Scuola e coronavirus / Un’insegnante sulla didattica a distanza: “Dallo scoraggiamento alla scoperta di nuove potenzialità”

Io sono un’insegnante. Il nostro è un lavoro particolare che solo chi lo svolge può capire, alcuni giorni si torna a casa stanchi, con la testa che scoppia, sempre lì a combattere per avere l’attenzione e far posare i telefonini o per far capire agli alunni che nella vita ci sono delle regole e sono importanti da seguire perché da esse dipende il benessere e la libertà di tutti!


Beh, di colpo tutte queste cose ci sono state tolte. La sera del 4 marzo ci è stato comunicato che le attività didattiche erano momentaneamente sospese a causa del dilagare del coronavirus, questo virus maledetto che nel giro di un mese ha stravolto la vita di ognuno di noi.

Il seguito lo conosciamo ed è drammatico. Di colpo, dopo tantissimi anni di insegnamento, mi ritrovo a vivere una quotidianità che non conosco e che faccio fatica, ogni mattina, al risveglio, ad accettare. E’ come se qualcuno avesse rubato la tua identità. Penso che, in questo momento, è quello che ogni italiano, costretto ad abbandonare la propria attività, pensa.

La scuola, comunque, dopo qualche giorno, si è messa in moto consapevole che questo “momentaneamente” avrà, di certo, una lunga scadenza; sicuramente passerà molto tempo ancora per rimettere tutte le persone assieme. Nella mia scuola, per esempio, solo nella sede centrale, siamo all’incirca mille! Abbiamo ripreso il lavoro per i nostri alunni, ma un lavoro anomalo, diverso. Ci siamo riuniti in chat come consigli di classe per decidere cosa fare con e per i nostri ragazzi. Metodi nuovi, nuovissimi per qualcuno, meno male che in un istituto che fa sua l’informatica anche i più somari, come me, ne escono avvantaggiati!

Certo, è strano vederci lì, vicini nei riquadri ma distanti, ognuno nella propria abitazione dalla quale ognuno si può muovere solamente per motivi necessitanti, del resto anche nelle trasmissioni televisive si vedono gli ospiti ognuno all’interno delle loro case.

Lucia Azzolina, ministra dell’Istruzione, Univgersità e Ricerca

Poi ci sono i gruppi whatsapp, due per classe: uno per i soli insegnanti, l’altro insegnanti – alunni. Questi gruppi non danno legalità al nostro lavoro ma ci danno la velocità nella comunicazione. Poi abbiamo i canali ufficiali in cui ogni insegnante inserisce del materiale per gli alunni della propria classe e assegna degli esercizi: questo è Argo didup. Ci sono, poi, altre possibilità di potere creare delle video-conferenze con gli alunni o delle classi virtuali dove ci si può incontrare tutti insieme per spiegare, gli insegnanti, o chiedere chiarimenti, gli alunni, queste sono Moodle e Webex. Per fortuna ci possiamo avvalere di tutorial come un nostro collega eccezionale, Alberto Valastro, e il team digitale che collabora con il dirigente, con semplicità ma in modo esaustivo, i  quali ci aiutano ad iscriverci in queste piattaforme e ad imparare a usarle.

Lo so, vi gira un po’ la testa a leggere, anche a noi. Ma siamo dei docenti e il nostro compito in questo momento, come bravi soldatini, è quello di istruire, si, ma soprattutto di stare vicini ai ragazzi, coscienti che anche loro in questo momento stanno vivendo un cambiamento rivoluzionario e la scuola è lì per dire: presto cambierà.

Dobbiamo far sentire loro che la scuola non li ha abbandonati: a volte a fine esercizio  scrivono “prof mi mancate, mi manca la scuola”, confesso “mancate tanto anche a me”.

  Mariella Di Mauro