I giorni di vetro di Nicoletta Verna (Einaudi 2024), è un romanzo che si distingue per intensità emotiva, profondità storica e una scrittura capace di restituire con rara efficacia la complessità dell’animo umano durante uno dei periodi più oscuri della storia italiana: il Ventennio fascista e la Resistenza.
La storia segue due protagoniste femminili, Redenta e Iris, i cui destini si intrecciano in una narrazione che abbraccia gli anni dal 1924, anno della morte di Giacomo Matteotti, fino alla Liberazione.
Redenta, nata proprio il giorno dell’omicidio di Matteotti è colpita dalla poliomielite. E’ costretta a sposare un gerarca fascista soprannominato “Vetro”, uomo brutale e simbolo del potere coercitivo del regime. La sua figura incarna una resistenza silenziosa ma inflessibile alla violenza e all’oppressione.
Iris, dall’altra parte, proviene da una famiglia antifascista ed entra attivamente nella Resistenza, portando sulla pagina il tormento morale di chi combatte il male con le armi ma senza perdere di vista l’umanità.
Nicoletta Verna scrive con una lingua ibrida che fonde l’italiano con il dialetto romagnolo, generando un ritmo narrativo musicale e autentico, che restituisce al lettore la voce profonda del territorio e delle sue ferite. Il romanzo è segnato da una riflessione coraggiosa sulla violenza. Quella del regime, certo, ma anche quella necessaria – e per questo lacerante – che la Resistenza ha dovuto esercitare.
L’autrice si interroga, attraverso le sue protagoniste, su cosa significhi scegliere da che parte stare, a quale costo e con quale coscienza.
Non c’è retorica eroica in queste pagine, ma un’umanità viva, dolente e testarda. Un’umanità capace di scegliere la vita anche quando tutto sembra spingerla verso la rassegnazione o la vendetta.
La scrittura di Verna è affilata, limpida e incisiva, capace di scavare nel dolore senza indulgere nel patetico. Redenta, in particolare, emerge come una figura memorabile. Fragile nel corpo, ma incorruttibile nello spirito, diventa emblema di una forma di resistenza che non ha bisogno di fucili per affermare la propria dignità.
I giorni di vetro è un romanzo che parla del passato ma interroga il presente. E offre uno sguardo lucido e partecipe sulla memoria, sulla giustizia e sulla possibilità di rinascere anche dalle rovine della violenza. Una lettura potente, che lascia il segno e invita a riflettere a lungo dopo aver chiuso l’ultima pagina.
Marcello Proietto
