Libri / “Uno sguardo dal ponte”: le affinità elettive di Franco Battiato e Giusto Pio

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Presentazione libro su Battiato e Pio

C’è un ponte che unisce mondi che sembrano inconciliabili: la musica classica e l’elettronica, la sperimentazione e la tradizione, il rigore accademico e l’istinto visionario. Su questo ponte si sono incontrati due colossi della musica italiana: Franco Battiato e Giusto Pio. Oggi, a raccontare quel legame speciale, arriva il libro di Stefano Pio, figlio del violinista e compositore veneto, intitolato “Uno sguardo dal ponte”.

Il volume è stato presentato lo scorso 5 luglio nella suggestiva cornice di Palazzo Vigo a Torre Archirafi, nel cuore del festival “Etna Art Fest – No Time No Space”. E all’interno della rassegna estiva “Stranizza d’amuri”, dedicata al suo più illustre cittadino, Franco Battiato.copertina libro Uno sguardo dal ponte

Il racconto di un’amicizia in vent’anni di collaborazione creativa

Ma “Uno sguardo dal ponte” è molto più di un semplice tributo o di una biografia. È un racconto intimo e toccante di un’amicizia profonda, che ha attraversato vent’anni di collaborazione creativa, dal 1976 al 1996. E non si è mai davvero conclusa, nemmeno con la morte dei due protagonisti.
È anche la prova di come due musicisti, così diversi per formazione e linguaggio musicale, siano riusciti a fondersi in una visione comune, dando vita a una stagione irripetibile della musica italiana.
Come scrive Andrea Buranello nell’introduzione al libro, l’incontro tra Battiato e Pio “ha regalato al mondo brani musicali che ancora oggi catturano la nostra attenzione e ci sorprendono sempre”. Un incontro magico, nato da affinità elettive che hanno superato ogni barriera generazionale e stilistica, trasformandosi in una collaborazione “inusuale, geniale, straordinariamente prolifica e indissolubile”.

Battiato e Pio, due artisti complementari

Giusto Pio, violinista di formazione classica, cresciuto nel rigore delle partiture, era inizialmente riluttante a unirsi a Franco Battiato. Quell’ artista eclettico e autodidatta, proveniente dal mondo dell’elettronica e dell’improvvisazione.
“Al tempo – racconta Stefano Pio – era quasi impensabile per un musicista classico frequentare qualcuno del mondo underground. Eppure, mio padre colse subito la genialità di Franco”.Proiezione video

Questa straordinaria capacità di manipolare il suono, quasi come se fosse materia viva, ha reso Battiato uno dei compositori più innovativi del secondo Novecento. Non è solo l’autore di “Cuccurucucù Paloma”, ma un vero e proprio alchimista del suono, capace di trasformare ogni brano in un’esperienza che tocca l’anima e la mente.

E accanto a lui, sempre presente, c’è Giusto Pio: “non un semplice collaboratore – sottolinea Stefano – ma una figura complementare. Un maestro per Battiato e allo stesso tempo un allievo”. Il legame tra i due ha dato vita ad alcune delle opere più rivoluzionarie della musica leggera italiana, specialmente a partire dal 1978, quando l’avanguardia elettronica di Battiato ha contaminato il pop, il rock e la wave italiana, lasciando un segno indelebile nella cultura musicale del nostro Paese.

“Musica di un pensiero che cerca di spingersi oltre – si legge nel libro- per parlare direttamente all’anima. Poiché la musica è il tessuto dell’anima, in essa risuona la corrente delle stelle”.
Questa definizione suona quasi come un testamento artistico, non solo per Battiato ma anche per Giusto Pio. Con “Uno sguardo dal ponte”, Stefano Pio non solo restituisce profondità e umanità a questa straordinaria relazione artistica ma ci invita anche a riflettere sul significato più autentico della musica. Un linguaggio universale che, quando nasce dall’ascolto reciproco e dalla condivisione spirituale può davvero diventare eterno.

 

Caterina Maria Torrisi