Chiesa / Venticinque anni di sacerdozio di don Antonio Pennisi nel segno del Beato Puglisi

0
1283
Don Antonio Pennisi

Se il prete del sorriso è l’immagine più ricorrente per indicare il Beato Pino Puglisi, essa si attaglia identicamente a don Antonio Pennisi. Non è forse casuale che egli lo abbia ricordato nel quadro delle iniziative dei festeggiamenti per il venticinquesimo anniversario della sua ordinazione presbiterale. Festeggiamenti che hanno avuto il loro acme nella parrocchia Gesù Lavoratore di Giarre, con la solenne celebrazione eucaristica di domenica 13 luglio, presieduta dal vescovo Antonino Raspanti.

Già vice parroco della chiesa Madre di Giarre e poi parroco presso Maria Santissima del Monte Carmelo di Aciplatani, da 10 anni don Antonio guida la parrocchia di Gesù Lavoratore, la più consistente del IV vicariato per novero di fedeli.
Assunta la responsabilità dell’Ufficio per la Pastorale della famiglia della diocesi di Acireale è anche docente invitato di Teologia Pastorale all’Istituto Teologico San Paolo di Catania.

Don Antonio Pennisi e vescovo Raspanti
Don Antonio Pennisi e il vescovo Raspanti

Il momento celebrativo finale è stato preceduto da ampio programma articolato nei giorni precedenti. Oltre alla catechesi di don Luciano Bella, centrata sulla figura di San Filippo Neri; di don Alfio Previtera, sulla figura di San Giovanni Maria Vienney; e all’adorazione eucaristica presieduta da don Giovanni Mammino rettore del Seminario Vescovile di Acireale e animata da alcuni seminaristi. Pure una riflessione dello stesso don Antonio Pennisi, dedicata appunto alla figura del Beato Pino Puglisi. Del quale una piccola reliquia è stata ospitata ai piedi dell’altare, in questo periodo di festeggiamenti.
Don Puglisi ucciso non tanto e non solo perchè un prete antimafia, ma in odium fidei, per la sua attività pastorale. Attività rivolta di più ai piccoli, bambini e adolescenti, per ricondurli alla dignità di persone e di figli di Dio.

25^ anno di sacerdozio di don Antonio Pennisi nel segno del Beato Puglisi

Quattro i capisaldi dell’apostolato parrocchiale di don Pino Puglisi, enucleati da don Antonio Pennisi. I primi: la Parola di Dio; l’attenzione e l’ascolto del territorio; la visione tutta ministeriale della Chiesa. Il quarto, in cui in definitiva si coniugano e si sublimano i precedenti: la povertà di spirito e la santità. Principi di vita che tutti possiamo adottare per rendere testimonianza di fede. E aiutarci a fare insieme emergere la bellezza della figliolanza di Dio, troppo spesso sopita e sconosciuta dagli stessi detentori. Per questi profili il retaggio che ci lascia il beato Puglisi propone un esempio di vita per ogni credente.

Indi, domenica, alla gioiosa presenza di confratelli, parenti e amici, il solenne pontificale del Vescovo.
Nella sua omelia a commento della Parola del giorno, il racconto di San Luca sul Buon Samaritano. Il Vescovo ne ha tratteggiato il valore simbolico, come indicazione per avere il dono della vita eterna. Che nel nuovo paradigma incarnato da Gesù, ribalta le consolidate prospettive dei dottori del tempio.Monsignor Raspanti presiede celebrazione eucaristica

Farsi prossimo. Missione di ogni battezzato e in particolare, per il suo ruolo guida, per ogni sacerdote. Nel racconto lucano, come non scorgere nella figura del buon soccorritore, il Salvatore dell’umanità? Nel suo venire da lontano e prendersi cura di un’umanità derelitta che, a cagione del peccato originale, disdegnato l’altissimo ruolo di custode del creato conferito da Dio Padre, aveva perso la dignità filiale. Dignità che col suo sacrifico il Figlio ci ha restituito, mostrandoci la via della sua emulazione: la misericordia.

L’accoglienza alla base del suo servizio pastorale

Da qui il mandato ai sacerdoti, dell’accoglienza aperta a tutti e del perdono a chi ne faccia richiesta. Essere custodi nel proprio cuore dell’amore di Dio, per poterlo condividere con chi ne sia alla ricerca. Un modus vivendi che don Antonio ha saputo fare proprio, interpretare ed esternare in questi 25 anni. E che, come ha augurato mons. Raspanti in limine alla sua riflessione, continuerà ancora a esprimere.

Prima della preghiera finale la prof.sa Nelly Scandura, in rappresentanza della comunità parrocchiale ha formulato il ringraziamento al Signore per averlo donato alla guida della parrocchia. E a don Antonio stesso, per l’impegno profuso in un mandato improntato a profonda spiritualità e pronta disponibilità.25esimo sacerdozio don Antonio Pennisi

Del pari Laura Trovato, per i giovani della parrocchia, ha ringraziato don Antonio per la costante accoglienza e vicinanza, trasmettendo loro l’entusiasmo nell’invito a partecipare alla sua fede gioiosa.
Ringraziamenti a nome della città ha espresso il sindaco Cantarella consegnando una targa in ricordo.

Il grazie di don Antonio

Commosso e commovente, l’intervento finale di don Antonio che ha reso memoria del suo sacerdozio dagli esordi e ancor prima dagli anni del seminario, per ringraziare genitori e parenti, guide spirituali e confratelli, fedeli e amici e mons. Vescovo, per tutto quanto ricevuto in questi anni.
>Nell’icona dell’immagine con cui ha inteso ricordare il suo presbiterato, raffigurante il capo del discepolo amato da Gesù reclinato sul suo petto, l’ispirazione di una vocazione custodita fino ad oggi. Essere cuore a cuore col Signore, per aprirsi al suo afflato, recepire per quanto sia possibile alla natura umana, l’amore custodito nel suo cuore e a noi destinato, per rendere testimonianza ed elargirlo a tutti.

Come nel mirabile incipit della Costituzione Conciliare Gaudium et Spes, – le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore, –  l’impegno assunto e rinnovato di vivere ciò in prima persona.

Coi nostri auguri, l’auspicio di continuare a personificare con gioia il brano di Luca. Prossimo a tutti, testimone credibile della Misericordia del Signore, custode nel cuore e così latore dell’amore di Dio.

                                                                                                                            Giuseppe Longo