“Politica e scandali, risposte urgenti”

Impazza, in forme inusitate, l’ennesimo scandalo politico-giudiziario, con le accuse (infamanti) al presidente del Consiglio in relazione alle “feste” di Arcore. Al di là del gossip, che si alimenta sui giornali e non solo, dei retroscena, dei protagonisti e del livello delle vicende, che sono minuziosamente evocate nell’ordinanza trasmessa alla Camera per l’autorizzazione a procedere ulteriormente, c’è un’unica certezza. Bisogna che si faccia chiarezza in termini stringenti, che la questione sollevata dalla procura di Milano abbia delle celeri risposte, così da non tenere sul filo la politica, le istituzioni, più ampiamente la governabilità. Roberto Ruffilli a suo tempo, da storico delle istituzioni politiche di vaglia, sottolineò che lo Stato italiano si caratterizza per essere “fragile sul piano della legittimazione”, anche se resistente e capace di ottime performances di fronte alle emergenze. Ruffilli fu ucciso dalle Brigate Rosse, ma probabilmente avrebbe ripetuto lo stesso giudizio. Sono ormai più di vent’anni, per chi ha la memoria lunga, che le iniziative delle procure configgono con il sistema politico e con la stessa figura di Berlusconi, con esiti processuali diversi, e comunque trasmettendo un senso di conflittualità permanente e dunque di precarietà. Per questo, in particolare di fronte ai temi oggi evocati, è necessario arrivare presto a chiarire e così mettere dei punti fermi. L’esito del referendum di Mirafiori, in contemporanea con le questioni sullo “scudo” al premier e con le accuse della procura milanese, dimostra che è in corso un processo di ristrutturazione importante, di fronte alla crisi economica, che deve essere accompagnato da un sistema paese efficiente. Questi sono i temi su cui concentrarci. E a questi temi non sono estranei, ma anzi ne costituiscono la base, quelli della coesione sociale, a partire dal ruolo della famiglia, non a caso al centro del recente discorso del Papa agli amministratori locali. Ci troviamo poi di fronte all’attuazione del “federalismo”, che in realtà è un appello a tutti i centri di spesa perché operino con senso di responsabilità e legalità. Ma l’agenda degli impegni comuni è ancora lunga. Per questo, per mettere mano ai problemi e continuare efficacemente nelle politiche già positivamente messe in atto per affrontarli e in prospettiva risolverli innovando, bisogna che tutti si mettano al lavoro, nella chiarezza e con il massimo senso di responsabilità. Le risposte urgono.

SIR