Rosolini / Radice Sicula, la biodiversità siciliana che germoglia dalle radici del passato

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radice sicula GianLuca

A Rosolini, nel cuore del Val di Noto, Gianluca Pannocchietti ha fondato Radice Sicula, un vivaio che custodisce e ridona vita a oltre 700 varietà di frutta antica siciliana. Il progetto nasce da un incontro casuale, vent’anni fa, lungo un vecchio sentiero di campagna tra San Giacomo e Giarratana. Lì, tra i rovi, GianLuca notò dei vecchi peri che resistevano al tempo, piantati da viandanti che attraversavano la Sicilia da ovest a est. “Un vero atto d’amore”, ricorda lui, che ha acceso una scintilla destinata a diventare una missione: recuperare e coltivare le varietà dimenticate della frutticoltura siciliana.

Rosolini / Una biodiversità da difendere

GianLuca ha iniziato con le pere, per poi dedicarsi a pesche, albicocche, mandorle, gelsi, melograni e oltre 40 varietà di uva. Un esempio emblematico è quello della mandorla chiricupara, varietà rustica tipica delle alture tra Rosolini e Noto, ormai quasi scomparsa a causa del predominio commerciale di pizzuta e fascianello. La chiricupara, resistente, tardiva e ricca di sapore, è tornata in auge grazie a GianLuca, che l’ha fatta conoscere a pasticceri e gelatai della zona come ingrediente del vero latte di mandorla ‘nmissione’ (immersione), ottenuto dalla spremitura a freddo delle mandorle lasciate in ammollo.

Oggi nel suo vivaio si contano 300 piante di chiricupara, oltre a 600 piante di melograno, 100 di gelso, 70 ulivi e molte altre rarità autoctone, ciascuna selezionata per la sua storia e la sua adattabilità al territorio. “Abbiamo la ricchezza del paesaggio, serve valorizzarlo con le coltivazioni che c’erano una volta”, afferma GianLuca con orgoglio.

Rosolini / Un’agricoltura etica e sostenibile

A differenza della grande distribuzione, Radice Sicula propone un’agricoltura naturale, sostenibile ed etica. I frutti non seguono canoni estetici commerciali, non hanno forme perfette né calibro standard, ma rispettano l’identità dei territori da cui provengono. I prezzi sono costanti, non oscillano in base al mercato ma rispondono a una logica solidale.

GianLuca non usa fertilizzanti chimici né pesticidi. Coltiva secondo principi di agroecologia e impiega microrganismi effettivi per la concimazione. La biodiversità all’interno dell’azienda permette la nascita di insetti antagonisti naturali, riducendo i rischi da infestazioni. “Mio padre coltivava zucchine e pomodori in monocoltura e spesso subiva danni economici. Io invece cerco un equilibrio, un sistema che si autoregola”, spiega.

Rosolini / La riscoperta del sommacco: tra cucina, storia e innovazione

sommaco sicilianoTra le sue ultime sfide c’è la valorizzazione del sommacco siciliano (Rhus coriaria), pianta un tempo coltivata in tutta l’isola per i suoi usi tintori e officinali. Fino al XIX secolo era la terza coltura della Sicilia per importanza economica. Oggi, GianLuca ne promuove una rinascita agroalimentare.

Dalle sue foglie si ricavavano tannini per la concia delle pelli, ma sono i frutti a interessare oggi la gastronomia. Essiccati e macinati, danno origine a una polvere rossa antiossidante, con alto contenuto di vitamina C, capace di abbassare la glicemia e proteggere l’apparato cardiovascolare. Il sommacco ha un sapore agrumato, leggermente resinoso e un retrogusto acidulo, ideale per insaporire insalate, pesce e carni. È uno degli ingredienti principali della miscela mediorientale za’atar.

Grazie al lavoro di GianLuca, un’azienda di Giarratana ha avviato una coltivazione sperimentale di sommacco, che già nel 2025 porterà sul mercato una spezia 100% siciliana. Secondo Vogue Italia e altre riviste di settore, si tratta di un superfood dalle eccezionali proprietà benefiche, ancora troppo poco conosciuto in Italia ma diffusissimo in Turchia, Libano e Iran.

Rosolini / Educare alla terra: un vivaio che insegna

Durante l’anno, GianLuca organizza laboratori di innesto e di riproduzione della macchia mediterranea, rivolti a studenti, agricoltori e semplici appassionati. Radice Sicula è infatti anche un centro culturale rurale che promuove il sapere agricolo siciliano. Collabora con realtà come L’Arcolaio e Terramatta, e partecipa a progetti di agricoltura sociale e inclusiva.

Non ho scelto un nome a caso – spiega – Radice Sicula vuol dire guardare al futuro con occhi nuovi, recuperando la memoria agricola per costruire una Sicilia più consapevole e sostenibile”.

La Spina Mirko