Il valore affettivo di Nicoletta Verna (Einaudi 2021) è un esordio letterario sorprendente per maturità stilistica e profondità psicologica.
Al centro del romanzo c’è la protagonista Bianca, una giovane donna che vive in una Bologna ovattata e inquieta, ossessionata dalla morte prematura della sorella minore, Irene, scomparsa quando lei era solo un’adolescente.
L’intera vicenda si svolge in uno spazio domestico carico di silenzi, reticenze e memorie rimosse: la casa dei genitori, diventata quasi una reliquia del dolore familiare. Qui Bianca continua a vivere, immobile nel tempo e nelle emozioni, come se la vita si fosse fermata al momento della tragedia.
Il romanzo ruota attorno a una domanda fondamentale: quanto conta il “valore affettivo” di una perdita rispetto al suo valore oggettivo, materiale o narrabile?
Bianca non cerca il conforto del lutto elaborato secondo le regole della società o della psicologia contemporanea. Si rifugia in un’elaborazione intima, quasi ossessiva, che la porta a sviluppare comportamenti compulsivi e a instaurare relazioni ambigue, come quella con un uomo più anziano, con cui ha una relazione fatta più di bisogno che di amore.
Un romanzo sulla perdita
Nicoletta Verna esplora con grande finezza i meccanismi della memoria, il senso di colpa, la repressione emotiva e l’ambiguità dei legami familiari. La sua scrittura è nitida, essenziale, priva di sentimentalismi: ogni parola è scelta con cura, ogni dettaglio contribuisce a creare un’atmosfera sospesa, quasi claustrofobica. Eppure, nella freddezza apparente del racconto, si avverte un dolore profondissimo, che pulsa sotto la superficie.
Bianca è una protagonista difficile da amare ma impossibile da ignorare: è lucida, tagliente, a tratti disturbante, ma anche profondamente vera. La sua voce narrante è potente e destabilizzante, perché non cerca di piacere né di rassicurare, ma solo di dire la verità della sua esperienza.
Il valore affettivo è un romanzo sulla perdita, ma anche sul modo in cui costruiamo la nostra identità a partire dalle ferite. È un libro che mette a disagio, ma che proprio per questo riesce a essere autentico e memorabile. Verna riesce a raccontare il lutto senza retorica, senza pathos e senza soluzioni, lasciando spazio a quella zona grigia in cui si muovono molte esistenze segnate dal dolore.
Un esordio che sorprende per maturità e precisione, e che promette una voce narrativa tra le più interessanti del panorama letterario italiano contemporaneo.
Marcello Proietto
