Solidarietà/ L’amore non chiude mai: 27 anni di accoglienza e inclusione per la Comunità Madonna della tenda di Cristo di Acireale

Accoglienza, ascolto e un porto sicuro cui approdare quando tutto e tutti sembrano chiudere ogni breccia di umanità. Ha compiuto 27 anni, l’Associazione Madonna della tenda di Cristo, nata nel territorio di Acireale (CT) per dare una prima risposta alle innumerevoli, complesse e talvolta strazianti situazioni di disagio ed emarginazione di chi trova spesso e volentieri solo porte chiuse nell’indifferenza e nell’abbandono. Si tratta di una comunità che nella semplicità, nella rinuncia al superfluo e nella preghiera opera con impegno e dedizione, 365 giorni all’anno, pandemia o no, senza pause o vacanze, al fianco dei più deboli, accogliendo bambini, mamme e famiglie in grave difficoltà: consacrate e laici vi offrono ogni giorno il loro tempo, le loro capacità personali e le loro competenze professionali, realizzando progetti solidali, con particolare attenzione alle donne vittime di violenza, ai loro figli e ai nuclei familiari che avvertono disagi di natura economica, sociale e relazionale.

Un abbraccio materno di umanità ispirata dal Vangelo, che tenta, non senza fatiche e necessità, grazie anche al fondamentale supporto dell’8×1000, insieme a offerte da sostenitori, privati ed il sostegno delle varie parrocchie della Diocesi di Acireale, di rispondere alle numerose richieste di aiuto che quotidianamente giungono dai servizi sociali territoriali e dal tribunale dei minori, ma anche da tante persone che ne conoscono la preziosa realtà. Due le comunità create in Sicilia, una in Brasile, impegnate nel portare avanti progetti personalizzati sostenuti da un’equipe qualificata che si adopera per un dignitoso reinserimento sociale. A ventisette anni dall’inizio della missione, orientata ad una fede con cui cercare di far crescere nella serenità tutte le persone che, per svariati motivi, hanno conosciuto dolore e sofferenza, la comunità può contare su una casa primaria, sita nel quartiere San Giovanni Bosco del comune di Acireale, che accoglie nuclei familiari e donne in difficoltà; su una casa vicina, sita a Milo, una casa di formazione, umana e spirituale, votata ad accogliere giovani provenienti da varie parti del mondo alla ricerca di una scelta di vita. Dal 2016 è presente anche a Fortaleza, nello stato brasiliano del Cearà, con casa Betania, che accoglie 14 bambini abbandonati per un progetto solidale di integrazione.

Lavori in ceramica dal laboratorio della Comunità

Basta trascorrere un po’ di tempo tra i volontari coinvolti nell’associazione per capire quanto la loro azione di solidarietà gratuita sia fondata sulla certezza che amore e cura per quanti bussano alla porta possano aprire orizzonti nuovi, anche nelle brecce scavata dall’angoscia. Diversi i progetti offerti nella comunità, grazie anche al sostegno dell’8X1000, anche durante l’emergenza Covid: incontri di formazione ed informazione, relazione d’aiuto, spazi per famiglie, gruppi e sostenitori. Ma anche una fattoria didattica, la creazione di bomboniere solidali, il volontariato e il giardino degli aromi, tra le attività elaborate con l’intento di offrire un valido sostegno di natura psicologica, poiché in grado di favorire il rapporto con gli altri, ridurre lo stress e gli stati depressivi, attraverso un percorso di crescita che adotta lo stile di una grande famiglia imperniata sul reciproco supporto.

Uno stile mai cambiato, da quel 25 marzo del ’93, quando fu preso possesso di quel terreno che non offriva più di un povero rudere in una sciara, attraverso la firma del contratto con il proprietario. Più di 1000 le persone transitate, provenienti da una ventina di paesi di tutto il mondo, accolte come la cosa più cara, dopo quella madre che per prima bussò alla porta con i propri due bimbi il 2 settembre di 27 anni fa dopo gravi violenze subite (oggi sposata e felice in un’altra regione). Tante vittime di periferie esistenziali, piagate da violenza fisica e verbale, da stupri, dall’illegalità di Cosa Nostra, dalla pedofilia, ma anche vittime di dipendenza e della tratta.

Suor Alfonsa Fileti e suor Rosalba La Pegna

“La vita è una e dobbiamo saperla vivere altrimenti a ‘mio marito’ cosa racconto?” Spiega suor Rosalba La Pegna, propulsore instancabile della comunità fin dalla posa della prima pietra insieme a suor Alfonsa Fileti. Un’opera costante, corroborata nonostante tanti ostacoli e mancanze di collaborazione ingiustificate, data la portata della missione: “Quando ti dicono ‘grazie, perché se sono quello che sono, pronto di nuovo ad affrontare la vita, lo devo a voi’, la tentazione di mollare dura poco più di un attimo, lasciando il posto alla volontà di vivere una maternità a 360 gradi… anche perché fino a che continuo a vedere un miracolo dopo l’altro, rifarei tutto quanto ho fatto in questi 27 anni” confida suor Rosalba, il cui marito in questione è, evidentemente, identificabile spiritualmente in alto, ma proprio in alto…

Una delle tante significative dediche di chi è stato aiutato

Una missione iniziata senza neanche un allacciamento o una strada, con erbacce da tagliare per giorni e una sciara abbandonata che ad oggi è un ricordo lontanissimo. Anche grazie all’attività di compagni di strada preziosi come: P.Francesco Zambotti, Lucia Ramellini, Gianni Cannavò, Antonella De Dominicis e Teresinha Pereira Do Jesus, e alla solidarietà di chi, come la Protezione civile di Trento, donò ben dieci casette per l’accoglienza, cui si aggiunsero le due donate dal Lions Club International, quella donata dalla Croce rossa Acireale-Catania, quella donata da un privato e quella dalla stesa ditta che le ha costruite. Tutte provvidenziali, per ospitare anche la sessantina di persone che abitano oggi la comunità.

“Per noi è una grandissima sofferenza quando una figlia si allontana senza aver raggiunto gli obiettivi iniziati – aggiunge suor Alfonsa – ma è grande gioia e festa quando si raggiunge il traguardo di un diploma, di una laurea, un lavoro sicuro… o accompagnarle all’altare per un dignitoso ‘Sì’ ricco di valori umani e cristiani”.  Un apostolato quotidiano, sempre pronto a “sporcarsi le mani” sulla sequela di “un padre” come don Giovanni Bosco, talvolta anche ignorato, se non addirittura strumentalizzato nonostante la purezza della sua missione gratuita, come del resto rischiano di essere strumentalizzate tutte le opere migliori. Ma se è vero che le croci non si scelgono, è anche vero che in gocce d’amore in un oceano di problemi, come quelle della Madonna della tenda, costituiscono, grazie anche all’8×1000, ragione di rinascita e speranza per tanti.

Mario Agostino

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