Per molto tempo la medicina ha studiato mente e corpo come ambiti distinti. Le ricerche di Candace Pert hanno evidenziato il legame tra mente e corpo. Il suo lavoro ha contribuito a una nuova prospettiva sulla comunicazione tra cervello, sistema nervoso e sistema immunitario. Non si tratta quindi dell’idea che i pensieri possano causare direttamente una malattia. Il contributo di Pert riguarda piuttosto la comprensione dei meccanismi biologici attraverso cui diversi sistemi dell’organismo comunicano continuamente.
Candace Pert e il legame tra mente e corpo: la scoperta dei recettori degli oppiodi
Uno dei momenti più importanti della carriera di Pert arrivò negli anni Settanta. Durante il dottorato alla Johns Hopkins University, Candace Pert sviluppò un metodo per individuare specifici siti di legame nel tessuto cerebrale utilizzando la naloxone radiomarcata. Nel 1973 Pert e Solomon Snyder pubblicarono sulla rivista Science uno studio che dimostrava la presenza di recettori per gli oppioidi nel tessuto nervoso.
La ricerca rappresentò un passaggio fondamentale per la neurofarmacologia e per lo studio dei recettori cerebrali. La scoperta permetteva di comprendere meglio come sostanze oppioidi e loro antagonisti interagissero con specifiche strutture presenti nel sistema nervoso. Le ricerche successive avrebbero contribuito allo sviluppo della conoscenza sui peptidi oppioidi prodotti naturalmente dall’organismo.
Candace Pert e il legame tra mente e corpo: dai recettori ai neuropeptidi
Negli anni successivi, l’interesse di Pert si concentrò sempre più sui neuropeptidi e sui loro recettori. Queste molecole svolgono funzioni di comunicazione e sono presenti non soltanto nel cervello, ma anche in altri tessuti e nel sistema immunitario. Nel 1985 Pert e altri ricercatori pubblicarono uno studio sul Journal of Immunologynel quale proposero l’esistenza di una rete di comunicazione formata da neuropeptidi e recettori.
La ricerca evidenziava la presenza di recettori per i neuropeptidi anche sulle cellule del sistema immunitario e indicava una comunicazione tra cervello, ghiandole e sistema immunitario. Questa prospettiva contribuì allo sviluppo di quella che Pert definiva una rete “psicosomatica”. L’idea centrale era che i sistemi coinvolti nella regolazione delle emozioni e quelli coinvolti nelle funzioni corporee non operassero in compartimenti completamente separati.
Il ruolo delle emozioni: cosa sappiamo davvero
Il lavoro di Pert ha alimentato anche una riflessione sul rapporto tra emozioni e organismo. Le sue ricerche sui neuropeptidi contribuirono a spiegare come alcune molecole di segnalazione possano collegare attività cerebrale, emozioni e funzioni corporee. Questo non significa, però, che un’emozione negativa sia automaticamente responsabile di una malattia. Il rapporto tra stato psicologico e salute è molto più complesso e coinvolge numerosi fattori biologici, ambientali e comportamentali.
La ricerca contemporanea sulla comunicazione tra sistema nervoso e sistema immunitario continua infatti a studiare questi meccanismi. Il contributo di Pert va quindi inserito in un percorso scientifico più ampio, nel quale diverse discipline hanno progressivamente mostrato l’importanza delle interazioni tra i sistemi dell’organismo.
Candace Pert e il legame tra mente e corpo: una nuova visione della salute
La prospettiva sviluppata da Pert ha avuto anche una dimensione divulgativa. Nel 1997 pubblicò Molecules of Emotion, libro nel quale portò al grande pubblico le sue riflessioni sul rapporto tra neuropeptidi, emozioni e corpo. La sua attività scientifica e divulgativa contribuì a rendere più popolare una concezione integrata del rapporto mente-corpo.
Il valore del suo lavoro non sta quindi nell’aver dimostrato che la mente può spiegare ogni fenomeno fisico. Sta nell’aver contribuito a mostrare, attraverso la ricerca sui recettori e sui neuropeptidi, quanto sia difficile considerare cervello, sistema nervoso e sistema immunitario come realtà completamente indipendenti.
Il contributo di una scienziata alla ricerca
La storia di Candace Pert è anche quella di una ricercatrice che ha attraversato una fase di profonda trasformazione della neurobiologia. La sua ricerca sui recettori oppioidi ha rappresentato un passaggio importante nello studio della comunicazione molecolare nel cervello. Negli anni successivi, il suo lavoro si è esteso alla relazione tra neuropeptidi, sistema immunitario ed emozioni. La sua eredità scientifica invita quindi a guardare alla salute in modo meno frammentato. Il corpo non è un insieme di sistemi completamente isolati: le sue diverse componenti comunicano attraverso una rete complessa di segnali chimici e biologici.
Comprendere questa comunicazione non significa attribuire alle emozioni la responsabilità delle malattie. Significa riconoscere che la salute nasce dall’interazione di molte dimensioni e che, per comprenderla davvero, è necessario studiare l’organismo nella sua complessità.
Sofia Murabito
