata”, appunto, e invece no …Ed è rimasta solo lei, viva e orgogliosa in mezzo a me”.

Tutto accadde perché Papa Giovanni XXIII, nel 1962, alla vigilia dell’apertura del Concilio Vaticano II, volle andare in pellegrinaggio alla tomba di Francesco di Assisi. Per pregarlo e per chiedergli la sua determinazione e profezia nel vivere “sine glossa” il Vangelo dell’unico Maestro e Signore, Gesù Cristo, Figlio di Dio e Figlio dell’uomo.

Era il 4 settembre 1964 quando Il Vangelo secondo Matteo, dedicato “alla cara, lieta, familiare memoria di Giovanni XXIII”, fu presentato alla XXV Mostra del Cinema di Venezia.

Don Orazio Barbarino
Arciprete di Linguaglossa

 

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